Influenza, picco in arrivo a fine gennaio

Miriam Cesta A cura di Miriam Cesta Pubblicato il 14/01/2019 Aggiornato il 15/01/2019

L'influenza quest'anno è in ritardo, ma è allarme per i bambini. Gli esperti prevedono una "stagione nera"

Influenza, picco in arrivo a fine gennaio

Secondo gli ultimi dati relativi alla sorveglianza epidemiologica delle sindromi influenzali, elaborati dal Dipartimento malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità (Iss) attraverso il bollettino Influnet, nella prima settimana del 2019, l’influenza avrebbe colpito all’incirca 323.000 persone, per un totale, dall’inizio della sorveglianza, di circa 1.813.000 casi. Ma il peggio è alle porte. E la situazione si preannuncia preoccupante soprattutto per i bambini. Conferma Alberto Villani,  presidente della Società italiana di pediatria (Sip): “Sono particolarmente a rischio i bambini con meno di tre mesi e quelli con altre malattie, come le cardiopatie o patologie neuromuscolari. I piccoli pazienti vanno tutelati e protetti, adottando gesti e comportamenti semplici ma efficaci: ridurre i contatti (evitare i baci e le carezze sul viso e le mani di parenti e amici), far usare la mascherina agli adulti raffreddati che si occupano del piccolo, e lavare spesso le mani“.

Non solo febbre

Febbre alta, dolori alle ossa, spossatezza e disturbi a carico dell’apparato respiratorio, anche importanti, con raffreddore e tosse. Per proteggere se stessi dall’influenza – ma anche le categorie di persone più fragili, come bambini piccoli e anziani – è fondamentale vaccinarsi, spiega Claudio Cricelli, presidente nazionale della Società italiana di medicina generale: “Più i cittadini si vaccinano, maggiore è la protezione generale. È il cosiddetto ‘effetto gregge’, che ci consente di contenere la diffusione del virus, di salvaguardare la salute, soprattutto delle categorie a rischio, e ridurre i costi indiretti, quantificabili in 1,6 miliardi ogni stagione influenzale”.

Importante vaccinarsi

Ogni anno l’influenza stagionale provoca circa ottomila decessi. Come spiega Cricelli, è fondamentale che tutti i cittadini affetti da patologie croniche, cardiovascolari e respiratorie, oltre ad anziani, bambini e donne in gravidanza – ovvero le categorie più a rischio – si vaccinino: “Per queste persone il vaccino è gratuito e basta recarsi al più presto dal proprio medico di famiglia. Tutti gli altri possono acquistarlo in farmacia”, precisa Cricelli.

Non è il freddo a farci ammalare

Sebbene il raffreddore e altri disturbi che colpiscono l’apparato respiratorio e che accompagnano molti stati influenzali vengano detti “malattie da raffreddamento”, non è vero che la diffusione dei virus che causano questi disturbi dipenda dalle basse temperature. “In realtà uscire o giocare all’aperto – facendo attenzione a coprirsi bene – è meno pericoloso che stare in luogo chiuso caldo e affollato”. A sfatare questo e altri miti legati ai malanni invernali è Marinella Lavelli, pediatra del Centro Medico Santagostino: “Uscire o portare i bambini al parco nelle giornate fredde non è pericoloso per la salute. Così come non è dannoso giocare a calcio all’aperto in inverno coperti solo con un maglioncino, per poi coprirsi meglio alla fine del gioco”.

Lo stress termico

Il vero nemico della salute di grandi e piccini, in inverno, è invece il cosiddetto “stress termico”, condizione che favorisce l’aderenza dei virus: “Attenzione, quindi, a passare da un ambiente molto caldo a uno molto freddo senza adeguare l’abbigliamento”, precisa Lavelli.

Gli antibiotici non servono

Altro mito da sfatare: l’utilizzo degli antibiotici contro il raffreddore. “Per curare il raffreddore gli antibiotici non servono. Nella grande maggioranza dei casi passa da solo e non è necessaria alcuna terapia, ad eccezione di una corretta igiene nasale e di qualche giorno di riposo. Gli antibiotici non hanno alcuna utilità nel contrastare le infezioni virali, e abusarne favorisce invece la crescita di batteri resistenti”, conclude la pediatra.

 

 

 
 
 

lo sapevi che?

Alcuni farmaci come quelli utilizzati per ridurre la temperatura corporea in caso di febbre non “guariscono” ma servono solo per tenere sotto controllo un sintomo, quindi per sentirsi meglio: per questo sono detti “sintomatici”.

 

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