Visite in gravidanza e cesarei: in Italia si esagera!

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 12/05/2017 Aggiornato il 12/05/2017

I dati del ministero della Salute rivelano che le mamme, sempre più anziane, tendono a medicalizzare troppo i nove mesi e il parto: è boom di visite in gravidanza e cesarei

Visite in gravidanza e cesarei: in Italia si esagera!

Troppe visite in gravidanza e cesarei in Italia, secondo il Rapporto annuale sull’evento nascita, realizzato dal ministero della Salute in base ai dati rilevati nel 2014 dal Certificato di assistenza al parto.

Mamme più anziane e troppi punti nascita

Il ricorso al taglio cesareo continua a essere alto: la media nazionale è del 35%, con i picchi maggiori nelle case di cura accreditate (53,6%, contro il 32,6% degli ospedali pubblici). Tra i motivi principali di questo aumento c’è l’età sempre più tardiva della maternità. Oggi infatti l’età media delle madri italiane è di 33 anni, ma aumentano le donne che si avviano alla maternità intorno ai 40 anni. Si amplia così la gamma di donne esposte a malattie come endometriosi e fibromi uterini, ma anche problemi di fertilità, che spesso impongono il ricorso alla procreazione medico assistita. Il secondo motivo: l’eccessiva parcellizzazione dei punti nascita. Anche se più di 6 nascite su 10 avvengono in strutture dove si fanno almeno 1.000 parti l’anno, rimane un 7,5% di parti in centri dove se ne eseguono meno di 500: circa il 30% del totale, localizzati soprattutto nell’Italia centrale e meridionale.

Come intervenire

Per evitare troppe visite in gravidanza e cesarei in Italia sono state individuate alcune contromisure da attuare a livello nazionale: ridurre i punti nascita con numero di parti inferiore a mille, aumentare l’informazione alle mamme sulle procedure per il controllo del dolore da travaglio e da parto, garantire l’accesso all’analgesia epidurale a tutte le donne che ne fanno richiesta.

Tante ecografie

Il rapporto che rivela che ci sono troppe visite in gravidanza e cesarei in Itali. Si fanno più di 4 visite in 9 mesi nell’87% dei casi: nel 73,3% dei casi si eseguono più delle 3 ecografie raccomandate. La media nazionale è di 5,4 ecografie, con il picco di 7 nella Basilicata e il minimo del Piemonte (3,8). Tra gli esami di diagnosi prenatale invasivi, la più usata è l’amniocentesi (9,2%), seguita dalla villocentesi (4%), procedure standard per la diagnosi prenatale, in grado di dire con certezza se un feto presenta anomalie nella struttura o nel numero dei cromosomi. 

 

 

 
 
 

Lo sapevi che?

Secondo i dati del Ministero, il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita avviene per 1,71 gravidanza su 100. Il primato di parti derivanti da queste tecniche spetta alla Lombardia (2.452), seguita da Emilia Romagna (799) e Piemonte (793).

 

 

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