Epilessia a scuola: come gestire una crisi in classe e cosa fare subito

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo

Esiste un protocollo per gestire la crisi epilettica e per la corretta somministrazione dei farmaci a scuola. Insegnanti e compagni possono poi collaborare per creare un ambiente sereno e sicuro.

Epilessia a scuola: come gestire una crisi in classe e cosa fare subito

L’epilessia consiste in un disturbo neurologico legato a cause genetiche e a lesioni cerebrali.

Nel nostro Paese ne sono soggette circa 500mila persone, anche nell’infanzia, quindi può succedere che un episodio di malessere si verifichi a scuola.

Gli insegnanti devono saper intervenire ed è importante che i compagni di classe siano preparati ad affrontare una situazione delicata senza spaventarsi e senza assumere atteggiamenti inopportuni nei confronti del piccolo.

Anche per questo, l’Ospedale Bambino Gesù di Roma ha condotto iniziative di formazione per gli insegnanti in numerose scuole, coinvolgendo migliaia di docenti, in collaborazione con la Lega italiana contro le epilessie – Lice.

Dall’analisi dei risultati, è emerso che in un istituto su tre si è verificato almeno un episodio di crisi epilettica, ma grazie alla formazione, il personale è riuscito a gestire adeguatamente le situazioni nella quasi totalità dei casi e solo in una circostanza è stato necessario il ricovero in ospedale.

Le manovre corrette 

Quando il bambino perde conoscenza ed è successo a convulsioni, esiste uno specifico protocollo operativo per gestire la situazione. Ecco cosa bisogna ricordare:

  • La crisi epilettica può presentarsi senza segnali premonitori, oppure al contrario essere preceduta dall’aura, una serie di segnali come straniamento, ansia, impressioni visive, sonore, olfattive. Insieme al medicinale è importante conservare una copia della documentazione medica in cui si riporta la modalità con cui normalmente si verifica la crisi.
  • Nella maggior parte dei casi, le crisi epilettiche durano meno di due minuti e si risolvono spontaneamente, senza che sia necessario somministrare il farmaco o chiamare il pronto intervento
  • I segnali che accompagnano la crisi, come irrigidimento muscolare e perdita di coscienza passano con il risolversi della crisi stessa
  • Una crisi epilettica prolungata si verifica quando si protrae per più di 3-4 minuti. In questo caso va somministrato il medicinale
  • Può essere pericolosa quando dura da 5 a 10 minuti oppure a una crisi ne segue poco dopo una seconda. Oltre a somministrare il farmaco, si deve chiamare l’ambulanza
  • Se è la prima volta che compare una crisi e un bambino non è stato segnalato prima come soggetto a epilessia, è urgente contattare il 118 e seguire le indicazioni fornite, avvisando al più presto la famiglia.
  • Mentre il bambino ha la crisi, l’intera classe deve collaborare. Le manovre di primo intervento sono solitamente affidate all’insegnante oppure alla persona designata dal dirigente.

Quello che accade al bambino o compagno di classe va osservato con attenzione per essere poi riferito ai medici e alla famiglia.

Nel frattempo è importante:

  1. Lasciare spazio intorno al bambino, slacciargli cintura o camicia, togliere gli occhiali se li porta e rimuovere oggetti pericolosi, appuntiti o taglienti
  2. Porre sotto la testa del piccolo un cuscino, una giacca arrotolata o qualcosa di morbido per proteggerlo durante la fase convulsiva
  3. Girarlo delicatamente su un fianco, senza bloccarne i movimenti
  4. Restare accanto al bambino fino a quando si riprende, senza forzarlo ad alzarsi perché per recuperare le forze possono essere necessari diversi minuti
  5. Parlargli in modo calmo e gentile, rassicurandolo e lasciandogli la possibilità che torni a orientarsi nell’ambiente circostante.

Cosa non fare mai durante una crisi

  1. Spaventarsi e contribuire a creare un clima di tensione e ansia 
  2. Scuotere il bambino nella speranza che possa tornare in sé 
  3.  Cercare di aprirgli la bocca per tirare fuori la lingua, non somministrare acqua, zucchero e nulla da bere o da mangiare
  4. Parlare a voce alta per riscuoterlo
  5. Provare a metterlo seduto

Una vera prevenzione è complessa, ma è utile restare accanto al bambino in determinati momenti pericolosi per una crisi (per esempio, mentre scende le scale) e cercando di evitare che entri in contatto con eventuali fonti che possono scatenare il problema, come luce intensa o intermittente, fonti sonore fastidiose, rumori improvvisi.

