Bronchiolite nei neonati: come prevenirla con le cure giuste

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo

Le misure igieniche sono importanti, quindi sì a lavaggio mani e no ai luoghi affollati con i bambini piccoli. La somministrazione di anticorpi monoclonali aiuta a evitare i ricoveri ospedalieri e previene le complicanze.

Bronchiolite nei neonati: come prevenirla con le cure giuste

La bronchiolite nei bambini è una dei motivi più frequenti di ricovero ospedaliero nei primi anni di vita. Consiste in una infiammazione seria dei bronchioli, le strutture finali dei bronchi, che assicurano il rifornimento di ossigeno all’organismo.

A causa dell’infiammazione, questo processo non può avvenire, quindi il bimbo incorre in tosse e difficoltà respiratoria, molto seria.

Prevenire la bronchiolite nei bambini è fondamentale per la loro sicurezza e il loro benessere. Alle misure tradizionali, essenzialmente di carattere igienico, si aggiunge oggi la possibilità di effettuare immunizzazione con un farmaco specifico.

Causa principale

La causa principale della bronchiolite nei bambini è il Virus respiratorio sinciziale o Vrs , responsabile per circa il 75% delle affezioni alle vie respiratorie in queste fasce di età e anche di polmonite.

Nei più piccoli, a causa di un sistema di difese naturali non ancora ben efficiente, l’infezione assume un decorso più serio, con un maggior rischio di complicanze. In particolare sono più esposti i bambini che presentano malattie croniche, asma, problemi cardiaci. Oltre al Vrs, possono causare bronchiolite anche il virus dell’influenza stagionale, il coronavirus, il metapneumovirus, il rhinovirus e altri.

I virus respiratori si diffondono dalla persona affetta a coloro che entrano in contatto, attraverso le particelle di saliva e il muco emessi con colpi di tosse e starnuti. L’incubazione dura per qualche giorno, quindi compaiono sintomi simili a quelli dell’influenza:

  • febbre
  • tosse
  • malessere
  • inappetenza.

La bronchiolite nei bambini a volte si risolve senza complicanze, ma i più piccoli sono a rischio di sviluppare difficoltà respiratoria, che si manifesta prima con tosse sempre più secca e insistente, quindi con atti respiratori affrettati e colorazione bluastra della cute, a causa dell’insufficiente quantità di ossigeno che il tessuto dei bronchioli non riesce a procurare per l’infiammazione.

In questo caso è fondamentale confrontarsi al più presto con il pediatra, perché può essere necessario ricoverare il bambino in ospedale, per la somministrazione di ossigeno e l’idratazione.

Cure preventive

Il periodo più a rischio di contrarre il Virus respiratorio sinciziale è da ottobre a marzo.

Per evitarlo è opportuno seguire alcuni accorgimenti che, va detto, sono essenziali sempre per la salute respiratoria dei più piccoli. Sarebbe importante:

  • evitare di portare i bimbi in luoghi affollati e chiusi, dove la circolazione dei virus è elevata
  • non permettere a persone con sintomi respiratori (raffreddore, tosse, malessere) di entrare in contatto con il bimbo
  • non fumare vicino al bambino, nemmeno all’aria aperta
  • effettuare regolarmente l’igiene nasale con soluzione specifica isotonica (il pediatra o il farmacista potranno suggerire quale), per facilitare l’eliminazione delle secrezioni dalle vie respiratorie.

Scopri qui come effettuare una corretta igiene nasale al tuo bimbo

Nel caso il piccolo manifesti sintomi respiratori, è essenziale rivolgersi subito al pediatra per una visita e per l’auscultazione dei bronchi. Il medico potrà suggerire il ricovero in ospedale in caso ne ravvisi la necessità, oppure può suggerire un trattamento a casa. Per aiutare il decorso della bronchiolite e prevenire complicanze è utile:

  • Tenere il piccolo a riposo, non eccessivamente coperto
  • Continuare ad allattarlo al seno
  • Assicurarsi che sia ben idratato, proponendogli quindi liquidi in abbondanza da bere che favoriscono l’eliminazione del muco
  • Controllare la febbre con paracetamolo o ibuprofene pediatrico, a seconda delle indicazioni del pediatra

È infine importante assicurarsi che l’ambiente in cui vive il bambino sia ben aerato e adeguatamente umidificato. L’aria secca disidrata le mucose, aumentando tosse e fastidio respiratorio.

