Fatica cronica: in arrivo il test per identificarla

Luce Ranucci A cura di Luce Ranucci Pubblicato il 14/06/2019 Aggiornato il 14/06/2019

La fatica cronica è una malattia vera e propria ma, mancando un test specifico per identificarla, è spesso non creduta e considerata immaginaria. Ora però le cose potrebbero cambiare

Fatica cronica: in arrivo il test per identificarla

La fatica cronica colpisce sempre più persone, specialmente nelle grandi città, ma troppo spesso viene sottovalutata e anche non creduta. Questo anche perché è sempre difficile riuscire a identificarla, in quanto manca un test apposito per la diagnosi. Si sta mettendo a punto, però, un prototipo di test del sangue per eseguire in modo obiettivo la diagnosi di questa malattia che è davvero invalidante.

Test in fase “pilota”

Reso noto sulla rivista Pnas, il test, ancora in fase pilota, è stato messo a punto da esperti della Stanford University (California) e provato su 40 individui, 20 con la sindrome e 20 sani. “Troppo spesso questa malattia è derubricata come immaginaria”, afferma Ron Davis, uno degli autori del lavoro. La sindrome è caratterizzata da esaurimento psicofisico e sintomi variabili che spaziano da sensibilità alla luce a dolori diffusi. La diagnosi a oggi si fa per esclusione e cioè quando questi sintomi non sono riconducibili a nessun’altra malattia nota.

Nel sangue la reazione allo stress

Il test messo a punto dagli scienziati americani si basa su un’analisi biochimica che va a valutare la risposta a un forte stress indotto a carico delle cellule del sangue, che vengono raccolte con un prelievo. Utilizza, come definiscono gli stessi ricercatori, un “testnanoelettronico” , ossia un test che misura i cambiamenti relativi alle piccole quantità di energia delle cellule umanitarie e del plasma sanguigno.

Cariche elettriche che cambiano

Analizzando i cambiamenti nella loro attività elettrica, i ricercatori si accorgevano che tutti i campioni di sangue provenienti dai pazienti con questa sindrome vedevano un picco netto nell’attività rispetto al sangue delle persone sane. In individui non ammalati le cellule reagiscono prontamente allo stress senza scossoni, quindi senza grosse modifiche del loro ‘comportamento’. Nei pazienti con la sindrome, invece, il forte stress fa sbalzare la carica elettrica delle cellule in modo esagerato, perché queste non riescono a reagire ad esso.

 

 

 

ATTENZIONE

POSSIBILI ESTENSIONI

“Il nostro studio”, spiega Ron Davis, “dà una prova scientifica che questa malattia non sia un’invenzione dei pazienti. Vediamo una chiara differenza nel modo in cui le cellule immunitarie di soggetti sani e di pazienti reagiscono allo stress. Se validato su un maggior numero di soggetti, in futuro – conclude Davis – lo stesso test potrà essere usato anche per testare l’efficacia di farmaci potenziali contro la sindrome”.

 

Fonti / Bibliografia

  • A nanoelectronics-blood-based diagnostic biomarker for myalgic encephalomyelitis/chronic fatigue syndrome (ME/CFS) | PNASMyalgic encephalomyelitis/chronic fatigue syndrome (ME/CFS) is a disease which afflicts approximately 2 million people in the United States and many more around the globe. A combination of factors might trigger ME/CFS, and there is currently no well-established blood-based biomarker to diagnose it. Taking advantage of advancements in micro/nanofabrication, direct electrical detection of cellular and molecular properties, microfluidics, and artificial intelligence techniques, we developed a nanoelectronics blood-based assay that can potentially establish a diagnostic biomarker and a drug-screening platform for ME/CFS. Given the significance of this assay, we envision it has the potential to be widely employed in research laboratories and clinics in the future as an aid to physicians as well as to our colleagues in the ME/CFS research community.
  • Biomarker for chronic fatigue syndrome identified | News Center | Stanford MedicineStanford scientists devised a blood-based test that accurately identified people with chronic fatigue syndrome, a new study reports.
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