Epilessia nei bambini: sintomi e cosa fare. I consigli del neurologo Nicola Specchio

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo

Convulsioni, movimenti incontrollati, perdita di coscienza sono legate ad un’alterazione dell’attività elettrica del sistema nervoso. L’epilessia può essere trattata con farmaci e altri sistemi dopo una adeguata diagnosi.

Epilessia nei bambini: sintomi e cosa fare. I consigli del neurologo Nicola Specchio

L’epilessia nei bambini è una condizione abbastanza comune. A volte la crisi epilettica si presenta come episodio isolato, in altri casi gli eventi si ripetono più volte.

“L’epilessia consiste nel ripetersi di crisi le quali generalmente sono caratterizzate da perdita di coscienza e movimenti incontrollati” spiega il dottor Nicola Specchio, responsabile Uoc Neurologia dell’Epilessia e disturbi del movimento dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. “Le cause possono essere di origine genetica o legate ad alterazioni strutturali cerebrali. È importante che il bambino affetto da epilessia sia seguito da un centro specializzato, in modo da poter seguire le cure adeguate che gli garantiscano una buona qualità di vita”.

Come si manifesta

La crisi epilettica può essere descritta come una “scarica elettrica” prodotta dalle cellule del cervello, che causa movimenti bruschi ed incontrollati, perdita di contatto con l’ambiente, e talora cadute.

È scatenata da un’improvvisa abnorme attivazione delle cellule cerebrali (i neuroni), che può restare limitata ad un piccola area del cervello oppure diffondersi alle altre aree. Altre volte, invece, la scarica può coinvolgere fin dall’inizio e contemporaneamente tutte regioni del cervello.

A seconda delle regioni in cui si genera la crisi, anche le manifestazioni esterne saranno diverse: si può avere una attivazione del sistema motorio, sensitivo o riguardare l’area del linguaggio.

  1. Nelle crisi focali, possono verificarsi differenti manifestazioni che sono concordi con l’area cerebrale interessata: le più frequenti sono scatti, movimenti alterati, disturbi del linguaggio, déja-vu, riduzione del contatto con l’ambiente. È possibile che appaiano anche fenomeni visivi o gustativi, ossia impressione di vedere immagini che non ci sono o di percepire sapori.
  2. In caso di una crisi generalizzata (con interessamento di tutto il cervello dall’inizio), si possono osservare crisi di assenza o crisi tonico-cloniche.
  3. Nelle crisi di assenza il bambino è incosciente, con gli occhi aperti, ma generalmente non cade e non presenta disturbi motori.
  4. Nelle crisi tonico-cloniche, oltre alla perdita di coscienza, compaiono contrazioni muscolari diffuse, che provocano caduta. Spesso si verifica una contrattura della muscolatura mandibolare, talora difficoltà respiratoria.

Come comportarsi

Se il bambino presenta una crisi è importante mantenere sempre la calma e sapere quali sono i comportamenti utili e quali quelli da evitare.

Se si verifica una crisi tonico clonica generalizzata (una convulsione) è bene:

  • Porre un cuscino o qualcosa di morbido sotto il capo del bambino
  • Sistemarlo delicatamente su un fianco, in modo che la saliva defluisca dalla bocca
  • Non cercare di aprirgli la bocca
  • Evitare manovre di rianimazione e disostruzione. Questo intervento, essenziale in caso di soffocamento, è inappropriato in caso di crisi convulsiva
  • Attendere almeno tre minuti perché nella maggior parte dei casi in questo lasso di tempo la crisi si risolve senza necessità di intervento
  • Somministrare benzodiazepine (Diazepam o Midazolam) dopo 3 minuti, ma solo se si è ricevuta dal medico l’indicazione a procedere in tal senso.

Osservare come si presenta la crisi epilettica, facendo caso a manifestazioni peculiari come asimmetria nelle manifestazioni motorie per riferirle poi al medico.

Tutte le tipologie di crisi epilettica

“Non esiste una sola tipologia di crisi epilettica in età pediatrica, ma diverse a seconda dell’area cerebrale coinvolta dalla scarica elettrica” aggiunge il dottor Specchio.

Crisi focale

La scarica elettrica rimane confinata ad un solo gruppo di cellule (ossia, in una singola area cerebrale). A seconda della zona colpita, possono manifestarsi differenti tipologie di sintomi come disturbi del linguaggio, visivi, manifestazioni allucinatorie, sensazioni strane al gusto o all’olfatto, o più chiaramente manifestazioni motorie che colpiscono gli arti.

Crisi focale che diviene bilaterale tonico-clonica

In tale tipologia di crisi si attiva primariamente una ristretta area del cervello, dalla quale la scarica si diffonde ad altre aree limitrofe per poi coinvolgere completamente il cervello.

