Allergie: non sempre passano dai genitori ai figli

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 15/12/2016 Aggiornato il 15/12/2016

L’ereditarietà è un fattore rilevante nello sviluppo delle allergie ma non è una legge uguale per tutti: ad alcuni capita ad altri no. Ecco perché

Allergie: non sempre passano dai genitori ai figli

Si è sempre pensato che le allergie fossero ereditarie, ma è stato dimostrato che non c’è sempre un legame tra l’allergia dei genitori e quella dei figli.

L’allergia alimentare

Se il bambino soffre di un’allergia alimentare, per esempio, non è detto che ne soffrano anche i genitori. È quanto afferma uno studio pubblicato sulla rivista Annals of allergy, asthma and immunology dai ricercatori dell’American college of allergy, asthma and immunology (Acaai), secondo cui fra i genitori convinti di essere allergici, soltanto il 28% è effettivamente risultato positivo ai test.  Lo studio ha coinvolto 2.477 genitori di bambini che soffrivano di un’allergia alimentare, sottoposti  agli esami allergologi. Il 13,7% del campione, aveva dichiarato di essere allergico a uno o più alimenti. Ma, a conclusione della ricerca, è emerso che soltanto il 28% delle persone che pensavano di essere allergiche lo erano veramente. 

Una reazione non  è allergia

“Rispetto alla popolazione generale, i genitori dei bambini affetti da allergie alimentari si sottopongono in misura maggiore agli esami del sangue e ai test allergologici cutanei – spiega l’allergologa Melanie Makhija, membro di Acaai e autrice dello studio -. Ma su 2.477 genitori, solo il 28% di coloro che affermavano di soffrire di un’allergia alimentare in realtà sono risultati positivi. Questo indica che le persone non hanno effettuato i test e hanno solo ipotizzato di essere allergiche, perché in precedenza avevano sperimentato una reazione a un alimento, o che i test eseguiti non erano adeguati e in realtà questi soggetti non soffrono di alcuna allergia. I test allergologici, compresi gli esami del sangue e il prick test, non sono sempre affidabili, ci sono molti falsi positivi”.

Più affidabili i test di provocazione orale

Sono la sensibilità particolare e la predisposizione dell’organismo a cedere agli attacchi allergici, secondo gli esperti Acaai, ma essere sensibilizzati a un determinato allergene non significa essere allergici. Il test di provocazione orale sarebbe, per gli esperti, il metodo più sicuro per individuare le allergie alimentari  rispetto agli esami del sangue e al prick test.

Molti falsi positivi

“Abbiamo osservato che i risultati positivi nei test erano più diffusi fra i genitori dei bambini affetti da allergie alimentari, ma i valori rilevati erano, in realtà, piuttosto bassi –  conferma l’allergologa Rachel Robison, che ha partecipato alla ricerca -. I risultati positivi ai test allergologici che hanno punteggi bassi hanno più probabilità di rivelarsi falsi positivi. Questo sottolinea l’importanza di una corretta valutazione di qualsiasi tipo di allergia, ma soprattutto di quelle alimentari. Durante lo studio abbiamo anche fatto una scoperta interessante: abbiamo notato che tra i genitori che hanno riferito di non soffrire di allergie alimentari, il 14% è risultato positivo ai test per l’allergia alle arachidi e al sesamo”.

 

 

 

 
 
 

da sapere!

Allo sviluppo delle allergie possono concorrere diversi fattori ambientali come l’inquinamento, l’esposizione a polveri, condizioni meteorologiche così come alcune abitudini alimentari e il fumo passivo.

 

 

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Gli Specialisti rispondono
Le domande della settimana

Gravidanza e paura di effettuare il tampone vaginale

10/08/2020 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

Durante i nove mesi di gestazione, effettuare il tampone vaginale non espone ad alcun rischio, quindi può essere affrontato in assoluta tranquillità.   »

Placenta vicina all’OUI: potrebbe allontanarsi?

10/08/2020 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

Nel corso della gravidanza la placenta può spostarsi dall'orifizio uterino in quanto l'utero gradualmente si distende in lungo e in largo  »

Bimba di due anni problematica: ma lo è davvero?

27/07/2020 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Angela Raimo

Ci sono casi in cui non è il bambino a essere particolarmente difficile da gestine, ma i genitori a nutrire aspettative sul suo comprotamento che lui, per via della sua età, non può (ancora) soddisfare.  »

Fai la tua domanda agli specialisti