Shock anafilattico: cos’è e 10 sintomi per riconoscerlo

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo

Può avere conseguenze molto serie, come è successo a una bambina di Roma che ha ingerito una sostanza alla quale era allergica. Con l’aiuto dell'allergologa Mariangela Tosca del Gaslini di Genova, vediamo i sintomi ai quali prestare attenzione e come gestire un’emergenza.

Shock anafilattico: cos’è e 10 sintomi per riconoscerlo

Pochi giorni fa, a Roma, una bambina di soli nove anni ha perso la vita a causa di un probabile shock anafilattico. La piccola era a pranzo con i genitori e, dopo aver consumato un piatto di gnocchi, ha accusato un intenso malore con spasmi, vomito e difficoltà respiratoria. Nonostante l’intervento del 118, la piccola è arrivata in ospedale priva di coscienza e poco dopo è deceduta. Al momento si ipotizza che a causare il decesso sia stato uno shock anafilattico dovuto al frumento con il quale erano stati preparati gli gnocchi.

Quando rivolgersi a un allergologo

Occorre rivolgersi a un allergologo nel caso di una sospetta allergia alimentare, quando i sintomi sono immediati o si manifestano poco dopo l’assunzione di un alimento, soprattutto nel bambino piccolo.

“E’ necessario rivolgersi a un allergologo anche nel caso di una prima reazione di sospetta natura allergica, quando i sintomi coinvolgono la cute o le mucose, con prurito, orticaria o edema localizzato ad alcune parti del corpo” spiega la dottoressa Mariangela Tosca, allergologa al Gaslini di Genova. “Inoltre, se compaiono tosse o difficoltà a respirare, nausea, vomito o dolore addominale e in caso di collasso o perdita di coscienza”.

Lo shock anafilattico è la manifestazione estrema di una anafilassi, che è una reazione allergica grave e generalizzata a una determinata sostanza ed e spesso è causata da una allergia di tipo alimentare, ma può essere anche dovuta a farmaci, punture di insetti o di natura sconosciuta. Secondo la SIAIP, Società Italiana di Allergologia e Immunologia pediatrica, almeno la metà dei casi di anafilassi in età pediatrica sono dovuti a reazioni allergiche a alimenti.

Non tutti i bambini che soffrono di allergia alimentare rischiano di incorrere in una anafilassi, ma lo shock anafilattico, come sua manifestazione più grave, è un evento potenzialmente fatale. Per questa ragione è essenziale, fin dai primi anni di vita non sottovalutare possibili segnali di allergia come difficoltà respiratoria, orticaria, tosse e altri sintomi che possono essere legati a una reazione allergica. “I genitori dovrebbero, in caso di sospetta allergia del loro bambino, parlarne prima di tutto con il pediatra che potrebbe indirizzarli verso centri allergologici e pediatri specialisti qualificati nel settore” aggiunge l’esperta. “Questi eseguiranno esami allergologici specifici ed altre indagini per confermare o meno il sospetto, prescriveranno la cura farmacologica adatta, soprattutto quella da utilizzare in caso di una reazione allergica grave, e una corretta dieta, con un monitoraggio accurato nel tempo”.

Tutti i sintomi dell’anafilassi fino allo shock anafilattico

Gli allergologi pediatri raccomandano di prestare molta attenzione ad alcuni campanelli d’allarme che sono abbastanza evidenti e che si possono presentare durante una reazione allergica. Ce ne sono diversi e non è detto che compaiano tutti insieme, quando questo accade, ovvero gli organi o gli apparati interessati dalla reazione sono almeno due, si può parlare di anafilassi. Nel caso di un collasso cardio circolatorio che accompagna la reazione si parla di shock anafilattico.

Vediamo quali sono i 10 sintomi più comuni che potrebbero indicare una reazione allergica alimentare e come intervenire:

1. Orticaria-angioedema

Con questo termine si indica la comparsa di pomfi accompagnati da edema localizzato, rossore cutaneo e prurito che può partire dal palmo delle mani e dalle piante dei piedi per poi diffondersi a tutto il corpo.

