Prove allergiche ai bambini: quando si fanno e come funzionano

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo

Possono essere effettuate già nei primi anni di vita, precedute da anamnesi, in ambiente protetto nel caso dei test di provocazione. Permettono di individuare l’allergene responsabile e trovare la cura giusta.

Prick test per prove allergiche

Le prove allergiche ai bambini sono uno step essenziale per capire se un piccolo è soggetto a un’allergia di qualche tipo, respiratoria, cutanea o alimentare e per individuare l’allergene responsabile.

In questo modo, si possono mettere in atto misure per evitare che le manifestazioni allergiche compaiano, evitando la sostanza non tollerata oppure utilizzando farmaci specifici prescritti dall’allergologo.

Le prove allergiche nei bambini si possono iniziare anche nella prima infanzia.

A che età fare la prima visita e i test

Le prove allergiche ai bambini si possono iniziare prima dei due o tre anni di età, quando, per esempio, un bimbo manifesta eventuali sintomi come raffreddore che non passa e che quindi non sembra essere collegato, per esempio, a una forma virale.

Oppure, ancora, se compaiono dermatiti o manifestazioni sistemiche dopo che il piccolo è entrato in contatto con una sostanza o ha consumato un nuovo alimento. In questo caso è bene parlarne con il pediatra che potrà effettuare una prima valutazione di tipo anamnestico, per poi indicare eventualmente un allergologo pediatra per eseguire i testi diagnostici.

L’anamnesi può essere effettuata dal pediatra e ripresa dall’allergologo. Consiste nell’analisi della storia medica del piccolo allergico, condotta assieme ai genitori e al bambino stesso, se questi è in grado di collaborare.

È il punto di partenza dell’indagine per scoprire le allergie ed è indispensabile per individuare predisposizioni ereditarie o circostanze che possono avere favorito la comparsa di questa ipersensibilità.

Inoltre il medico fa domande sulle abitudini alimentari, lo stile di vita, chiede se il piccolo è stato allattato al seno e per quanto tempo, se soffre di malattie all’apparato respiratorio o generali. In questo modo riesce a farsi in quadro generale delle circostanze in cui può essere comparsa l’allergia.

Come funzionano i test per le prove allergiche

I test per le prove allergiche nei bambini consentono di individuare con un buon margine di sicurezza l’allergene in causa e di impostare una cura adeguata. I genitori possono quindi accostarvisi in tutta tranquillità. Esistono test di diversi tipi.

1) Il test cutaneo per le allergie

Il più diffuso e attendibile è lo Skin Prick Test, che consiste nell’inoculare nei primi strati di pelle dell’avambraccio del bambino piccole quantità degli allergeni più probabilmente coinvolti nella reazione allergica.

Si attendono quindici-venti minuti e se il bambino è effettivamente allergico a qualche sostanza, in corrispondenza dell’allergene responsabile compare una piccola eruzione cutanea simile a una puntura di zanzara.

Questo test è molto attendibile e può essere effettuato anche su bimbi molto piccoli.

Per le allergie respiratorie si può effettuare anche il Rast, un esame in vitro, che si esegue su un campione di sangue, poi messo a confronto con vari tipi di allergeni per individuare la presenza di anticorpi specifici. Per un bambino piccolo questo test può essere complesso, perché prevede un prelievo di sangue venoso dal braccio, quindi si sceglie solo se è strettamente indispensabile.

2) I test di provocazione respiratori

Permettono di verificare la risposta allo stimolo allergenico in un bambino.

I testi di provocazione di tipo respiratorio per i bambini più piccoli sono di due tipi:

  • nasale
  • congiuntivale.

Vanno sempre eseguiti in ambulatori specialistici, in un ambiente protetto.

Nel test di provocazione nasale, vengono instillate gocce o nebulizzate soluzioni contenenti dosi via via crescenti di allergeni. Il bambino è preso da lacrimazioni e starnuti se è allergico alle sostanze somministrate, che possono essere una o più di una.

Il test di provocazione congiuntivale si esegue come i precedenti. In uno solo degli occhi l’allergologo instilla qualche goccia di un collirio che contenga la sostanza allergizzante. L’altro occhio viene valutato come parametro di riferimento. L’allergologo osserva le reazioni come lacrimazione, prurito e arrossamento della mucosa.

