Febbre West Nile: 10 domande all’esperto

Laura de Laurentiis
A cura di Laura de Laurentiis
Pubblicato il 29/08/2018 Aggiornato il 29/08/2018

Di febbre West Nile (conosciuta anche come febbre del Nilo) si sente sempre più parlare ma non è facile avere le idee chiare. Facciamo il punto con il dottor Fabrizio Pregliasco, virologo e infettivologo presso l'università di Milano

Febbre West Nile: 10 domande all’esperto

Secondo l’ultimo aggiornamento di Epicentro (Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute) dell’Istituto superiore di sanità da giugno al 23 agosto sono stati segnalati 255 casi umani dell’infezione nota come “febbre del Nilo” o “febbre West Nile”, dal nome del virus che la provoca e che viene spesso chiamato con la sigla WNV. Dieci sono invece stati i decessi.  È dunque allarme per questa infezione che si contrae in seguito alla puntura di una zanzara infetta?  In realtà la situazione non è considerata drammatica dagli infettivologi, anche se è vero che il numero delle persone che si sono ammalate quest’anno è più alto rispetto a quello degli anni passati.  Il dottor Fabrizio Pregliasco, infettivologo e virologo presso l’università di Milano, è con noi per rispondere a tutti i dubbi sulla malattia.

1 Da cosa è causata l’infezione West Nile?

Ne è responsabile un virus della famiglia dei flavivirus, chiamato West Nile (in italiano “virus del Nilo Occidentale”, noto anche con la sigla WNV) e isolato per la prima volta in Uganda nel 1937. Con il passare degli anni si è diffuso praticamente in tutto il mondo. In Italia è stato individuato per la prima volta verso la fine del secolo scorso questo secolo. I virus che hanno provocato la malattia quest’anno sono autoctoni, cioè non sono arrivati al seguito di viaggiatori ma si sono sviluppati nelle nostre zone.

2 Come avviene la trasmissione?

Il contagio non avviene mai da uomo a uomo ma sempre e comunque con la mediazione di un cosiddetto “vettore”. Il vettore del WNV è nella maggior parte dei casi una zanzara di tipo Culex, che, se infetta, può inoculare il virus attraverso la sua puntura. Le zanzare Culex non si distinguono dalle altre, almeno se non si è superesperti e con l’occhio allenato. Si sa inoltre che può fare da vettore anche la zanzara tigre, che punge anche di giorno e si distingue dalle altre per avere il corpo rigato. Anche se raramente, l’infezione contratta dalla donna in gravidanza può essere trasmessa al bambino.

3 Quanto è lungo il periodo di incubazione?

Il periodo di incubazione, che è l’arco di tempo compreso tra l’ingresso del virus nell’organismo e la comparsa dei sintomi, è molto variabile. Può andare dalle 48 ore circa fino alle due settimane.

4 Anche gli animali si possono ammalare?

Sì, la zanzara trasmette la malattia anche agli animali. Di solito si tratta di uccelli e cavalli, ma ci sono casi di infezione anche tra cani, gatti, conigli.  Gli animali come l’uomo sono però “ospiti occasionali”, quindi non si trasformano in serbatoi dell’infezione. Questo significa che il contagio tramite vettore, oltre che non avvenire tra uomo e uomo, non si verifica neppure tra animale e uomo.

5 Con quali sintomi si manifesta la malattia?

Solo in circa il 20% dei casi l’infezione dà luogo a sintomi, mentre nei rimanenti casi, che sono la stragrande maggioranza, è del tutto asintomatica, quindi la persona non ha neppure consapevolezza di esserne colpita. I sintomi sono tendenzialmente lievi. Tra questi i più comuni sono: febbre (di norma non particolarmente alta), mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, eruzioni cutanee, dolori muscolari, malessere generale.

6 Nei bambini i sintomi sono più marcati rispetto agli adulti?

No, anzi è il contrario: nei bambini di solito la febbre è bassa, mentre tende a essere elevata e accompagnata da disturbi più significativi, tra cui mal di testa e indolenzimento muscolare, nei giovani adulti.

7 Chi è più a rischio?

A manifestare i sintomi più marcati sono invece gli anziani e le persone con il sistema immunitario indebolito. In questa casi particolari possono comparire tremori, disturbi alla vista, torpore, convulsioni, disorientamento, ovvero sintomi neurologici importanti, e diventa alto il rischio che si sviluppi la più temibile complicazione della malattia: l’encefalite, ovvero l’infiammazione del cervello che nei casi peggiori può avere conseguenze irreparabili.  L’eventualità è comunque statisticamente bassa: circa 1 caso su mille.

8 Come si effettua la diagnosi?

La diagnosi in prima battuta viene effettuata dal medico sulla base dei sintomi osservati. La conferma si ottiene ricorrendo a specifici  test di laboratorio eseguiti sul sangue o, in casi particolari (quando vi è il sospetto di encefalite), sul fluido cerebrospinale.

9 Quali sono le cure?

Non esiste una cura specifica per combattere l’infezione da West Nile. Per fortuna, quasi sempre i vari sintomi spariscono spontaneamente dopo alcuni giorni. Nei casi peggiori possono però protrarsi anche per settimane. In caso di sintomi molto gravi può essere necessario il ricovero in ospedale, per tenere sotto controllo la respirazione e l’idratazione del corpo.  Per abbassare la febbre va bene il paracetamolo. Si possono usare anche antidolorifici (FANS, cioè antiinfiammatori non steroidei) per diminuire il malessere generale.

10 Ci sono regole di prevenzione?

Poiché purtroppo non  esiste un vaccino contro l’infezione, l’unica prevenzione consiste nell’evitare di essere punti dalle zanzare, sia proteggendosi direttamente sia facendo in modo che non proliferino in casa, terrazza, balcone, giardino. Si devono quindi usare prodotti repellenti sulle zone scoperte del corpo. Nei bambini piccoli l’applicazione di questi prodotti va fatta ai bordi di magliette e camicini. I ventilatori, anche a movimento lento, tengono lontane le zanzare.  Sono utili le zanzariere da mettere alle finestre e gli zampironi (se tollerati) nei punti di accesso in casa. È di fondamentale importanza non lasciare acqua stagnante nei sottovasi delle piante, cambiare spessissimo l’acqua della ciotola di cani e gatti, perché le acque “ferme” sono un habitat ideale per le zanzare.

 

DA SAPERE

TRA GIUGNO E OTTOBRE IL PERIODO PEGGIORE

Le zanzare portatrici dell’infezione generalmente acquisiscono il virus succhiando il sangue di un uccello infetto. Sono numerose le specie di uccelli selvatici, sia migratori che stanziali, che rappresentano il serbatoio naturale del West Nile più frequente. Tra gli uccelli-serbatoio: gazza, cornacchia grigia, ghiandaia, storno, rondine, rondone, merlo. I focolai dell’infezione sono più frequenti tra giugno e ottobre, proprio quando si registra la presenza contemporanea di numerose specie di uccelli e di zanzare.

 

 

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