Vaiolo delle scimmie in gravidanza, quali rischi si corrono?

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo Pubblicato il 08/11/2022 Aggiornato il 16/11/2022

È possibile contrarre il vaiolo delle scimmie in gravidanza, con conseguenze pesanti per il feto. Il contagio è raro ma è bene fare attenzione. Ecco tutto quello che è importante sapere

cosa succede con il vaiolo delle scimmie in gravidanza


Il vaiolo delle scimmie è una malattia che passa da alcuni primati all’uomo, causando eruzioni cutanee e malessere. Di recente, l’infezione si è diffusa al di fuori dell’Africa, in Europa e in America. È sicuro che possa essere contratta anche durante la gestazione, con un elevato rischio per il benessere del feto. Per questo motivo è importante difendersi dal vaiolo delle scimmie in gravidanza.

Come si prende il vaiolo delle scimmie in gravidanza?

Contrarre il vaiolo delle scimmie in gravidanza è un’eventualità piuttosto rara, che però può verificarsi. Lo hanno potuto constatare alcuni medici nelle zone dell’Africa in cui la malattia è maggiormente presente. Almeno un caso di infezione durante la gestazione si è verificato anche negli Usa. La trasmissione avviene di solito attraverso i rapporti sessuali  e per l’uso promiscuo di oggetti personali contaminati. Dai dati disponibili, sembra che gli uomini corrano un rischio maggiore rispetto alle donne. Il sesso femminile sembrerebbe essere maggiormente protetto, per ragioni che la scienza sta ancora indagando. La donna in attesa tuttavia è maggiormente suscettibile alle infezioni per un naturale abbassamento del sistema di difesa naturale. Inoltre, il virus del vaiolo delle scimmie è caratterizzato da meccanismi genetici che lo rendono in grado di superare la placenta, raggiungendo il bambino in via di formazione. 

Che rischio corre la donna in gravidanza a causa del vaiolo delle scimmie?

Il vaiolo delle scimmie in gravidanza per la donna assume un decorso simile a quelli di altre malattie esantematiche. Oltre a febbre, compaiono malessere generalizzato, brividi, cefalea, dolori osteo-muscolari e ingrossamento dei linfonodi. Alcuni giorni dopo, fanno la loro comparsa le pustole, simili a quelle della varicella. Le complicanze neurologiche o polmonari sono rare. Il vaiolo delle scimmie rappresenta un pericolo soprattutto per il feto. Infatti, il monkeypox virus responsabile della malattia, dopo aver contagiato la futura madre, può attraversare la barriera placentare e raggiungere il bambino. In questi casi, si comporta come altre malattie esantematiche, per esempio la varicella e la rosolia. I germi portatori di queste malattie, superando la barriera protettiva della placenta, possono creare danni di varia entità a vista, udito, sistema nervoso. In alcuni casi possono anche esporre ad aborto o a morte perinatale.

Come è possibile difendersi dalla malattia?

Nelle Regioni italiane è disponibile il vaccino contro il vaiolo delle scimmie, consigliato ad alcune categorie a rischio di età superiore ai 18 anni. Una parte abbastanza ampia della popolazione è difesa dal vaccino contro il vaiolo umano, praticato nel nostro paese fino al 1980. Per le donne in gravidanza, la comunità scientifica non ha ancora raggiunto una posizione precisa in merito al vaccino. Secondo alcuni andrebbe evitato, per altri è opportuno discuterne con il medico e il ginecologo. Sicuramente è essenziale seguire alcune strategie di prevenzione, evitando, per esempio, di entrare in contatto con persone che potrebbero esserne affette e utilizzando oggetti per l’igiene in modo strettamente personale. È bene anche lavarsi con cura le mani.

Come comportarsi se ci si ammala di vaiolo delle scimmie in gravidanza?

Gli esperti, come è stato detto, assicurano che si tratta di un’eventualità abbastanza rara. Se succede, la donna deve restare a riposo cercando di alleviare i sintomi della malattia e ovviamente segnalando il caso. Per il bambino, è necessario un controllo medico serrato, eseguendo ecografie per accertarsi che il feto stia crescendo regolarmente, la placenta sia sana e integra, il battito cardiaco del feto sia regolare e il liquido amniotico sia limpido e in giusta quantità. Sono tutti segnali che fanno pensare che il bambino stia bene. Una volta che la malattia della mamma si risolve, anche i rischi per il bambino dovrebbero diminuire, ma è opportuno restare sotto sorveglianza medica. Se al momento del parto sono ancora presenti eruzioni cutanee collegabili alla malattia, è opportuno eseguire il cesareo per evitare che il neonato si infetti durante il passaggio nel canale vaginale.

 

 
 
 

In sintesi

È possibile allattare se si è contratto il vaiolo delle scimmie?

Gli esperti sconsigliano l’allattamento se la donna ha contratto il vaiolo delle scimmie. Infatti il contagio può avvenire sia attraverso la cute della donna sia attraverso il latte stesso. In questo periodo tuttavia la donna può tirare il latte per mantenere attiva la ghiandola mammaria: una volta che è perfettamente guarita, può attaccare di nuovo il figlio al seno.

È opportuno che le donne in età fertile si sottopongano al vaccino?

Al momento il vaccino è suggerito solo ad alcune categorie a rischio, ossia le persone che hanno rapporti sessuali multipli e a rischio. Non viene eseguito su larga scala come forma di prevenzione. Per qualsiasi dubbio si può parlarne con il proprio medico o con il ginecologo.

 

Fonti / Bibliografia

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