Influenza K verso il picco: l’allerta dell’ISS con l’apertura delle scuole

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo, con la consulenza di Fabrizio Pregliasco - Dottore specialista in Infettivologia

Il ritorno sui banchi, in ambienti chiusi, affollati e poco aerati, favorisce la circolazione dei virus, come quelli dell'influenza, e i contagi tornano ad aumentare. Il pediatra va avvisato sempre ed è importante evitare di assumere antibiotici, inefficaci in questo caso.

Influenza K verso il picco: l’allerta dell’ISS con l’apertura delle scuole

L’influenza K verso il picco sta destando un po’ di preoccupazione. Si torna a essere a stretto contatto in ambienti chiusi, che favoriscono la circolazione di tutti i tipi di virus, tra i quali anche quello dell’influenza K che, come abbiamo visto, può eludere le difese del vaccino. È importante non sottovalutare i sintomi e affrontare il malessere nel modo adeguato, con riposo e idratazione. Il pediatra va sempre avvisato, soprattutto nel caso dei bambini molto piccoli, per evitare il rischio di complicanze.

Circolazione del virus 

Con la ripresa delle attività lavorative e delle scuole, adulti e bambini si ritrovano in ambienti ristretti e poco aerati. È anche questo a spingere l’influenza K verso il picco. Nei locali dove si trascorrono molte ore a contatto ravvicinato, i virus circolano facilmente e favoriscono il contagio.

Questo avviene non solo per l’influenza A/H3N2 che circola quest’anno, ma in generale per tutti i tipi di virus. Attraverso i colpi di tosse e gli starnuti, infatti, nell’ambiente si diffondono goccioline di saliva che contengono migliaia di virus.

Questi si depositano su oggetti che poi vengono toccati da altre persone, oppure entrano direttamente a contatto con le mucose di occhi, naso e cavo orale, diffondendosi nell’organismo dove si moltiplicano e danno luogo all’infezione.

I bambini in modo particolare sono stati definiti “super diffusori” perché proprio a scuola entrano in contatto con i virus e li trasmettono ai coetanei e anche ai parenti, esponendo involontariamente a rischio i fratellini più piccoli e i nonni anziani.

Sintomi

“Il picco dell’influenza K è probabilmente in questi giorni o comunque siamo in una fase di plateau” chiarisce il professor Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano “ma un aumento di casi a fine dicembre c’è stato già secondo quanto riportato dall’Istituto superiore di Sanità che riferiva circa cinque milioni di casi”. I sintomi ai quali è bene prestare attenzione sono:

  • febbre anche superiore ai 38 gradi
  • malessere generalizzato
  • dolori muscolari e articolari
  • brividi
  • mal di testa
  • raffreddore e scolo nasale
  • tosse.

“Semplificando, si deve prestare attenzione a tre segnali” aggiunge il virologo. “Febbre elevata a esordio improvviso, almeno un sintomo generale come malessere e dolori e almeno un sintomo respiratorio. In questo caso si tratta di influenza”.

Nel caso dei bambini piccoli, possono essere presenti anche sintomi gastrointestinali come nausea, vomito e diarrea. I malesseri solitamente compaiono da uno a 4 giorni dopo essere entrati in contatto con la persona contagiosa.

L’influenza ha una durata variabile tra i 5 e i 7 giorni, ma nel caso dei bambini piccoli, degli anziani o delle persone con malattie croniche il decorso può anche essere più lungo. Durante questa fase, è bene evitare i contatti e restare a riposo perché si è a propria volta contagiosi.

Il mix esplosivo di due virus

Gli esperti mettono in guardia sugli effetti che possono essere prodotti dal “mix esplosivo” dei virus influenzali in circolo nella stagione 2025-2026.

Infatti al virus A/H3N2 con la variante K si aggiunge il virus A/H1N1, che entra in competizione con il primo, causando sintomi più intensi e precoci rispetto a quelli delle altre stagioni influenzali.

“Inoltre non va sottovalutata la presenza di altri virus, come il coronavirus del Covid-19, ormai endemico, e il virus respiratorio sinciziale, pericoloso soprattutto per i bambini piccoli, oltre ai rhinovirus e agli adenovirus” aggiunge il professor Pregliasco.

Questi agenti infettivi possono susseguirsi in un organismo già indebolito da precedenti infezioni, indebolendolo e dando luogo a complicanze. In particolare è bene prestare attenzione all’influenza K perché questa forma, se non adeguatamente curata, può dare luogo a complicanze molto serie, soprattutto a livello polmonare.

Come affrontare il picco dell’influenza K

Nonostante la variante K sia considerata in grado di aggirare il vaccino antinfluenzale, averlo effettuato è importante perché previene le forme più gravi e quindi riduce il rischio di complicanze.

Restano comunque validi i consigli di igiene preventiva come lavarsi spesso le mani, prima e dopo essere stati in ambienti affollati, e usare gel disinfettanti. Se si hanno sintomi come tosse, raffreddore, malessere è sempre consigliato l’uso delle mascherine e soprattutto va evitato il contatto con persone fragili.

Se poi ci si ammala, è bene restare a riposo a casa per tutto il tempo necessario, seguendo una dieta leggera e ricca di liquidi per mantenere idratato l’organismo.

Il confronto con il pediatra e con il medico è sempre opportuno, anche per evitare errori come l’assunzione di antibiotici, che in caso di influenza non servono a nulla, ma possono causare forme di resistenza.

Sono invece utili gli antipiretici e antinfiammatori contro febbre e dolore, come paracetamolo, ibuprofene, ketoprofene in formulazione pediatrica.

photo by Ddimitrova for pixabay

 
 
 

In breve

Il picco dell’influenza K arriverà a metà gennaio 2026 con febbre, tosse, malessere e disturbi gastrointestinali. Va avvisato il pediatra ed è bene curarsi in modo adeguato per evitare complicanze serie come la polmonite

 

 

Pubblicato il 8.1.2026 Aggiornato il 8.1.2026
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