Gli acari e le allergie respiratorie

Redazione A cura di “La Redazione”

Gli acari della polvere sono tra i responsabili più comuni delle reazioni allergiche nel bambino. Ne esistono 3.000 specie

Parto cesareo: predispone i bambini alle allergie

Non solo l’acaro intero, ma anche le sue parti (per esempio, le particelle fecali e i prodotti di degradazione del corpo, le exuvie) sono in grado di sensibilizzare e di scatenare i disturbi allergici.

Non basta, perciò, eliminare l’acaro per annullare il rischio dell’allergia. Un acaro morto, infatti, non è meno allergizzante di uno vivo, cioè le sostanze allergizzanti restano comunque presenti.

Oltretutto proprio le particelle più piccole sono quelle più pericolose. Queste micro-particelle, infatti, si mescolano con la polvere e alloggiano soprattutto nei materassi e nei cuscini, nei tappeti, nella moquette e nei peluche. Penetrano in profondità nell’apparato respiratorio, attraverso il naso e la gola, e possono provocare una malattia allergica nei bambini predisposti. L’allergia agli acari si manifesta, di solito, precocemente. Infatti, rispetto agli altri allergeni (come, per esempio, i pollini), è possibile riscontrare i disturbi allergici anche nei bambini molto piccoli. Si tratta di una delle malattie allergiche più diffuse e fastidiose, in quanto può provocare nel piccolo l’asma bronchiale. È possibile, però, evitare che il bimbo sviluppi questo disturbo. Per questo occorre seguire alcune precise norme igieniche e adottare qualche accorgimento in più.

Il periodo più a rischio

Il rischio di allergia all’acaro è presente tutto l’anno, a differenza di altri tipi di allergia, come quella ai pollini, che si manifesta solo in corrispidenza del periodo della fioritura. I pericoli però aumentano in inverno, proprio perché in questa stagione si tende ad arieggiare di meno i locali e quindi a favorire la proliferazione degli acari nei tappeti, tra le coperte, nella moquette, nei materassi e nei cuscini. Per il bambino, il sonno è il momento più critico della giornata. È, infatti, nelle ore della nanna, quando è nel lettino con la testa a contatto con il cuscino, che è maggiormente esposto all’acaro.

Il comportamento da tenere

Se il bambino è predisposto all’allergia non è possibile evitarla in assoluto. Si tratta, infatti, di un disturbo geneticamente determinato e la sua manifestazione è imprevedibile. È possibile, però, cercare di “fare prevenzione”, di ritardare, cioè, il più possibile il contatto del piccolo con l’allergene, in modo da dare tempo al suo sistema immunitario di sviluppare le difese necessarie. In particolare bisogna seguire queste precauzioni:

  • lavare lenzuola e federe ogni settimana a una temperatura di almeno 60 gradi (a temperature più basse gli acari non muoiono);
  • lavare copricuscini e coprimaterassi ogni due-tre mesi ad almeno 60 gradi.
  • evitare l’uso di tappeti e moquette o almeno sceglierli a pelo raso, più facili da pulire;
  • evitare tappezzerie e tendaggi pesanti, dove gli acari possono annidarsi;
  • usare aspirapolvere con filtri speciali che impediscano la diffusione degli allergeni nell’aria. L’utilizzo di prodotti anti-acaro non è, infatti, sufficiente: le schiume, per esempio, uccidono gli acari ma non eliminano i residui, altrettanto allergizzanti;
  • cercare di mantenere un basso tasso di umidità nell’ambiente: il caldo-umido rappresenta l’habitat ideale per gli acari;
  • ventilare con frequenza i locali;
  • utilizzare un panno umido per le pulizie, che non disperda gli allergeni nell’ambiente;
  • usare coprimaterassi e copricuscini ipoallergenici. Si tratta di biancheria realizzata con speciali tessuti, la cui trama, più o meno fitta, ha la capacità di trattenere le particelle che veicolano l’allergene.

Pubblicato il 19.1.2015 Aggiornato il 27.1.2015
Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Le domande della settimana

Latti vegetali: si possono dare a un bimbo di 12 mesi in alternativa al latte vaccino?

23/02/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Leo Venturelli

I latti vegetali, quelli che si trovano negli scaffali del supermercato, a base per esempio di avena o soia o cocco, hanno composizione e calorie non in linea con le raccomandazioni delle società scientifiche, quindi non vanno bene per i bambini piccoli.  »

Stipsi in gravidanza: si può usare la magnesia?

23/02/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

La magnesia si può utilizzare occasionalmente in caso di stitichezza conclamata, tenendo comunque presente che in gravidanza l'attività intestinale rallenta e che, se le feci non sono particolarmente dure, si può anche attendere l'evacuazione spontanea, magari aiutandosi con un microclisma.   »

Betabloccanti: si possono assumere in gravidanza?

23/02/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

I beta-bloccanti andrebbero sospesi entro la 12^ settimana di gravidanza e non perché causino malformazioni, ma in quanto possono interferire sui meccanismi grazie a cui il feto si adatta all'ipossia senza correre rischi.   »

Menopausa: quali alimenti per l’energia e il buon umore?

16/02/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Rosa Lenoci

Una corretta alimentazione può davvero rivelarsi preziosa per stare globalmente bene anche in menopausa. In realtà tutti i consigli dietetici utili dopo il termine dell'età fertile sono preziosi in qualunque periodo della vita.   »

Fai la tua domanda agli specialisti