Argomenti trattati
L’influenza australiana, per la stagione 2026, è arrivata con un certo ritardo nell’emisfero sud e questo fa pensare che anche da noi, i primi casi potrebbero essere registrati un po’ più tardi rispetto agli altri anni. Gli esperti spiegano che questa posticipazione potrebbe essere dovuta all’inverno mite in Australia e, in generale, all’aumento medio delle temperature anche in autunno, in Occidente.
Un’altra causa potrebbe essere legata al fatto che il virus prevalente dell’influenza australiana è l’A/H3N2, una variante già presente nelle stagioni passate verso il quale, quindi, parte della popolazione si presenta già protetta per il vaccino antinfluenzale degli scorsi anni e per l’immunizzazione naturale, che limitano la circolazione dei virus stessi.
E’ bene tenere presente, però, che l’influenza vera e propria arriverà nel nostro Paese in inverno, con il calo delle temperature. I sintomi non vanno sottovalutati ed è importante riconoscerli per distinguerli da altre forme simil-influenzali.
Sintomi in arrivo
“L’influenza arriva tutti gli anni, ma ogni stagione ha una storia diversa. Quest’anno potrebbe partire più lentamente e accelerare con il freddo” chiarisce il virologo Fabrizio Pregliasco. “Il messaggio, quindi, è semplice: niente allarmismi, ma nemmeno l’errore di aspettare il picco per pensare alla prevenzione”.
Riconoscere i sintomi dell’influenza australiana è essenziale per sapere come trattare questo disturbo in modo adeguato. Il discorso vale ancora di più per i soggetti fragili, come i bambini piccoli, gli anziani e le persone con malattie croniche. Stando ai dati che arrivano dall’emisfero australe, i sintomi caratteristici dell’influenza sono:
- raffreddore
- tosse
- dolori osteo-muscolari
- malessere generalizzato
- cefalea
- febbre alta
- disturbi gastrointestinali.
I sintomi durano circa 6 giorni e in questa fase è importante evitare i contatti con i soggetti fragili perché la contagiosità è molto elevata. Nel caso dell’influenza australiana, non è detto che compaiano tutti i sintomi elencati: è sufficiente che ci sia un disturbo respiratorio (come tosse o raffreddore), uno sistemico (come malessere e dolori diffusi) oltre alla febbre.
L’aumento della temperatura ha poi un esordio improvviso e sale subito a 38 gradi o anche di più. I malesseri possono variare anche in base all’età. I bambini e i ragazzi, per esempio, avvertono spesso anche mal di testa e disturbi gastrointestinali come diarrea e vomito.
“Per una persona giovane e sana l’influenza è spesso una settimana molto sgradevole. Per un anziano, un cardiopatico, un malato oncologico o una persona con disturbi cronici può invece diventare un problema serio” aggiunge il professor Pregliasco. “Il punto non è avere paura dell’influenza, ma evitare di banalizzarla”.
Leggi il nostro approfondimento sull’influenza australiana
Come mai il picco è in ritardo
Il picco dell‘influenza australiana del 2026 nell’emisfero australe è in ritardo per due motivi principali: l’inverno mite e l’immunità acquisita.
1) Il clima è più mite
La stagione invernale in Australia e Oceania, che corrisponde al periodo primaverile estivo nell’emisfero Boreale (a nord del pianeta, dove si trova anche l’Europa), è stata particolarmente mite e con temperature al di sopra della media.
I virus che caratterizzano l’influenza australiana (A/H3N2, A/H1N1 e B/Victoria) si trasmettono più facilmente con il freddo, perché le basse temperature riducono le difese immunitarie delle vie aeree, favorendo l’ingresso dei patogeni nell’organismo.
Inoltre, quando fa freddo si è portati a restare più a lungo in ambienti chiusi, con aria secca che rende particolarmente facile il passaggio di goccioline, cariche di particelle virali, da una persona all’altra. Un clima più mite rende maggiormente attive le difese naturali e spinge la gente a trascorrere più tempo all’aria aperta.