Il protocollo di emergenza con i farmaci

Un aspetto fondamentale della gestione dell’epilessia a scuola è la somministrazione del farmaco, che è classificato come salvavita.

Per assicurarsi che il bambino riceva il medicinale in caso di necessità, esistono linee guida ministeriali per la somministrazione dei farmaci in orario scolastico, che vanno seguite per legge dai vari istituti.

Il medicinale (come per esempio diazepam e midazolam) non può semplicemente essere consegnato alla scuola dalla famiglia, ma il dirigente scolastico deve autorizzarne il deposito a scuola dopo aver ricevuto una adeguata documentazione che consiste in:

  1. Richiesta formale per iscritto della famiglia del bambino con epilessia, con certificato medico e piano di cure rilasciato del medico curante oppure dalla struttura specialistica che segue il piccolo. Nel certificato devono essere presenti anche le indicazioni su modalità e tempi di somministrazione del medicinale, oltre alle spiegazioni in merito alla conservazione del farmaco stesso.
  2. Il dirigente scolastico deve individuare un luogo adatto per conservare il farmaco, in un luogo asciutto e buio, solitamente a temperatura ambiente e comunque non superiore a 25 gradi (a meno che non vi siano diverse indicazioni per la conservazione da parte della casa farmaceutica) per essere sicuri che mantenga l’integrità e quindi l’efficacia.
  3. È inoltre necessario accertarsi che il farmaco possa essere prelevato e somministrato adeguatamente e in tempi brevi in caso di bisogno. Di conseguenza non deve essere riposto in un luogo inaccessibile, per esempio in un armadietto o in un cassetto chiuso la cui chiave sia in possesso di una sola persona, perché l’accessibilità deve essere immediata in caso di emergenza.
  4. Il luogo prescelto deve essere fuori dalla portata degli altri alunni per evitare l’uso improprio.
  5. La data di scadenza va verificata periodicamente per assicurare la sostituzione tempestiva.
  6. Il dirigente scolastico non può rifiutarsi di attivare il protocollo di somministrazione del medicinale. Nel caso non sia possibile individuare figure, all’interno del personale scolastico, disposte a collaborare, si deve trovare un’alternativa segnalando il fatto alla Asl di competenza.

Come parlarne con i compagni di classe per evitare discriminazioni

L’esperienza scolastica di un bambino con epilessia è solitamente regolare e il piccolo non ha problemi di apprendimento.

La situazione diventa ancora più positiva quando il piccolo si sente accolto dai compagni e questo avviene anche attraverso una presa di consapevolezza da parte di questi ultimi.

I compagni di classe vanno infatti avvisati, per non spaventarsi in caso di crisi e per collaborare loro stessi a un ambienti più sereno e sicuro per il loro amico.

Genitori e insegnanti devono trovare un momento per spiegare che il compagno di classe ha un problema di salute, che si può curare, per il quale serve sostegno e collaborazione anche da parte loro

Va chiarito che la perdita di coscienza, l’irrigidimento e gli altri sintomi sono reali e non simulati.

I bambini devono capire che il compagno non va né deriso, né compatito, che bisogna rispettare il suo bisogno di silenzio e tranquillità e di privacy.

Il piccolo con epilessia va protetto da scherzi poco piacevoli e anzi i compagni, per quello che possono essendo anch’essi bambini, possono vigilare durante le attività e i giochi, riferendo all’insegnante eventuali segnali anomali che possono precedere la crisi.

Foto di copertina generata con AI
 
 

In breve

L’epilessia in classe viene gestita efficacemente seguendo le linee guida di prima assistenza e di somministrazione del medicinale a scuola. Insegnanti e compagni del bambino devono collaborare per rendere la scuola un ambiente sicuro e sereno.

Fonti / Bibliografia

Pubblicato il 1.10.2026 Aggiornato il 1.10.2026
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