Bronchiolite

I malanni dell’inverno non si limitano a raffreddore, mal di gola e influenza. Nei bambini più piccoli può essere molto frequente anche la bronchiolite, un’infezione virale del sistema respiratorio che può essere molto rischiosa per la salute.

Che cosa è la bronchiolite

La bronchiolite è l’infezione più frequente delle basse vie respiratorie, si presenta quando le temperature si abbassano ed è una malattia altamente contagiosa. Compare infatti soprattutto in autunno e in inverno, da ottobre a marzo con picchi tra dicembre e febbraio, e colpisce in particolare i neonati e i bambini di età inferiore ai due anni: questa malattia rappresenta, infatti, la prima causa di ricovero sotto l’anno di vita.
La bronchiolite infetta i bronchioli, ossia le ultime diramazioni dei bronchi, piccoli “rami” dell’albero bronchiale con un diametro inferiore a un millimetro, che rappresentano la parte terminale delle vie respiratorie.
I bronchioli rivestono un ruolo essenziale nel processo respiratorio, poiché ognuno di essi termina in una sorta di piccolo rigonfiamento costituito dagli alveoli, piccolissime “camere d’aria” in cui avvengono gli scambi gassosi che consentono di ossigenare il sangue liberandolo dall’anidride carbonica.
La loro infiammazione causa un ispessimento dei bronchi che può rendere la respirazione difficile.

Le cause della bronchiolite

La bronchiolite è provocata soprattutto dal virus respiratorio sinciziale (Vrs), ma non è da escludere un contagio da altri tipi di virus, come rinovirus, virus influenzali e parainfluenzali e adenovirus. Rispetto a questi ultimi, però, il Vrs è molto resistente: riesce a sopravvivere più di 40 minuti nell’ambiente esterno.

A rischio i bimbi molto piccoli

Quasi tutti i bambini entrano in contatto con il virus respiratorio sinciziale, soprattutto nei mesi freddi, ma di norma questo virus provoca sintomi simili a quelli del comune raffreddore e si risolve spontaneamente senza lasciare conseguenze.
Tuttavia, quando colpisce i bimbi molto piccoli possono sopraggiungere difficoltà respiratorie e, nei casi più gravi, può essere necessario il ricovero in ospedale.
I bimbi nel primo anno di vita sono più a rischio a causa dell’immaturità del loro sistema immunitario, che non è ancora in grado di difenderli adeguatamente contro le infezioni, come avviene per i bambini più grandi e per gli adulti in buone condizioni di salute.
I principali fattori di rischio per la bronchiolite sono proprio la prematurità e l’età del bambino (è più frequente nei primi sei mesi di vita), nonché le situazioni di fragilità immunitaria causate da problematiche come le cardiopatie congenite, la displasia broncopolmonare, la fibrosi cistica, le anomalie congenite delle vie aeree e le immunodeficienze.

Come si trasmette la bronchiolite

Il Vrs si trasmette per via respiratoria attraverso le goccioline infette di saliva o muco emesse nell’aria con gli starnuti e la tosse oppure tramite il contatto diretto con le secrezioni infette.
La fase di contagio dura in genere da 6 a 10 giorni.

I sintomi della bronchiolite

Il Vrs può colpire a tutte le età e può trasmettersi più volte nel corso della vita. Ma, mentre nei bambini più grandi, negli adolescenti e negli adulti i sintomi sono quelli di un banale raffreddore, con secrezione nasale, febbre e tosse, nei bimbi sotto i due anni può creare serie difficoltà respiratorie, in quanto bronchi e bronchioli, essendo molto sottili, si riempiono più facilmente di secrezioni, ostruendosi e impedendo al bambino di respirare correttamente.
Dopo un’incubazione di circa 4 giorni, si assiste a un aumento della produzione di muco, ipersecrezione nasale, tosse e un lieve innalzamento della temperatura corporea. Successivamente, nei casi più seri, può comparire tosse insistente che progressivamente peggiora, causando difficoltà respiratoria associata a un aumento della frequenza degli atti respiratori (iperpnea) e, nei casi più gravi, rientramenti intercostali.
Raramente nei bambini prematuri o di età inferiore ai 6 mesi, possono verificarsi anche episodi di apnea (interruzione respiratoria prolungata).
La bronchiolite può accompagnarsi anche ad altri disturbi, come insonnia e vomito.
Nei casi più seri può comparire anche cianosi (colorazione bluastra della pelle e delle mucose dovuta a un eccesso nel sangue di emoglobina non ossigenata) sulle labbra e nella zona intorno alla bocca.

Da sapere

I sintomi della bronchiolite sono simili a quelli della bronchite asmatica e si è notato che i bambini che hanno avuto la bronchiolite sotto i due anni sono maggiormente predisposti a soffrire, negli anni futuri, di bronchite asmatica, specie se in famiglia ci sono già altre persone che soffrono di asma.

Come riconoscerla?

