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L’utero retroverso è una condizione anatomica per la quale quest’organo si presenta inclinato all’indietro, verso la colonna vertebrale. Solitamente non causa sintomi particolari e non interferisce con la fecondazione e la gravidanza.
Nel caso in cui sia dovuto a malattie come l’endometriosi oppure alla presenza di fibromi uterini, che causano questo “spostamento all’indietro”, possono comparire dolori mestruali, flusso abbondante e dispareunia, ossia dolore durante i rapporti sessuali.
Negli altri casi, l’utero retroverso è una condizione congenita che non richiede cure o trattamenti perché non espone a rischi di alcun tipo.
Le cause
L’utero è un organo muscolare e mucoso dell’apparato riproduttivo femminile posizionato nella parte bassa della pelvi. Ha la forma di una pera rovesciata ed è costituito dal collo (o cervice uterina) che è la parte sottile, e dal corpo, la parte tondeggiante. Solitamente, il corpo dell’utero è reclinato in avanti, verso la parete addominale e la vescica. In circa una donna su venti si presenta invece inclinato all’indietro, verso la colonna vertebrale. Si parla allora di utero retroverso o retroflesso.
Nella maggior parte dei casi, l’origine è congenita, in questo caso si tratta di utero retroverso primario: in altre parole, dalla nascita la donna ha questa particolare conformazione.
In altri casi, si parla di utero retroverso secondario o acquisito, ossia compare in seguito ad alcune condizioni che causano un indebolimento del tessuto uterino. Queste sono:
- endometriosi, una malattia che consiste nella crescita eccessiva di endometrio (il tessuto che riveste internamente l’utero) al di fuori dell’utero stesso, quindi anche su tube, ovaie e in altri organi pelvici
- fibromi, formazioni benigne che compaiono sul miometrio, il tessuto connettivo della parete muscolare dell’utero. Non sono pericolosi ma possono causare fastidio, senso di pesantezza pelvica e a volte impedire lo sviluppo dell’embrione nell’utero
- interventi chirurgici sull’utero, per l’asportazione di formazioni benigne o maligne
- infezioni non ben curate, per esempio vaginosi e vaginiti trascurate che possono risalire in utero e causare infiammazione
- parti numerosi o difficoltosi, che causano indebolimento dei muscoli pelvici.
Anche forme tumorali alla cervice o al corpo dell’utero possono causare utero retroverso secondario.
Sintomi
L’utero retroverso non causa solitamente disturbi, anche se a volte possono comparire fastidi soprattutto quando la conformazione è causata da uno dei disturbi descritti. Possono quindi manifestarsi:
- mestruazioni dolorose (una condizione detta dismenorrea) soprattutto se c’è endometriosi
- dolore durante i rapporti sessuali (ossia dispareunia)
- sensazione di peso al basso ventre
- difficoltà di evacuazione con sensazione di pancia gonfia
- problemi della minzione, con difficoltà di svuotamento della vescica
In questi casi è importante rivolgersi al ginecologo per gli opportuni accertamenti, anche per escludere o accertare problemi concomitanti (come i fibromi e l’endometriosi) che devono essere trattati nel modo opportuno.
Come si arriva alla diagnosi
Una visita ginecologica tradizionale non sempre è in grado di giungere alla diagnosi, quindi la donna apprende di avere questa conformazione in occasione di esami più approfonditi (per esempio l’ecografia transvaginale o addominale) eseguiti per appurare la natura dei disturbi che possono essere connessi con la presenza di utero retroverso. La diagnosi si ottiene con:
- la visita ginecologica bimanuale, ossia quando il medico impiega entrambe le mani, introducendo in vagina due dita di una mano e tastando delicatamente l’addome con l’altra.
- L’ecografia transvaginale, che prevede l’introduzione in vagina della sonda ecografica. Gli ultrasuoni visualizzano con precisione l’utero e le ovaie, permettendo di accertare la posizione retroversa dell’utero stesso e di verificare o escludere la presenza di problemi associati, soprattutto di fibromi.
Non sempre l’ecografia riesce a individuare invece la presenza di endometriosi, una malattia complessa che richiede spesso indagini più approfondite, per esempio la risonanza magnetica.
Cosa succede in gravidanza
Avere l’utero retroverso non causa particolari problemi alla gravidanza: il feto cresce e si sviluppa regolarmente, non aumenta il rischio di aborto e anche il parto avviene normalmente. L’eventuale necessità di cesareo non è legata alla posizione dell’utero, ma ad altre situazioni, per esempio la posizione podalica del feto a termine.
Nei primi periodi della gravidanza, le donne con utero retroverso possono avvertire un lieve senso di pesantezza pelvica e avere problemi di stipsi e difficoltà di evacuazione.
Infatti l’utero, già retroverso, inizia a ingrossarsi per il peso del feto ed esercita pressione sull’intestino. Con il passare del tempo, verso la 14a–15a settimana il feto cresce e questo fa assumere all’utero una posizione corretta, quindi i fastidi si attenuano. Circa tre mesi dopo il parto, l’utero torna alle sue dimensioni originarie e recupera la sua posizione retroversa.
Posizioni per rimanere incinta con l’utero retroverso
Avere l’utero retroverso non comporta problemi nel concepimento del bambino.
Di conseguenza non è necessario assumere particolari posizioni durante il rapporto sessuale per favorire l’incontro tra ovocita e spermatozoi. I partner devono essere consapevoli di questo e vivere quindi la sessualità in modo spontaneo, in serenità. Il ginecologo è sempre il più importante punto di riferimento anche per fornire rassicurazioni.
Se il concepimento tarda ad avvenire, è necessario procedere con altre analisi, ma la causa non è questa conformazione dell’utero. I problemi possono essere diversi, dalla presenza di endometriosi a problemi ormonali della donna, fino ad alterazioni del liquido seminale maschile. Gli opportuni accertamenti potranno aiutare a far luce sul problema.
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In breve
L’utero retroverso è una condizione abbastanza frequente, in cui quest’organo è inclinato verso la colonna vertebrale. Non causa problemi o difficoltà di concepimento, a meno che non siano presenti altri disturbi. Viene diagnosticato con ecografia transvaginale.
Fonti / Bibliografia
- Visita ginecologica | Policlinico SantOrsolaL’esame obiettivo ginecologico è una procedura diagnostica che consente di valutare le condizioni dei genitali femminili. Prevede l’esecuzione di un’approfondita anamnesi e, successivamente l’esplorazione manuale della vagina e l’esaminazione delle mammelle. L’anamnesi consiste nella raccolta e nell’analisi dei sintomi riportati dalla paziente. In sostanza il medico chiede di descrivere il problema in tutti i suoi aspetti e pone alcune domande di approfondimento. A volte i quesiti possono riguardare le caratteristiche del ciclo mestruale (ad esempio regolarità, durata, data di inizio, flusso ematico, eventuali fastidi), di eventuali gravidanze precedenti e della vita sessuale (uso dei contraccettivi, frequenza dei rapporti, e così via). In alcuni casi, inoltre, è necessario prendere in esame la storia clinica della paziente e dei suoi familiari. È pertanto consigliabile prepararsi per tempo, eventualmente annotando i sintomi su un foglio di carta in modo da garantire una descrizione il...

