Cosa comporta la Trombocitemia essenziale in gravidanza?

Alberta Mascherpa A cura di Alberta Mascherpa Pubblicato il 16/09/2022 Aggiornato il 16/09/2022

Questa malattia può mettere a rischio la gravidanza. Ecco perché le donne con trombocitemia essenziale devono essere monitorate con attenzione prime durante l’attesa. Tutto quello che c’è da sapere

donna in gravidanza da medico

La trombocitemia essenziale colpisce in genere le donne attorno ai 60 anni. Può interessare, però, anche le più giovani. Il 20% delle donne colpite ha infatti meno di 41 anni. La trombocitemia può poi diventare un problema molto serio se si mette in conto una gravidanza, che è possibile a patto di seguire un percorso ben monitorato.

Che cosa è la trombocitemia?

La trombocitemia essenziale è una malattia cronica che colpisce il midollo osseo, il tessuto che si trova all’interno delle ossa e da cui parte la produzione delle cellule del sangue. Le cause non sono ancora note, ma grazie alla ricerca scientifica è stato possibile individuare tre alterazioni del Dna presenti nell’80-90% delle persone affette da questo tumore del sangue.

La più comune è una mutazione del gene Jak2  coinvolto nella produzione delle cellule del sangue. La presenza di queste mutazioni non è sufficiente per dare la diagnosi di trombocitemia essenziale, perché possono essere presenti anche in pazienti colpiti da altre patologie croniche. La loro presenza permette di escludere le forme secondarie di trombocitemia e di comprendere meglio il rischio di trombosi e di progressione della patologia.

Quali sono i sintomi della trombocitemia essenziale?

I sintomi più comuni sono da riferirsi alla circolazione dei piccoli vasi sanguigni come formicolii, prurito e cambiamenti nella sensibilità di piedi e mani, fischi e ronzii nelle orecchie, lampi e visione offuscata, vertigini e mal di testa. È possibile anche avere delle perdite di sangue dal naso, dalle gengive o nel tratto gastrointestinale a causa dell’aumento eccessivo di piastrine nel sangue.

Nelle persone colpite da trombocitemia essenziale si verifica, infatti, un aumento di queste cellule: in condizioni di normalità sono necessarie per fermare il sanguinamento in caso di traumi o ferite, ma quando sono in eccesso possono causare la formazione di trombi (cioè coaguli) nei vasi sanguigni, con conseguente rischio di ostruzioni. I pazienti con trombocitemia essenziale sono quindi soggetti a maggiori rischi di complicanze tromboemboliche.

Cosa succede in gravidanza?

È documentato che le donne con trombocitemia essenziale corrono maggiori rischi rispetto alla popolazione generale di andare incontro ad aborto nel primo trimestre di gravidanza. Questo succede per lo più a causa di infarti multipli a livello placentare. La relativa rarità di gravidanze in donne con questa patologia rende difficile avviare studi controllati e prospettici. A oggi le uniche fonti di informazioni sulle donne con trombocitemia essenziale in gravidanza sono quelle che si riescono a trarre da studi retrospettivi.

Come non correre rischi in gravidanza?

Per le donne che soffrono di trombocitemia essenziale la gravidanza è sì un percorso possibile, ma richiede attenzione e monitoraggio. Va quindi programmata e seguita attentamente dall’ematologo di riferimento, oltre che dal ginecologo, per il rischio di complicanze. A seconda della presenza di altri fattori di rischio, il team valuterà la situazione e prescriverà, se necessario, una terapia farmacologica così da minimizzare i problemi e aumentare le possibilità di portare a termine normalmente la gravidanza.

 

 

 
 
 

In sintesi

Cosa succede con la trombocitemia?

Si chiama trombocitemia essenziale ed è una delle cosiddette malattie mieloproliferative croniche. È una malattia delle cellule staminali del midollo osseo che porta a una produzione eccessiva di piastrine circolanti nel sangue e si caratterizza per un notevole aumento del rischio di trombosi. 

La trombocitemia essenziale può essere pericolosa in gravidanza?

Sì perché può aumentare il rischio di infarti multipli a livello della placenta e quindi di aborto nei primi tre mesi di gravidanza. La malattia può essere pericolosa quindi per il feto mentre paiono non esserci attualmente evidenze per quanto riguarda la salute della donna.

 

Fonti / Bibliografia

  • A firma Humanitas un nuovo studio sulle patologie mieloproliferative - HumanitasÈ a firma Humanitas lo studio pubblicato su Stem Cell Report sulle malattie mieloproliferative croniche: una Ricerca che si è focalizzata sulla presenza nelle cellule del sangue e del midollo osseo della mutazione V617F nel gene JAK2. Lo studio è stato condotto dall’équipe della dottoressa Francesca Ficara, composta da specialisti di Humanitas e di altri […]
  • Piastrine (conteggio) - HumanitasCosa sono le piastrine e perché si esegue il test per quantificare il valore di piastrine nel sangue? Le piastrine, o trombociti, sono piccoli frammenti di cellule che vivono circa 10 giorni e sono presenti per il 70% nel sangue in circolo, e per il 30% nella milza.Insieme agli enzimi della coagulazione svolgono un ruolo […]

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