Il test di provocazione bronchiale si esegue nei bambini più grandicelli, a partire dai 6-7 anni di età. Prevede la somministrazione di una soluzione spray neutra, seguita da altre somministrazioni che contengono dosi di allergene via via maggiore.

A intervalli regolari si registra, attraverso un esame chiamato spirometria, la funzionalità respiratoria e la comparsa di sintomi come respiro sibilante o affannoso o tosse secca, che compaiono nel caso il bambino sia allergico a quella sostanza. Questi sintomi si alleviano in caso di somministrazione di farmaci broncodilatatori.

Rispetto ai test di provocazione nasale e congiuntivale è leggermente più impegnativo, ma il rischio che compaia una crisi di asma allergica è basso perché l’intero svolgimento del test è controllato dall’allergologo. L’opportunità di effettuarlo va comunque stabilita con il proprio medico curante.

3) I test per la diagnosi di allergie alimentari

Il Prick Test, molto utile per le allergie respiratorie e cutanee, non è altrettanto efficace per la diagnosi di allergia alimentare.

Può essere effettuato quando si sospetti allergia a proteine del latte vaccino e dell’uovo, che sono sostanze stabili e possono quindi essere utilizzate per la produzione di test industriali da impiegare in questo esame.

Per alimenti come la frutta e la verdura il test avviene con il metodo Prick by prick, ossia con l’alimento fresco. Anche in questo caso, però, il test non è del tutto attendibile: un risultato negativo, con il bambino che non manifesta sintomi, indica che probabilmente non c’è allergia. Un risultato positivo, invece, non indica necessariamente che il bambino abbia quella allergia.

Un test sicuro, anche se richiede tempo e attenta registrazione dei sintomi, è l’eliminazione degli alimenti dalla dieta del bambino, uno alla volta, osservando la scomparsa dei sintomi e la loro ricomparsa quando il bambino ricomincia a ingerire quel determinato cibo.

Per essere sicuri di un’allergia alimentare, è necessario ricorrere al test di provocazione, che consiste nel somministrare per bocca, in piccole dosi, l’alimento che si sospetta non tollerato. Questo test, chiamato Ofc ossia Oral Food Challenge, va eseguito in ambiente ospedaliero perché esiste il rischio di reazioni intense che richiedono l’intervento dei medici.

Risultati

I risultati delle prove allergiche nei bambini sono, come spiegato, solitamente positivi quando il piccolo manifesta una reazione entrando in contatto con la sostanza. Se, invece, non compaiono malesseri, il test è negativo.

Per essere certi che i risultati siano attendibili, è bene ricordare che:

  • non vanno somministrati antistaminici per una settimana prima del Prick test, per evitare che il risultato sia negativo quando, invece, il bambino è allergico
  • i Prick test per l’allergia alimentare non sono molto attendibili, anche se eseguiti in modo perfetto
  • un Prick test può essere positivo ad uno o più allergeni anche se il bambino non ha mai manifestato allergia a quel determinato allergene ed è giunto in visita per il sospetto verso altre sostanze. In questo caso è essenziale la competenza dell’allergologo nell’interpretare il test anche alla luce dell’anamnesi e dell’esame obiettivo.

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Ogni quanto vanno ripetute le prove allergiche

Le prove allergiche sui bambini vanno ripetute quando il piccolo manifesta sensibilità a un nuovo allergene oppure sembra che la terapia farmacologica non sia più adatta.

Infatti, anche il sistema immunitario di un bambino in crescita può cambiare, quindi il piccolo può acquisire nuove sensibilità e, al contrario, essere meno reattivo verso altri allergeni.

La frequenza viene di volta in volta stabilita dall’allergologo curante.

 
 
 

In breve

Le prove allergiche bambini sono il Prick test, i test di provocazione e i test di eliminazione. Servono a capire quando un bimbo è sensibile a una sostanza, per evitare che vi entri in contatto e tenere sotto controllo i sintomi

 

 

Fonti / Bibliografia

Pubblicato il 23.3.2026 Aggiornato il 23.3.2026
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