Epatite A nei bambini: sintomi, incubazione, cura

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo, con la consulenza di Elena Bozzola - Dottoressa specialista in Pediatria

L’infezione da HAV provoca disturbi vaghi e leggeri e solitamente non lascia conseguenze. Tuttavia è importante che i bambini non consumino pesce crudo, soprattutto molluschi come cozze e vongole, se non adeguatamente cotte

Epatite A nei bambini: sintomi, incubazione, cura

Ci sono diversi casi di epatite A nel nostro Paese, tra la Campania e il Lazio del sud. A Napoli, i contagi sono già circa 150, con una settantina di persone ricoverate all’ospedale Cotugno e alcune in pronto soccorso. Casi di epatite A sono stati rilevati anche in Lazio, nelle zone di Formia, Fondi, Latina, Aprilia e altre. Secondo le fonti sanitarie, il focolaio potrebbe essere dovuto al consumo di frutti di mare coltivati in acque non sicure, ingeriti crudi.

Sembra che l’infezione abbia coinvolto per il momento anche quattro bambini, ricoverati all’ospedale pediatrico Santobono di Napoli con i sintomi dell’epatite.

Per i bambini, la situazione è sotto controllo, mentre per gli adulti la situazione è più seria e potrebbe essere necessario un trapianto di fegato.

Sintomi iniziali

L’epatite A è un’infezione acuta del fegato dovuta a un virus. Dopo un periodo variabile di incubazione, può dare luogo a sintomi come:

  • stanchezza
  • inappetenza, nausea, vomito
  • dolore addominale concentrato soprattutto nella zona del fegato
  • ittero, ossia colorazione giallastra di pelle e fondo degli occhi
  • urine scure
  • dolori muscolari
  • febbre non elevata.

Questa fase dura solitamente due mesi – due mesi e mezzo, anche se in alcuni casi può protrarsi fino a sei mesi.

Epatite A nei bambini

“L’infezione nei bambini è di solito una malattia acuta e autolimitante, che cioè si risolve spontaneamente” precisa la dottoressa Elena Bozzola, Il Bambino e il suo Pediatra onlus. “Può essere accompagnata da malesseri generali e aspecifici, come febbre, malessere, anoressia, vomito, nausea, dolore o fastidio addominale e diarrea”. I sintomi si sviluppano in genere tra i 15 e i 50 giorni dopo l’esposizione al virus. Durante il primo periodo sono elevate, nel sangue, le aminotransferasi, enzimi importanti per il metabolismo delle proteine.

La colorazione giallastra della cute e il colore scuro delle urine sono legate (ittero, appunto) a un accumulo di bilirubina e si manifestano di solito una settimana dopo l’inizio dei sintomi. L’insufficienza epatica acuta è rara in età pediatrica, soprattutto nei bambini che non presentano malattie di base. Vi possono essere anche manifestazioni transitorie non legate al fegato, per esempio rash (colorazione rosso acceso del viso) e dolore alle articolazioni.

Periodo di incubazione

La fase di incubazione dell’epatite A dura alcune settimane, prima che compaiano i sintomi veri e propri. Questa fase può essere pericolosa perché, anche se una persona non ha disturbi, è portatrice del virus e può quindi diffonderla a sua volta ad altri individui. Nel caso dei bambini, poi, a volte l’incubazione non sfocia nemmeno nella malattia con sintomi.

È bene comunque precisare che la trasmissione dell’epatite A avviene soprattutto per via oro-fecale, ossia ingerendo cibo contaminato e molto più raramente per contatto diretto tra persone. Nei bambini il periodo di incubazione del virus può essere ampio, di 15-50 giorni (media 28 giorni). Il virus può essere rilevato nelle feci almeno una settimana prima della comparsa di evidenze di epatite e può essere rilevato per almeno 33 giorni dopo l’esordio della malattia.

Cura

Per poter trattare adeguatamente l’epatite A, è importante prima effettuare una corretta diagnosi. Questa avviene con la visita e la valutazione dei sintomi e dei segnali come nausea, vomito, colorazione giallastra della pelle e della sclera degli occhi. I sintomi vengono messi a confronto con l’anamnesi, ossia con la valutazione della storia clinica passata e recente della persona, dalla quale si deduce se si è verificato il consumo di frutti di mare crudi o altre situazioni a rischio.

Si può effettuare un’ecografia del fegato che risulta ingrossato e analisi del sangue dalle quali possono risultare alterazione dei valori legati alla funzionalità del fegato stesso. La diagnosi definitiva si ottiene solo con il dosaggio, nel sangue, degli anticorpi diretti contro l’HAV. Se sono alti gli anticorpi IgM, significa che l’infezione è recente. Se sono alte le IgG, l’infezione è pregressa.