2. Difficoltà respiratorie

La difficoltà di respirazione o dispnea è uno dei sintomi più comuni della reazione anafilattica. Il bambino avverte la classica sensazione di fame d’aria, inizia a respirare rapidamente, con movimenti toracici brevi e poco profondi. Tali sintomi sono in genere preceduti da starnuti, naso chiuso, tosse o respiro fischiante.

3. Dolori addominali come nausea, vomito e diarrea

L’anafilassi può manifestarsi soprattutto in età pediatrica anche con sintomi gastroenterici come crampi addominali, nausea, vomito e diarrea, che in genere si presentano rapidamente dopo l’ingestione dell’alimento.

4. Comparsa di due sintomi correlati e in più distretti

In questo caso la comparsa di sintomi di eruzione cutanea associata a quella cardiovascolare o respiratoria e gastrointestinale.

5. Raucedine, abbassamento della voce e disfagia

Può comparire un cambiamento repentino della tonalità della voce, difficoltà a parlare e deglutire (in questo caso di parla di disfagia), stridore laringeo. A volte il piccolo ha difficoltà a tossire e sensazione di nodo alla gola.

6. Vertigini, stordimento

Il bambino con anafilassi può presentare vertigini, stordimento, fatica a mantenere la posizione eretta o a restare seduto.

7. Pressione bassa e tachicardia

Il bambino è soggetto a brusco calo della pressione arteriosa e a battito cardiaco accelerato, pallore intenso, cianosi (colorazione bluastra della pelle e delle mucose per ridotto apporto di ossigeno ai tessuti) e malessere diffuso. Spesso si associano uno stato confusionale e un senso di angoscia generalizzato.

8. Perdita di coscienza e collasso cardiocircolatorio

Il bambino può perdere coscienza, avere convulsioni e arrivare in breve tempo al collasso cardiocircolatorio e all’arresto respiratorio e cardiaco.

9. Cianosi, ovvero carenza di ossigeno nel sangue

Nel soggetto in preda a uno shock anafilattico la colorazione della cute è bluastra (cianosi) e il senso di soffocamento diventa sempre più esponenziale.

10. Stato confusionale

Ai sintomi sopra descritti si aggiunge il più delle volte uno stato confusionale e senso di angoscia generalizzato.

Cosa fare in caso di anafilassi

I sintomi della anafilassi possono comparire immediatamente o dopo alcune ore dall’assunzione di un alimento e variamente associati come i sintomi cutanei e gastrointestinali. Se comunque il bambino ha ricevuto una diagnosi di reazione allergica ad alimenti, deve sempre avere a disposizione i farmaci da assumere in casa di necessità, per ridurre i sintomi ed evitare l’evoluzione verso l’anafilassi.

“Il farmaco fondamentale per la gestione dell’anafilassi rimane l’adrenalina” raccomanda la dottoressa Tosca. “Si tratta di un farmaco salvavita, da somministrare per via intramuscolare, che è in grado di migliorare alcune performance dell’organismo dopo pochi minuti. Le conseguenze sono un miglioramento della pressione arteriosa, della frequenza cardiaca e della respirazione”.

Regole da ricordare se si rischia anafilassi

E’ essenziale che il soggetto allergico con pregressa anafilassi o i suoi genitori, se il bambino è molto piccolo, abbiano sempre a disposizione l’autoiniettore di adrenalina da somministrare ai primi sintomi per via intramuscolare, poiché lo shock può avvenire molto rapidamente e il più delle volte dei casi non si riesce neppure ad arrivare in tempo al Pronto Soccorso.

  • E’ inoltre opportuno che il bambino, non appena è in grado di gestirsi da solo, apprenda le manovre per l’auto-somministrazione, così come devono essere istruiti e resi sicuri alla somministrazione i genitori, i familiari ed il personale scolastico che si occupa del bambino.
  • Occorre iniettare adrenalina per via intramuscolo il prima possibile, poiché la reazione allergica di tipo anafilattico può evolvere rapidamente e lo shock, in caso di aggravamento, potrebbe essere fatale in pochi minuti. Dopo la somministrazione di adrenalina occorre portare rapidamente il bambino in Pronto Soccorso.

