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Una delle domande che si pongono i genitori, di fronte a un bambino con mal di gola o raffreddore, è se sia il caso di mandarlo a scuola oppure se sia meglio tenerlo a casa. La decisione dipende soprattutto dall’intensità dei sintomi e dall’età.
Un disturbo lieve e senza febbre, in un bambino attivo e in buone condizioni generali, di solito non richiede particolari precauzioni, soprattutto in età scolare.
È invece consigliabile tenere il figlio a casa in caso di febbre, mal di gola intenso, tosse frequente, stanchezza o irritabilità, perché significa che il corpo ha bisogno di riposo. Inoltre, in questi casi il rischio di contagio aumenta.
Nei bimbi più piccoli (nido e scuola dell’infanzia) è opportuno essere più prudenti. L’ideale comunque, soprattutto in presenza di dubbi o sintomi persistenti, è chiedere consiglio al pediatra.
Dubbi sul contagio
Un bambino con mal di gola o raffreddore evidente, in genere, è altamente contagioso. Nella maggior parte dei casi, infatti, questi disturbi sono causati da virus molto comuni, che circolano facilmente negli ambienti chiusi come le aule scolastiche.
Bastano uno starnuto, una mano non lavata o un oggetto condiviso perché il virus passi da un soggetto all’altro.
È vero che non si può evitare ogni raffreddore, ma sicuramente si può limitare la diffusione delle infezioni più fastidiose.
È anche per questa ragione che quando i sintomi sono intensi, si consiglia di tenere il bambino a casa: si tratta di una misura che, oltre a proteggere il diretto interessato, tutela i compagni e l’intera comunità scolastica. In realtà, il bambino può essere contagioso anche se le manifestazioni sono lievi, soprattutto nei primi giorni. Tuttavia, in questo caso i rischi sono inferiori. Si consiglia sempre di confrontarsi con il pediatra per capire come agire.
Raffreddore lieve o forte
Non tutti i raffreddori sono uguali e saperli distinguere aiuta molto. Alcuni sono lievi, quasi “di passaggio”: un po’ di naso che cola, qualche starnuto, ma il bambino gioca, ride, ha appetito, è attivo e non sembra particolarmente affaticato.
In questi casi, non è generalmente necessario tenerlo a casa da scuola, soprattutto se è in grado di gestire l’igiene di naso e mani. È importante insegnarli a soffiare il naso ogni volta che ne ha bisogno, a usare solo i fazzoletti di carta, gettandoli sempre nel cestino dopo l’utilizzo, e a lavarsi spesso le mani con acqua e sapone.
Diverso è quando il raffreddore diventa più impegnativo: il naso cola in continuazione, la tosse disturba, il bambino appare stanco, irritabile, magari con una leggera febbricola. In queste situazioni, il corpo necessita di una pausa. Spesso, la scelta migliore è tenere il bambino a casa, almeno per uno o due giorni, per favorire il recupero e ridurre il rischio di contagio.
Mal di gola, quando preoccuparsi
Anche i mal di gola non sono tutti uguali. A volte si tratta solo di un fastidio banale e leggero, magari legato all’aria secca o al naso chiuso della notte. Altre volte, invece, il dolore è più intenso e rende difficile mangiare o parlare. Ovviamente, le due situazioni vanno gestite in maniera diversa.
Se il mal di gola è lieve, magari è presente solo al mattino e non è accompagnato da altri sintomi, in genere il bambino può andare tranquillamente a scuola. Ma quando compaiono dolore forte, febbre, difficoltà a deglutire, grande stanchezza, placche o linfonodi ingrossati è meglio fermarsi e valutare con calma, sentendo il pediatra.
La febbre come chiaro segnale
Su una cosa concordano tutti: la febbre è un segnale da non ignorare. Indica, infatti, che l’organismo sta combattendo un’infezione e ha bisogno di riposo. Se la temperatura si alza, dunque, il bambino non dovrebbe andare a scuola.
Ignorare questo sintomo rischia di peggiorare le cose e allungare i tempi di guarigione. Anche una febbricola associata ad altri disturbi non va sottovalutata. A volte basta davvero poco: un paio di giorni tranquilli a casa, un po’ di riposo, qualche attenzione in più sono spesso sufficienti per far sì che il bimbo recuperi una buona forma.
Mandare a scuola un bambino visibilmente sofferente non aiuta lui e non aiuta i compagni. Al contrario, un giorno di riposo può prevenire peggioramenti e ricadute, accelerare la guarigione, ridurre la diffusione dei virus ed evitare settimane di assenze a catena.
Molto dipende anche dall’età
Per capire se mal di gola o raffreddore richiedono qualche giorno di riposo a casa bisogna considerare anche l’età del bambino. In linea di massima, con i più piccoli bisogna essere più cauti perché non sanno gestire tosse e secrezioni, hanno contatti più stretti e il rischio di contagio è più alto.
Potrebbero avere bisogno di frequenti lavaggi del naso. I bambini più grandi, invece, riescono a tollerare meglio piccoli malanni e a rispettare le regole igieniche.
Quando farlo rientrare
In linea di massima, il rientro a scuola è consigliato dopo almeno 24 ore senza febbre e senza farmaci. Per valutare la situazione, mamma e papà possono farsi una semplice domanda: “Se fossi io al suo posto, riuscirei ad affrontare una giornata intera fuori casa?”.
Osservare il bambino, ascoltare i suoi segnali e non avere paura di fermarsi quando serve è il modo migliore per prendersi cura di lui, e tutelare anche degli altri. Se il dubbio rimane, la prudenza è la scelta migliore.
Tenere presente, inoltre, che ogni scuola può avere protocolli specifici riguardo alla salute degli alunni. È importante, dunque, anche informarsi in merito al regolamento interno, ricordando sempre che le scelte individuali hanno un impatto collettivo.
Foto di copertina di ddimitrova via Pixaby.
In breve
Se il bambino ha raffreddore o mal di gola lievi, senza febbre e senza malessere, generalmente può andare a scuola. Al contrario, se i sintomi sono intensi e magari si accompagnano a febbre, stanchezza, tosse, è meglio tenerlo a casa. In caso di dubbio, la scelta più prudente è il riposo e il confronto con il pediatra, soprattutto nei più piccoli.
