Ameba mangia-cervello, bimba morta negli USA: cos’è, sintomi e se c’è pericolo in italia

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo, con la consulenza di Fabrizio Pregliasco - Dottore specialista in Infettivologia

Febbre, rigidità alla nuca, nausea e vomito dopo un bagno in un lago o in un bacino d’acqua dolce devono essere valutati in un Pronto Soccorso. Il rischio di contrarre l’ameba mangia cervello nel nostro Paese è molto basso.

bagno al lago ameba mangia cervello

Ameba mangia-cervello è l’espressione comunemente utilizzata per indicare la Naegleria fowleri, un’ameba microscopica che vive soprattutto nel terreno e nelle acque dolci calde, come laghi, fiumi, stagni e sorgenti termali.

In circostanze estremamente rare può causare nell’uomo una grave infezione del sistema nervoso centrale, chiamata meningoencefalite amebica primaria, o PAM. L’infezione si verifica quando acqua contenente l’ameba entra con forza nel naso, per esempio durante un tuffo, un’immersione o un lavaggio nasale eseguito con acqua non sicura. Dalle cavità nasali il microrganismo può raggiungere il cervello attraverso la via olfattiva.

«È importante chiarire subito un punto», spiega il professor Fabrizio Pregliasco, docente di Igiene generale e applicata all’Università degli Studi di Milano. «L’infezione non si contrae bevendo l’acqua contaminata e non si trasmette da persona a persona. La porta d’ingresso è il naso: il rischio si presenta quando l’acqua raggiunge profondamente le cavità nasali».

Il caso della bambina negli Stati Uniti

Nel mese di agosto 2026 una bambina di otto anni residente in Louisiana è morta dopo aver contratto un’infezione da Naegleria fowleri. Il Dipartimento della Salute della Louisiana ha confermato il caso, indicando come probabile luogo dell’esposizione il lago Claiborne, dove la bambina aveva nuotato.

Si è trattato del primo caso confermato dal 2013 dal Louisiana Department of Health. Dopo il ricovero, le sue condizioni neurologiche sono peggiorate rapidamente e, nonostante le cure intensive, le lesioni cerebrali si sono rivelate irreversibili.

L’infezione è rarissima. Secondo i dati aggiornati dei Centers for Disease Control and Prevention, negli Stati Uniti sono stati diagnosticati 180 casi tra il 1937 e il 2025, con un numero annuale compreso tra zero e otto.

La letalità, però, supera il 97%. «È una vicenda drammatica, ma non deve trasformarsi in un allarme generalizzato», sottolinea Pregliasco. «Parliamo di una malattia eccezionalmente rara. La sua gravità impone attenzione e una diagnosi tempestiva, ma il rischio individuale resta estremamente basso».

Che cos’è Naegleria fowleri

Naegleria fowleri non è un virus né un batterio e non è propriamente un parassita obbligato: è un organismo unicellulare a vita libera, ossia capace di sopravvivere autonomamente nell’ambiente. Il suo ciclo comprende tre forme:

  1. il trofozoita, forma attiva e responsabile dell’infezione
  2. la forma flagellata, transitoria e mobile
  3. la cisti, una forma che l’ameba assume per sopravvivere nell’ambiente quando le condizioni diventano sfavorevoli.

Nell’organismo umano e nei tessuti cerebrali colpiti dalla PAM viene generalmente osservata la forma di trofozoita.

Quali sono i sintomi

I primi sintomi compaiono generalmente circa cinque giorni dopo l’esposizione, ma il periodo di incubazione può variare da uno a dodici giorni. Nella fase iniziale possono manifestarsi:

  • forte mal di testa
  • febbre
  • nausea
  • vomito.

La malattia può quindi evolvere rapidamente con:

  • rigidità della nuca
  • confusione e alterazione dello stato di coscienza
  • difficoltà a prestare attenzione all’ambiente circostante
  • perdita dell’equilibrio
  • allucinazioni
  • convulsioni
  • coma.

Il decesso si verifica mediamente circa cinque giorni dopo l’inizio dei sintomi, ma l’intervallo documentato varia da uno a diciotto giorni. «Febbre e mal di testa sono sintomi molto comuni e, nella quasi totalità dei casi, non hanno alcun rapporto con questa ameba», avverte Pregliasco. «L’elemento che deve attirare l’attenzione è la loro comparsa improvvisa e intensa dopo una recente immersione in acqua dolce molto calda o dopo un’irrigazione nasale con acqua non sterile».

L’infezione si può curare?

Non esiste una terapia dalla comprovata efficacia universale. Tuttavia, sono stati documentati alcuni rarissimi casi di sopravvivenza, soprattutto quando la diagnosi è stata precoce e il trattamento è iniziato immediatamente.

La diagnosi richiede l’identificazione dell’ameba nel liquido cerebrospinale o nei tessuti mediante esame microscopico o metodiche immunologiche. La puntura lombare permette di prelevare il liquido cerebrospinale, ma da sola non è sufficiente a identificare la causa dell’encefalite.

Il trattamento di cura è intensivo e prevede una combinazione di farmaci ad attività antiamebica, tra i quali anfotericina B, azitromicina, posaconazolo, rifampicina e miltefosina, insieme alla gestione dell’edema e dell’ipertensione intracranica.

Le indicazioni devono essere definite da specialisti infettivologi e intensivisti. «Non bisogna parlare genericamente di una cura con antibiotici e antimicotici», osserva Pregliasco. «Si tratta di una terapia combinata, complessa e non sempre efficace. La rapidità della diagnosi è determinante perché la malattia può progredire nel giro di poche ore».