Le cure contro l’epatite A consistono semplicemente nel riposo e nel seguire una dieta leggera. Solitamente, infatti, l’infezione regredisce spontaneamente, anche nel caso dei bambini. Si deve evitare di compiere sforzi fisici ed è essenziale non consumare alcolici e alimenti grassi fino a completa guarigione.

Attenzione ai valori nell’epatite A

Quando si sospetta un problema del fegato, come appunto un’epatite, è opportuno controllare alcune sostanze nel sangue, essenziali per valutare la salute del fegato stesso e anche delle vie biliari.

Queste sostanze sono alcuni enzimi, chiamate transaminasi, ma anche la bilirubina. Entrambe possono essere dosate attraverso un semplice prelievo del sangue.

Le transaminasi più indicative per la funzionalità epatica sono:

  • ALT (alanina aminotransferasi), specifica per il fegato. I suoi livelli sono considerati normali se compresi tra 7 e 55 U/L (unità per litro).
  • AST (aspartato aminotransferasi), presente anche nel cuore e nei muscoli. I livelli normali sono 8-48 U/L.
  • GGT (gamma-glutamil transferasi), presente principalmente nel fegato e nelle vie biliari. Sono considerati regolari valori compresi tra 7 e 50 U/L per gli adulti, tra 12 e 50 per i bambini.

Quando i valori di queste sostanze si innalzano notevolmente, anche fino a dieci volte i valori normali, è indice di un problema al fegato come epatite o anche cirrosi.

La bilirubina, invece, è un pigmento giallo-arancione prodotto dal naturale processo di degradazione dell’emoglobina, derivante dai globuli rossi invecchiati dopo un ciclo vitale di circa 120 giorni. Viene elaborata dal fegato ed eliminata attraverso la bile, quindi rappresenta un importante indicatore di funzionalità del fegato e delle vie biliari.

Deve essere in quantità ridotte, con valori compresi tra 0,3 e 1 mg/dl (milligrammi per decilitro di sangue). Se questi valori aumentano, è segno di infiammazione del fegato.

Scopri tutto anche sull’epatite B

Le cause

L’epatite A è dovuta a un virus, l’HAV, che proviene dalle feci degli individui affetti e che, attraverso la rete fognaria, giunge nelle acque di fiumi, laghi e mari e può resistervi anche per lunghi periodi. Entra in contatto con i molluschi bivalvi come vongole e cozze e questi, che filtrano le acque stesse, possono trattenere il virus anche in grandi quantità.

Il contagio avviene quindi se una persona consuma questi frutti di mare crudi o poco cotti: una adeguata cottura, infatti, elimina il virus. Il rischio si corre soprattutto nelle zone di mare densamente popolate, dove c’è l’abitudine di consumare molluschi crudi e dove non esiste una adeguata gestione delle acque provenienti dalla rete fognaria.

In casi più rari il contagio si verifica anche consumando frutta e ortaggi lavati con queste stesse acque contenenti il virus, oppure manipolate da persone infette che non hanno osservato una adeguata igiene delle mani. Ancora più raramente, il contagio tra persone adulte può verificarsi attraverso i rapporti sessuali anali e orali.

Come prevenire l’epatite A in gravidanza

Contro l’epatite A è importante osservare alcune essenziali regole di prevenzione, valide sempre e in modo particolare tra le persone fragili, i bambini piccoli e le donne in gravidanza.

In gestazione, contrarre il virus non espone il feto a rischi di malformazioni, ma in alcuni casi può portare a un parto prematuro. Di conseguenza è importante:

  • consumare frutti di mare solo ben cotti
  • lavare le mani con cura e frequentemente
  • igienizzare le superfici di cucina che sono state a contatto con alimenti crudi
  • sbucciare la frutta e lavare la verdura solo con acqua sicura dal rischio di contaminazione. Se questo non è possibile, consumarla cotta
  • utilizzare il preservativo in caso di rapporti sessuali promiscui, non conoscendo lo stato di salute del partner. L’epatite A si trasmette infatti anche per via sessuale.

Esiste anche un vaccino contro l’epatite A, ma è indicato solo per chi si reca in luoghi endemici (come alcune zone di Africa, Asia e Sudamerica) e per le persone che hanno già malattie del fegato a rischio di peggioramento in caso di infezione da HAV.

Photo By Harry Fabel for pixabay

 
 
 

In breve

L’epatite A si contrare quasi sempre da frutti di mare contaminati consumati crudi o poco cotti. La prima prevenzione contro questa infezione è quindi evitare questo tipo di cibo. Il discorso vale soprattutto per persone fragili, bambini e donne in gravidanza

 

Fonti / Bibliografia

Pubblicato il 26.3.2026 Aggiornato il 26.3.2026
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