Cancro al seno: può colpire anche gli uomini?

Laura de Laurentiis A cura di Laura de Laurentiis Pubblicato il 11/05/2022 Aggiornato il 11/05/2022

Ne hanno parlato tutti, dopo che lui stesso ha deciso di divulgare la notizia: Vittorio Feltri è stato operato per un carcinoma al seno. Ci ha scherzato sopra, perfino, dicendo che proprio lui che di femminile non ha nulla ha sviluppato una malattia tipicamente femminile...

Cancro al seno: può colpire anche gli uomini?

Tra gli uomini il cancro della mammella è molto raro: su 100 diagnosticati solo uno è maschile. Ma questo non deve comunque suggerire di ignorare l’eventuale comparsa dei caratteristici campanelli d’allarme del cancro al seno. Il professor Paolo Veronesi (nella foto),  direttore della Divisione di Chirurgia Senologica dell’ Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano è con noi per parlarne.

veronesi

 

Professor Veronesi, sappiamo che il carcinoma della mammella si sviluppa raramente negli uomini. Qual è l’età media in cui di norma compare?

“In genere, riguarda uomini nella fascia di età compresa tra i 60 e i 70 anni. È realmente quasi inesistente nella popolazione maschile più giovane, anche se sappiamo bene che in medicina l’avverbio “mai” non si può usare. È utile quindi che tutti gli uomini siano a conoscenza del fatto che anche le loro ghiandole mammarie, che pure sono minuscole, possono ammalarsi di tumore, allo scopo di non ignorare eventuali manifestazioni di allarme”.

Nell’uomo con quali sintomi si manifesta inizialmente il carcinoma del seno?

“La comparsa di un nodulo nella mammella è il segno chiave, come del resto nella donna. Possono associarsi deformazione (anche lieve) del capezzolo e fuoriuscita, sempre dal capezzolo, di piccolissime quantità di sangue”.

Potrebbe essere utile che anche gli uomini si sottoponessero regolarmente alla mammografia, almeno a partire dai 60 anni?

“No, non servirebbe a nulla per due ragioni: il carcinoma maschile della mammella è estremamente raro, individuare tempestivamente un nodulo con la palpazione per gli uomini è estremamente semplice. La ghiandola mammaria maschile è omogenea e di dimensioni ridotte quindi un eventuale nodulo si scopre subito”.

Una volta scoperto il nodulo, cosa si deve fare?

“In prima battuta, l’uomo si deve rivolgere al proprio medico di famiglia, il quale lo indirizzerà dal senologo. Il senologo prescrive l’ecografia e, a seguire, la mammografia che permettono di stabilire se è opportuno procedere con una biopsia del nodulo, che consiste nel prelevarne un frammento per analizzarlo e comprenderne la natura. Se si accerta che si tratta di cancro al seno, è necessario l’intervento chirurgico da asportazione della ghiandola mammaria e, allo stesso tempo, del cosiddetto “linfonodo sentinella”, che si trova nel cavo ascellare. Questo linfonodo è il primo a cui può arrivare il carcinoma mammario”.

Dopo l’asportazione chirurgica del nodulo si devono affrontare altre cure?

“Raramente è necessaria la radioterapia e ancora più di rado la chemioterapia. Solitamente la terapia prevede il tamoxifene che è un farmaco che contrasta l’azione nociva degli estrogeni sulla ghiandola mammaria. Il cancro al seno è infatti un tumore quasi sempre ormono-sensibile, strettamente correlato agli estrogeni”.

Che cosa può determinare la presenza di alti livelli di estrogeni in un uomo?

“Una delle cause più comuni è l’obesità. I depositi adiposi per loro caratteristica sono infatti produttori di estrogeni”.

Quali sono gli altri possibili responsabili della malattia negli uomini?

“Può essere implicata l’alterazione di due specifici geni, chiamati con le sigle BRCA1 e BRCA2. Ha un suo peso anche la familiarità per questo tipo di carcinoma: un uomo che ha avuto la mamma o una zia o una sorella o una nonna colpite deve stare più in guardia”.