Dove può essere presente l’ameba

Naegleria fowleri predilige le acque dolci calde e può essere presente in:

  • laghi, stagni, fiumi e bacini artificiali
  • sorgenti termali e acque geotermiche
  • acque riscaldate da scarichi industriali
  • piscine, vasche, giochi d’acqua e “splash pad” non adeguatamente disinfettati
  • reti o serbatoi idrici con insufficiente disinfezione (più raramente).

Non sono state documentate infezioni acquisite nuotando in mare, perché l’acqua salata non costituisce un ambiente favorevole.

Anche le piscine correttamente mantenute e disinfettate con cloro non rappresentano una modalità ordinaria di trasmissione. I casi associati a impianti ricreativi hanno riguardato strutture con disinfezione insufficiente o cattiva manutenzione.

Temperature elevate, bassi livelli dell’acqua e sedimenti smossi possono creare condizioni più favorevoli alla proliferazione dell’ameba. Il riscaldamento climatico potrebbe quindi ampliare le aree geografiche e i periodi dell’anno compatibili con la sua presenza, ma non è possibile attribuire automaticamente un singolo caso ai cambiamenti climatici.

Infezioni al mare e in piscina, come proteggersi

Il rischio in Italia

Nella letteratura scientifica è documentato un caso italiano di meningoencefalite amebica primaria: riguardò un bambino di nove anni che si ammalò nel 2003, dopo avere nuotato e giocato in una pozza collegata al fiume Po durante un’estate eccezionalmente calda. Il caso, diagnosticato dopo il decesso, fu pubblicato nel 2004.

«In Italia il rischio resta estremamente basso», commenta Pregliasco. «Il fatto che sia stato documentato un solo caso non significa che il rischio sia teoricamente pari a zero, soprattutto durante estati molto calde, ma non siamo di fronte a un problema sanitario diffuso».

Come ridurre il rischio durante la balneazione

Quando ci si immerge in acque dolci particolarmente calde, soprattutto durante periodi di caldo prolungato, è importante:

  • evitare di tuffarsi o immergersi facendo entrare acqua nel naso
  • utilizzare stringinaso o tenere il naso chiuso durante tuffi e immersioni
  • tenere la testa fuori dall’acqua nelle sorgenti termali non trattate
  • evitare di scavare o smuovere i sedimenti nelle zone basse e calde
  • rispettare eventuali divieti di balneazione e le indicazioni delle autorità sanitarie.

La dichiarazione di balneabilità è utile per valutare numerosi rischi microbiologici, ma non garantisce necessariamente l’assenza di Naegleria fowleri: la distribuzione dell’ameba può cambiare rapidamente e non esistono sistemi standardizzati di monitoraggio continuo per tutti gli specchi d’acqua.

Lavaggi nasali: quale acqua utilizzare

Il rischio associato ai lavaggi nasali è molto basso, ma può essere sostanzialmente evitato utilizzando acqua sicura. L’acqua potabile è adatta da bere, ma non è necessariamente sterile e non dovrebbe essere introdotta direttamente e in profondità nelle cavità nasali.

«Per i lavaggi nasali è preferibile utilizzare soluzioni sterili già pronte», raccomanda Pregliasco. «In alternativa si può impiegare acqua distillata o sterile oppure acqua del rubinetto portata a ebollizione per almeno un minuto e successivamente lasciata raffreddare. Non è sufficiente utilizzare semplicemente acqua calda».
Gli strumenti impiegati per l’irrigazione devono essere lavati dopo ogni utilizzo con acqua sicura e lasciati asciugare completamente all’aria.

Le soluzioni per i lavaggi nasali nei bambini

Nei bambini è preferibile utilizzare prodotti sterili disponibili in farmacia, scegliendo il tipo di soluzione e il dispositivo con il pediatra:

  • soluzioni isotoniche, come la soluzione fisiologica allo 0,9%, indicate per l’igiene quotidiana e la rimozione del muco
  • soluzioni ipertoniche, con una concentrazione salina superiore, utilizzabili in determinate condizioni e secondo le indicazioni del pediatra
  • acque marine o termali, purché confezionate e dichiarate sterili per uso nasale.

I lavaggi possono fluidificare e rimuovere il muco, idratare la mucosa e alleviare temporaneamente la congestione. Non è però corretto affermare che prevengano con certezza sinusiti o otiti.

Per i bambini, soprattutto per i più piccoli, non è consigliabile improvvisare soluzioni domestiche utilizzando quantità approssimative di sale e bicarbonato: una concentrazione non corretta può irritare la mucosa e una preparazione o conservazione inadeguata può favorire contaminazioni.

«La soluzione più semplice e sicura», conclude Pregliasco, «è ricorrere alle confezioni sterili monodose e farsi mostrare dal pediatra la tecnica corretta. Il messaggio deve essere di prudenza, non di paura: l’infezione è rarissima e poche precauzioni sono sufficienti per ridurre ulteriormente il rischio».

 
 

In breve

L’ameba mangia cervello può penetrare nel sistema nervoso e creare un’infezione potenzialmente mortale, anche se rarissima. Nel nostro Paese il rischio è basso ma è importante osservare precauzioni facendo il bagno in acque dolci e tiepide. Per l’igiene nasale dei bambini è meglio usare solo soluzioni sterili acquistate in farmacia.

 

Pubblicato il 26.8.2026 Aggiornato il 26.8.2026
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