Crisi generalizzata

La più complessa nell’epilessia nei bambini e compare quando tutte le aree cerebrali sono coinvolte nel corto circuito simultaneamente. In queste crisi compaiono manifestazioni motorie bilaterali e completa perdita di coscienza, il bambino può cadere a terra e, al termine della crisi, si può osservare uno stato di pesante assopimento o di confusione.

Le cause dell’epilessia

L’epilessia può verificarsi in conseguenza di una predisposizione genetica o di una alterazione strutturale del cervello. Queste forme di epilessia sono tipiche dell’infanzia. Le altre epilessie sono invece dovute ad una alterazione strutturale che può essere congenita (come malformazioni) o acquisita (come esiti di accidenti vascolari).

Si può parlare di epilessia nei bambini quando si manifestano due o più crisi epilettiche non direttamente causate da febbre, infezioni, trauma cranico, ipoglicemia, alterazioni degli elettroliti (come il sodio) e altre situazioni che causano crisi in soggetti sani.

Come si scopre l’epilessia

Per capire se si tratta realmente di epilessia è necessario che il medico valuti le modalità con le quali si è presentata la crisi, coinvolgendo le persone che hanno – eventualmente – avuto modo di osservarla. Nei bambini, è fondamentale differenziare le crisi epilettiche rispetto alle sincopi da pianto (spasmi affettivi), vertigini, pavor notturno.

Occorre quindi effettuare alcuni esami strumentali, per esempio:

  • l’elettroencefalogramma, che attraverso il posizionamento di elettrodi sul cuoio cappelluto individua la presenza di anomalie dell’attività elettrica cerebrale
  • l’elettroencefalogramma dinamico, che si effettua a domicilio per un tempo di 24 ore circa mentre il bambino svolge le sue normali attività quotidiane
  • Il video-elettroencefalogramma, che si serve di una telecamera per verificare se esiste una relazione tra le manifestazioni cliniche e l’attività cerebrale.

“Nel sospetto di una epilessia a origine genetica sono importanti il counselling e le indagini di laboratorio che possano identificare uno specifico gene responsabile dell’epilessia” specifica il dottor Specchio.

Il sostegno dei bambini con epilessia

I bambini sono la categoria più soggetta alle crisi epilettiche: “Fortunatamente, spesso si tratta di epilessie che si autolimitano nel tempo” assicura lo specialista. “Queste sono facilmente curabili e destinate a scomparire completamente con l’adolescenza. Per aiutare i piccoli con epilessia, è fondamentale garantire loro il completo sostegno dei genitori, della famiglia in generale e della scuola.

Innanzitutto, non ci si deve spaventare di fronte alla diagnosi di epilessia, né nasconderla a parenti o insegnanti: il bambino deve essere trattato come tutti gli altri e andare a scuola con i coetanei, poiché nella maggior parte dei casi le sua capacità e la sua intelligenza non risentono della malattia in sé.

È inoltre necessario creare attorno al bambino con epilessia un clima il più possibile sereno, come deve essere quello di tutti gli altri.

I bambini con epilessia possono praticare sport, in alcuni casi con supervisione, come per esempio nel nuoto.

Come si cura l’epilessia nei bambini

L’epilessia nei bambini si cura con la somministrazione di farmaci che sopprimono le crisi o ne riducono la frequenza. Il dosaggio dei farmaci va stabilito sotto stretto controllo medico in rapporto al peso e all’età. Nel 70% dei casi si ottiene un completo controllo sulle crisi con l’assunzione di terapia farmacologica.

Nei casi in cui la risposta ai farmaci sia insufficiente, si possono effettuare valutazioni più approfondite per individuare trattamenti di altro tipo. L’intervento chirurgico, per esempio, può essere scelto in una quota dei bambini che non ottengono il completo controllo sulle crisi con i farmaci.

Può essere effettuato un intervento vero e proprio sul cervello o, in altri casi, si può optare per l’impianto di uno stimolatore elettrico che agisce sul nervo vago. Per alcune forme di epilessie ad etiologia genetica vi sono attualmente alcune terapie in corso di sperimentazione clinica.

Infine, buoni risultati si possono ottenere con uno specifico regime dietetico denominato “dieta chetogenica”, che prevede l’assunzione di una elevata percentuale di grassi e una riduzione di proteine e di carboidrati.

Ogni approccio terapeutico deve essere concordato con la famiglia ed essere predisposto da neurologi esperti in epilessia nei bambini.

 
 
 

In breve

Se un bambino è soggetto a una crisi epilettica, è importante mantenere la calma per non agitare ulteriormente il piccolo. Non occorre effettuare manovre di rianimazione cardiaca o altro, ma è bene segnalare al medico l’episodio e seguire la cura indicata.

 

Fonti / Bibliografia

Pubblicato il 13.2.2026 Aggiornato il 13.2.2026
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