Allergie ai pollini: stagioni più lunghe e sintomi peggiori

Miriam Cesta A cura di Miriam Cesta Pubblicato il 16/03/2021 Aggiornato il 16/03/2021

Le allergie ai pollini oggi durano di più e si manifestano in modo più severo. Sotto accusa il cambiamento climatico indotto dall'uomo

Allergie ai pollini: stagioni più lunghe e sintomi peggiori

Inizia ben 20 giorni prima e termina 10 giorni dopo: le stagioni dei pollini di oggi durano di più rispetto a 30 anni fa e presentano il 21% in più di polline disperso nell’aria, acuendo i disagi per chi soffre di allergie ai pollini. A sostenerlo è uno studio pubblicato sulle pagine della rivista Proceedings of the National Academy of Sciences da un gruppo di ricercatori guidati da William Anderegg della University of Utah School of Biological Sciences (Stati Uniti), secondo cui i cambiamenti climatici causati dall’uomo giocano un ruolo significativo nell’allungamento della stagione dei pollini e un ruolo parziale nell’aumento della quantità di polline disperso nell’aria. Un problema, quello delle allergie ai pollini, che nel nostro Paese si stima riguardi circa 10 milioni di persone.

Il ruolo dei cambiamenti climatici

Sebbene studi precedenti condotti su piccola scala, in serra o in singole località, avessero già evidenziato che segni distintivi del cambiamento climatico indotto dall’uomo (come l’aumento della temperatura e della presenza di anidride carbonica nell’atmosfera) potessero causare una maggiore produzione di polline legata all’aumento delle temperature, nessuna ricerca aveva finora esaminato il comportamento dei pollini su scala continentale o calcolato se il cambiamento climatico potesse risultare coinvolto in questo meccanismo.

Uno studio lungo 30 anni

I ricercatori sono giunti alle loro conclusioni misurando la presenza di pollini e muffe nell’aria per quasi trent’anni, tra il 1990 e il 2018, attraverso il monitoraggio effettuato da 60 stazioni di rilevamento distribuite tra Stati Uniti e Canada. Dai dati raccolti è emerso che le quantità di polline a livello nazionale siano aumentate di circa il 21% durante il periodo di studio, rilevando in particolare maggiore produzione di pollini da parte degli alberi rispetto ad altre piante. “Un certo numero di studi su piccola scala avevano già indicato forti legami tra temperatura e polline – spiega Anderegg -. Questo studio rivela la medesima connessione ma su scala continentale, e collega esplicitamente le tendenze del polline al cambiamento climatico causato dall’uomo. Il forte legame rilevato tra il clima più caldo e le stagioni dei pollini – conclude Anderegg – fornisce un chiaro esempio di come il cambiamento climatico stia già influenzando la salute delle persone negli Stati Uniti”.

 

 

 
 
 

Da sapere!

Le allergie ai pollini possono manifestarsi in modi molto differenti da soggetto a soggetto, e sebbene in alcuni casi possano rappresentare poco più che un leggero fastidio in molti altri è invece un disturbo da non sottovalutare che va adeguatamente indagato perché può impattare anche seriamente sulla salute respiratoria.

 

Fonti / Bibliografia

  • Anthropogenic climate change is worsening North American pollen seasons | PNASHuman-caused climate change could impact respiratory health, including asthma and allergies, through temperature-driven increases in airborne pollen, but the long-term continental pollen trends and role of climate change in pollen patterns are not well-understood. We measure pollen trends across North America from 1990 to 2018 and find increases in pollen concentrations and longer pollen seasons. We use an ensemble of climate models to test the role of climate change and find that it is the dominant driver of changes in pollen season length and a significant contributor to increasing pollen concentrations. Our results indicate that human-caused climate change has already worsened North American pollen seasons, and climate-driven pollen trends are likely to further exacerbate respiratory health impacts in coming decades.Data access can be requested from the National Allergy Bureau: <https://www.aaaai.org/Aaaai/media/MediaLibrary/PDF%20Documents/NAB/NAB-Data-Release-Guidelines-Final...
Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Gli Specialisti rispondono
Le domande della settimana

E’ gemellare la mia gravidanza?

29/11/2021 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Arianna Prada

Per sapere se la gravidanza è gemellare nonché per capire se, eventualmente, è in evoluzione favorevole è necessario attendere che il tempo trascorra. Continuare a sottoporsi a controlli troppo presto non serve a ottenere risposte (ma ad aumentare l'ansia sì).   »

Pancione: quali traumi (urti, colpi, pressioni) possono danneggiare il bambino?

22/11/2021 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

Qualsiasi trauma addominale che provoca dolore deve essere sottoposto velocemente all'attenzione di un medico del pronto soccorso ostetrico.   »

Bimbo “atopico”: quali accorgimenti per controllare l’eczema?

22/11/2021 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Floria Bertolini

La detrmatite atopica è una malattia cronica che va trattata con i farmaci (in particolare, creme cortisoniche) e controllata mettendo in pratica alcune strategie relative allo stile di vita.  »

Feto con un ventricolo cerebrale lievemente più grande

22/11/2021 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Carlo Efisio Marras

Se le dimensioni dei ventricoli cerebrali sono maggiori dell'atteso, ma non superiori ai quelle ritenute normali non si è autorizzati a pensare a una patologia.   »

Fai la tua domanda agli specialisti