La celiachia non causa shock anafilattico

Il caso della bambina di Roma ha suscitato confusione e timori, soprattutto nelle persone con problemi di celiachia o che hanno figli celiaci. La celiachia infatti è una malattia di origine autoimmune, caratterizzata da sintomi di malessere come dolori addominali, diarrea, problemi di crescita, anemia scatenati dall’assunzione costante, anche se a piccole dosi, di frumento, che contiene glutine.

La professoressa Renata Auricchio, del Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali, Università Federico II di Napoli e direttore del Centro Interuniversitario Laboratorio Europeo per lo Studio delle Malattie correlate ad Alimenti (ELFID) , spiega: “La celiachia è una reazione immunomediata lenta, legata all’assunzione cronica del glutine, che compare in soggetti geneticamente predisposti. L’assunzione prolungata causa la produzione di autoanticorpi anti-transglutaminasi nel sangue e danno intestinale, da cui dipendono i sintomi della malattia. Il celiaco quindi non è sostanzialmente a rischio di uno shock anafilattico per il frumento. Deve seguire una dieta senza glutine per tutta la vita per garantire la guarigione dell’intestino e un buon funzionamento di tutto l’organismo”.

La celiachia non è un’allergia

Una condizione seria, dunque, quella della celiachia, ma completamente diversa dall’allergia al frumento che ha probabilmente causato lo shock anafilattico. Il professor Claudio Romano, presidente della Società Italiana di Gastroenterologia Epatologia e Nutrizione PediatricaSigenp, ha ribadito che in questa dolorosa vicenda ci sono ancora elementi da chiarire, ma che la celiachia non può determinare uno shock anafilattico mortale ed è essenziale che i pediatri gastroenterologi lo chiariscano perché non si diffondano paure infondate”.

 
 

In breve

Uno shock anafilattico può causare anche il decesso della persona che assume un alimento a cui è allergica o che viene punta da un insetto. Ci sono alcuni sintomi molto importanti da riconoscere per intervenire con urgenza e, in caso di pregressa anafilassi, portare sempre con sé l’autoiniettore di adrenalina.

 

Pubblicato il 11.12.2024 Aggiornato il 28.8.2025
Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Le domande della settimana

Paroxetina in gravidanza: può danneggiare il bambino?

06/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

La paroxetina va senza dubbio assunta in gravidanza, se ve ne è indicazione, visto che aiuta a controllare il disturbo dell'umore da cui è interessata la futura mamma senza causare danni al feto.  »

40 anni e non rimango incinta dopo due mesi di tentativi: devo preoccuparmi?

05/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Claudio Ivan Brambilla

In età matura, le probabilità di concepire per ciclo mestruale sono piuttosto basse, quindi non stupisce che dopo appena due mesi di tentativi la gravidanza non sia ancora iniziata. E questo vale anche in caso di riserva ovarica ancora soddisfacente.   »

Qual è il momento migliore per concepire una bambina?

05/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Claudio Castagna

Poiché gli spermatozoi X sono più lenti, è possibile (!) che un rapporto sessuale affrontato uno-due giorni prima dell'ovulazione porti al concepimento di una femminuccia. Ma di questo non vi è alcuna certezza.   »

Megavescica del feto alla 13^ settimana di gravidanza: cosa aspettarsi?

04/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Antonella Di Stefano

La megavescica individuata nel feto è un segno ecografico prenatale che può sottendere un ampio spettro di cause e di conseguenze. La situazione va dunque tenuta monitorata tramite controlli ecografici seriati.   »

Cardioaspirina in gravidanza: sì o no?

04/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Professor Augusto Enrico Semprini

Ci sono dei casi in cui piccole dosi di aspirina possono favorire il buon proseguimento di una gravidanza: se il ginecologo curante la prescrive è più che opportuno dargli ascolto.   »

24 ore senza pillola: sono ancora protetta?

28/04/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Gaetano Perrini

In caso di mancata assunzione del contraccettivo orale per più di 12 ore dall'ora consueta, è opportuno saltare l'intervallo tra una confezione e l'altra, dopo aver comunque assunto, anche se in ritardo, la pillola dimenticata.   »

Fai la tua domanda agli specialisti