Ci sono altre malattie che possono colpire le mammelle maschili?

“C’è una condizione, definita ginecomastia, in presenza della quale una o entrambe le mammelle maschili appaiono sensibilmente ingrossate perché la ghiandola mammaria è andata incontro a un aumento di volume. Non va confusa con la cosiddetta lipomastia, che è l’aumento del volume delle mammelle maschili dovuto alla presenza di grasso e tipica degli uomini in sovrappeso”.

Qual è la causa della ginecomastia?

Si deve a uno squilibrio ormonale tra estrogeni e testosterone, che è l’ormone maschile prodotto dai testicoli. Gli estrogeni prendono cioè il sopravvento sul testosterone e questo può accadere o perché diminuisce la produzione del testosterone o perché aumenta la produzione di estrogeni o per entrambe le eventualità. Possono determinare il problema vari farmaci, tra cui gli antidepressivi, gli ansiolitici, alcuni farmaci usati per le malattie del cuore. Anche l’alcol, le anfetamine, la marjuana e l’eroina (che sono sostanze proibite) possono indurre la comparsa del problema”.

I neonati, anche maschi, possono avere le mammelle gonfie: è un problema anche questo?

“Assolutamente no. La ginecomastia neonatale, così si chiama la condizione, è dovuta all’azione degli estrogeni materni che possono permanere nel sangue per qualche tempo dopo la nascita. Nell’arco di due-quattro settimane il fenomeno si risolve spontaneamente”.

 

 

 
 
 

In sintesi

Come si fa l’autopalpazione del seno?

Per gli uomini l’autopalpazione è una pratica semplice e velocissima. Possono effettuarla rapidamente mentre fanno la doccia anche abitualmente. Per le donne è un rituale lievemente più complicato, ma questo non deve certo suggerire di desistere perché è a tutti gli effetti un salva-vita.

Lo scopo: l’autopalpazione serve a scoprire la presenza anomala di un nodulo o di una qualsiasi altra irregolarità nel seno o del capezzolo.

Quando effettuarla: andrebbe eseguita ogni mese dai 25 anni in avanti, dieci giorni dopo l’inizio delle mestruazioni. Qualsiasi alterazione eventualmente rilevata va sottoposta prontamente all’attenzione del medico.

Come procedere: l’autopalpazione va eseguita senza fretta, in un ambiente ben illuminato.

1) In piedi, davanti allo specchio, con le braccia tese prima lungo i fianchi e poi in alto sopra la testa, cerca di individuare l’eventuale presenza nei capezzoli o nelle mammelle di infossamenti o sporgenze irregolari.

2) Sdraiata sul letto, tocca con decisione il seno sinistro con la mano destra e viceversa. Mentre esegui la manovra su una mammella, l’altro braccio va tenuto piegato, con la mano sotto la testa.

3) Ancora in posizione sdraiata, tenendo la mano estesa e le dita vicine, sposta i polpastrelli su tutta la mammella (compresa la piega sotto-mammaria), compiendo piccoli movimenti rotatori ed esercitando una pressione decisa.

4) Da seduta, prosegui nella ricerca di eventuali noduli o indurimenti, tastando con i polpastrelli il prolungamento ascellare della mammella e l’ascella.

In cosa consiste lo screening mammografico?

Su indicazione dell’Istituto superiore di sanità lo screening mammografico, cioè la mammografia di controllo viene erogata gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale a tutte le donne dai 50 ai 69 anni, ogni due anni. Alcune regioni hanno stabilito, in via precauzionale, di estendere la prestazione a tutte le donne tra i 45 e i 75 anni. In caso di familiarità per cancro al seno lo screening mammografico si deve iniziare prima: spetta al senologo suggerire l’età giusta da cui iniziare.

 

Fonti / Bibliografia

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