Come difendere i neonati

Una reale ed efficace difesa contro il rischio della bronchiolite e delle sue conseguenze è rappresentata dalla cosiddetta “immunizzazione passiva” che si ottiene con gli anticorpi monoclonali.

Questi sono farmaci ottenuti in laboratorio da anticorpi umani, tutti uguali e in grado di attaccare selettivamente un unico obiettivo.

Nel caso della bronchiolite, si legano a una particolare proteina presente sulla superficie del Vrs, impedendone la replicazione. In Italia, da qualche anno la somministrazione di anticorpi monoclonali per la prevenzione delle bronchioliti da Vrs è offerta gratuitamente dal Servizio sanitario regionale, nella maggior parte delle Regioni.

Non è un trattamento obbligatorio ma consigliato ed è dimostrato che gli anticorpi monoclonali riducono i ricoveri ospedalieri.

L’ultimo approvato dall’Agenzia Italiana del Farmaco è Clesrovimab, a lunga durata d’azione, studiato e progettato per la protezione per l’intera durata di una stagione di Vrs.

La Commissione Europea ne ha già autorizzato la commercializzazione nell’Unione europea, oltre che in Islanda, Liechtenstein e Norvegia.

Rappresenta una nuova, importante possibilità preventiva contro il virus respiratorio sinciziale. Si somministra per iniezione in una sola dose, indipendentemente dal peso del piccolo ed è adatto per tutti i bambini, tranne quelli con ipersensibilità al principio attivo o a uno dei suoi eccipienti.

Anticorpi monoclonali: che differenza c’è tra i vari farmaci

Clesrovimab integra l’offerta già disponibile degli anticorpi monoclonali contro la bronchiolite da Vrs nei bambini. Da alcuni anni, infatti, ne sono disponibili altri due. Uno è Palivizumab, che è il primo ad essere stato impiegato, l’altro è Nirsevimab, più recente.

In tutti e tre i casi si tratta di farmaci sicuri ed efficaci, che causano solo un lieve rialzo febbrile dopo la somministrazione. Tra i tre prodotti c’è qualche differenza soltanto per quello che riguarda la modalità di somministrazione.

  1. Palivizumab, il più “antico”, va somministrato una volta al mese, da novembre a marzo, per un totale di 5 somministrazioni perché la sua durata d’azione è più breve. È stato messo a punto originariamente per le categorie di bambini più a rischio, per esempio prematuri o piccoli con cardiopatie. Il suo impego è riservato quindi a casi specifici, anche per il disagio di effettuare diverse somministrazioni e i maggiori costi a carico del Ssn.
  2. Nirsevimab è adatto a tutti i neonati e la sua formulazione, a durata d’azione più lunga, richiede una sola dose di somministrazione per iniezione intramuscolare in tutta la stagione epidemica invernale, proteggendo per almeno cinque mesi.
  3. Anche Clesrovimab è formulato con una lunga durata d’azione, quindi come detto prevede una sola somministrazione, sempre per proteggere per tutta la stagione di diffusione del Vrs. Un vantaggio importante rispetto agli altri anticorpi monoclonali , è il dosaggio fisso indipendente dal peso del bambino. Una dose è dunque adatta sia per i neonati, sia per i bambini di qualche mese di età.

La profilassi con anticorpi monoclonali contro il Virus sinciziale si effettua direttamente nel punto nascita ospedaliero per i piccoli nati tra il 1 settembre e il 31 marzo, mentre i bambini nati dal 1 aprile al 31 agosto ricevono la somministrazione presso il pediatra o l’ambulatorio vaccinale di pertinenza.

 

In breve

Gli anticorpi monoclonali sono farmaci importanti per prevenire la bronchiolite nei bambini piccoli, dovuta a Virus respiratorio sinciziale. La somministrazione è gratuita, dal pediatra, alla Asl o nel punto nascita

 

Fonti / Bibliografia

Pubblicato il 15.10.2026 Aggiornato il 15.10.2026
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