2) L’organismo riconosce i virus
Un altro motivo che ha posticipato il picco dei contagi dell’influenza australiana nell’emisfero sud del pianeta è la cosiddetta “immunità residua”.
Il sistema di difese di una persona conserva la memoria immunologica dai precedenti contagi e, in particolare, i linfociti T e B riconoscono i virus con i quali sono già entrati in contatto negli anni precedenti.
Questo, però, ha solo spostato in avanti il picco dei contagi e le autorità australiane hanno ribadito che i casi sono stati comunque numerosi e si sono verificati ricoveri in ospedale. È possibile che anche la situazione in Italia rispecchi un andamento simile, perché anche nel nostro Paese e in Europa l’autunno è iniziato con temperature al di sopra della media stagionale.
È possibile che la maggior parte dei casi si concentri nei mesi invernali, più freddi, caratteristica del resto dei virus influenzali.
Cosa fare
Il fatto che l’autunno sia decisamente più mite, però, non significa che in Italia non ci sarà un picco di casi, con rischi soprattutto per le persone fragili. Per questo è importante essere preparati ad affrontare un eventuale contagio.
- Seguire regole igieniche: dalla lezione della pandemia di Covid-19 è bene ricordare l’importanza di lavare spesso e con cura le mani con acqua calda e sapone, eventualmente utilizzando anche specifici gel
- Non entrare in contatto con soggetti fragili: se si hanno sintomi respiratori come raffreddore, mal di gola, tosse è bene evitare di avvicinarsi a bambini piccoli, anziani e persone con malattie croniche. Se non si può evitare, è importante utilizzare la mascherina
- Usare con intelligenza l’automedicazione: le persone adulte in buona salute possono gestire i sintomi influenzali anche con i medicinali di automedicazione, per esempio paracetamolo o fans contro la febbre o farmaci per mal di gola, dolori e altri disturbi. Il medico di medicina generale e il farmacista rappresentano un essenziale punto di riferimento.
- Valutare l’opportunità del vaccino: la vaccinazione antinfluenzale con l’australiana viene aggiornata di anno in anno per essere in grado di fronteggiare le mutazioni dei virus. “Vaccinarsi non significa avere la certezza assoluta di non infettarsi. L’obiettivo più importante è ridurre il rischio di forme serie, complicanze e ricoveri, soprattutto nelle persone più vulnerabili”, chiarisce l’esperto. “È questa la ragione per cui vaccinarsi prima che la stagione entri nel vivo resta la scelta preventiva fondamentale”. In Italia ci si può vaccinare in farmacia, dal medico oppure presso gli ambulatori vaccinali. Il vaccino è gratuito per le persone sopra i 60 anni, le donne in gravidanza, i bambini tra i 6 mesi e i 6 anni, i malati cronici o oncologici, gli operatori sanitari. In Lombardia, il vaccino è gratuito per tutti a partire dal 12 ottobre 2026.
Scopri qui tutto sul vaccino antinfluenzale 2026-2027
Infine, è opportuno, in caso di malesseri, rivolgersi prima al pediatra per i bambini e al proprio medico nel caso degli adulti, invece che recarsi subito al pronto soccorso. Sarà il medico stesso a valutare la situazione e a fornire indicazioni di comportamento.
In breve
L’influenza australiana potrebbe essere in ritardo anche da noi per il clima mite e l’immunità residua, che riconosce i virus. Tuttavia non va sottovalutata, soprattutto nel caso di bambini, donne in gravidanza e anziani, ricorrendo a vaccinazione, riposo e automedicazione intelligente
Fonti / Bibliografia
- Australia in Winter 2026
- Epidemia di influenza in Italia: un’analisi della situazione
- Campagna vaccinale antinfluenzaleCampagna antinfluenzale 2026/2027: vaccinazione gratuita per categorie a rischio e successivamente estesa a tutti. Prenota online su PrenotaSalute o contatta il tuo medico. Proteggi te stesso e la comunità