Il sintomo più importante della bronchiolite è la difficoltà respiratoria che può arrivare all’insufficienza respiratoria, ossia l’incapacità da parte degli organi della respirazione di garantire all’organismo un corretto smaltimento dell’anidride carbonica e un’adeguata ossigenazione del sangue.
Il bimbo fatica a respirare, ha respiro corto, affanno o respirazione accelerata, poiché, nel tentativo di “fare il pieno d’aria”, il cuore inizia a battere più velocemente.
Si possono registrare anche più di 60 atti respiratori al minuto, con respiro sibilante e rientramenti intercostali (la pelle tra le costole si incava) e del giugulo (ossia la fossetta che si vede tra la gola e lo sterno).

Curare la bronchiolite

Trattandosi di una malattia causata da virus, non esiste una vera cura contro la bronchiolite. Gli antibiotici infatti sono utili contro i batteri, ma del tutto inefficaci (e quindi inutili) contro i virus: possono però venire prescritti dal pediatra nel caso di verifichino sovrainfezioni batteriche.
In linea di massima la malattia si risolve da sola nel giro di 10-12 giorni, con l’eventuale supporto di farmaci sintomatici (utili per rendere i sintomi più sopportabili).
Le forme più leggere di bronchiolite possono essere trattate a casa sotto l’attenta osservazione del pediatra di famiglia.
  • Di solito il trattamento è costituito principalmente da lavaggi nasali per liberare le alte vie respiratorie dal muco, e aerosol con soluzione ipertonica al 3% per rimuovere le secrezioni.
  • Il medico può anche decidere di somministrare tramite aerosol broncodilatatori e altri farmaci che dilatano i bronchi, facilitando la respirazione.
  • In caso di febbre, il pediatra può prescrivere un antipiretico a base di paracetamolo.
  • La cameretta e gli ambienti in cui il piccolo soggiorna devono essere ben umidificati: per dare sollievo alle mucose irritate e favorire la fluidificazione del muco possono essere utili gli umidificatori.
  • È consigliabile allattare al seno (o offrire il biberon) più spesso del solito se il bebè fa fatica ad alimentarsi e farlo bere spesso se già svezzato (per evitare il rischio di disidratazione).
La situazione migliora nel giro di una-due settimane, ma la tosse può continuare anche per tre settimane.

Quando serve il ricovero in ospedale

Se la tosse peggiora, la respirazione non si normalizza e compaiono apnee oppure in caso di alimentazione insufficiente, urine scarse (il pannolino resta asciutto a lungo), irritabilità e stanchezza, il pediatra può prescrivere il ricovero in ospedale.
Sotto i sei mesi di vita, infatti, la bronchiolite può provocare un calo dei livelli di saturimetria (tasso di ossigeno nel sangue), oltre che disidratazione causata dalla difficoltà di alimentazione e dell’aumentata perdita idrica.

Si può prevenire con la vaccinazione?

Non esiste ancora una vaccinazione anti bronchiolite. Tuttavia è allo studio un vaccino specifico contro il virus respiratorio sinciziale, ma ci vorranno ancora alcuni anni perché sia disponibile.
Da qualche tempo, poi, per i bambini più a rischio (nati pretermine o che soffrono di malattie croniche, specie a carico dell’apparato cardio-respiratorio) sono disponibili speciali farmaci (anticorpi monoclonali ricostruiti in laboratorio) che, somministrati con una iniezione al mese da novembre a marzo, aiutano a prevenire l’infezione.

Che cosa fare per evitare o ridurre il rischio di contagio

Per cercare di evitare o almeno ridurre il rischio che il proprio piccolo contragga la bronchiolite è possibile seguire una serie di suggerimenti. Ecco i più importanti.
  • Evitare il contatto dei bambini più piccoli con altri bambini o adulti affetti da infezioni delle vie aeree;
  • Lavarsi sempre le mani prima e dopo aver accudito il bambino;
  • Allattare il bebè al seno (attraverso il latte il bimbo riceve, oltre al nutrimento, anche gli anticorpi della mamma) e, in generale, fornire al bimbo una quantità adeguata di liquidi;
  • Fare al piccolo frequenti lavaggi nasali con soluzione fisiologica o ipertonica
  • Non fumare mai in casa, neanche in ambienti diversi da quelli dove si trova il bambino.
Testo a cura di Metella Ronconi e consulenza del dottor Luca Rosti, pediatra dell’Irccs Policlinico San Donato a San Donato Milanese (Mi). Ultima revisione 05/03/2020.
Fonti / Bibliografia
  • https://www.thoracic.org/patients/patient-resources/resources/italian/rsv.pdf
  • Iperpnea - HumanitasL'iperpnea è una condizione medica caratterizzata dall'aumento della frequenza e della profondità degli atti respiratori che portano a una maggiore ve
  • Policlinico San DonatoNel cuore della città di San Donato Milanese, l’IRCCS Policlinico San Donato è una realtà di ricerca clinica e universitaria accreditata con il Servizio Sanitario Nazionale italiano (SSN), sede del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano. Fondato nel 1969 e con un’estensione di 50.000 metri quadrati nella zona sud est di Milano, il Policlinico è un'azienda sanitaria polispecialistica in grado di collocarsi, oggi, tra le più rinomate strutture di eccellenza cardiovascolare nel panorama italiano.
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