Allergie alimentari: non sottovalutare quelle ai vegetali

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 13/12/2017 Aggiornato il 13/12/2017

Cause genetiche, ma non solo, sarebbero all’origine delle allergie alimentari provocate da frutta, frutta secca e legumi. Da non confondere con le intolleranze

Allergie alimentari: non sottovalutare quelle ai vegetali

In Italia sono frequenti le allergie alimentari a molti vegetali e non solo ai prodotti della pesca. È quanto emerso nel corso dell’ultimo congresso dell’Aaiito (Associazione allergologi e immunologici italiani territoriali e ospedalieri). Gli allergologi hanno, infatti, dimostrato che dietro un’allergia a pesce e crostacei è provocata da reazioni avverse a una famiglia di proteine pressoché onnipresenti in frutta e verdura.

Crociata o primaria

Per allergie alimentare si intendono reazioni avverse all’esposizione di un determinato alimento, per contatto o ingestione, che attivano la risposta del sistema immunitario. In molti casi questo tipo di allergia è conseguente alla reattività crociata tra alcuni allergeni pollinici e proteine presenti negli alimenti vegetali. In altri casi, invece, le allergie alimentari sono primarie. Tra queste spiccano quelle agli alimenti vegetali che nell’insieme registrano in Italia una prevalenza del 72% (frutta, frutta secca, legumi), seguite da crostacei (13%), pesce (4%), uova e latte (3% ciascuno), cereali (2%) e carne (1%).

Cause ancora incerte

In particolare, nell’Italia Meridionale le allergie ai prodotti della pesca raggiungono una prevalenza del 9,5%. La sensibilizzazione avviene verso le proteine di trasporto dei lipidi (Ltp) contenute non solo in pesce e crostacei, ma anche nella maggior parte dei vegetali. Le cause non sono ancora del tutto definite. Sicuramente vi è una predisposizione genetica, ma anche specifici fenomeni ambientali, come l’esposizione a specifici aero-allergeni e il contatto o l’inalazione di particelle della peluria dei prodotti della pesca. Le proteine Ltp sono resistenti al calore e alla digestione, per cui si tratta di un allergene in grado di raggiungere il tubo digerente in forma immodificata causando reazioni severe, fino allo shock anafilattico. Al momento in Italia non c’è una cura per le allergie alimentari, mentre in Spagna esiste un vaccino orale che desensibilizzerebbe, almeno in parte, i pazienti allergici. Pertanto, l’unica terapia è la dieta da esclusione, che consiste nell’eliminare gli alimenti che contengono queste proteine, che nel corso della vita potrebbero anche progressivamente aumentare.

Attenzione anche ai panallergeni

La sensibilizzazione alle proteine Ltp si può estendere dai prodotti della pesca alle altre rosacee come albicocca, prugna, ciliegia, mela, pera, noce, nocciola, arachide, riso, mais e altri vegetali botanicamente non correlati. Queste possono essere considerate dei panallergeni.

Non confondere allergia e intollerenza

È importante, infime, non confondere l’allergia ai latticini con l’intolleranza al lattosio: la prima si verifica in genere nei bambini e nella maggioranza dei casi tende a scomparire presto, mentre la seconda provoca dei disturbi gastrointestinali che possono essere facilmente risolvibili eliminando dalla dieta gli alimenti che contengono il lattosio, oppure assumendo un supplemento dell’enzima lattasi.

 
 
 

Da sapere!

L’enzima lattasi è una proteina presente nel nostro intestino che permette la digestione del lattosio in due zuccheri semplici: glucosio e galattosio. Se manca si verifica l’intolleranza al lattosio.

 

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Gli Specialisti rispondono
Le domande della settimana

Ragazzina di 12 anni con problemi di comportamento

04/05/2021 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Angela Raimo

I 12 anni possono essere un'età complicata, ma la pazienza unita a un ascolto attento e affettuoso possono aiutare a fronteggiarli senza troppi scossoni.   »

Fibromi in gravidanza: sono pericolosi?

02/05/2021 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

I fibromi in sé non costituiscono un pericolo per il bambino in utero, tuttavia è importante tenerli monitorati.  »

Embrione che non si vede alla quinta settimana

16/04/2021 Gli Specialisti Rispondono di Professoressa Anna Maria Marconi

Fare un'ecografia troppo presto (prima della settima settimana) non serve a nulla e, in più, è causa di grandi spaventi che ci si potrebbe risparmiare se solo si avesse un po' di pazienza.  »

Fai la tua domanda agli specialisti