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Nelle ultime settimane si è tornato a parlare di malaria: una bambina di 12 anni è stata ricoverata per questo motivo dopo essere tornata in Italia da un viaggio in Africa con la famiglia.
Ha infatti iniziato ad accusare un malessere molto intenso con febbre alta. Ricoverata prima a Chioggia, la ragazzina è stata è stata poi trasferita all’ospedale di Padova, dove i medici hanno diagnosticato una forma di malaria.
Al momento, si trova in terapia intensiva e sottoposta ai trattamenti previsti per questa malattie infettiva, che nel nostro Paese non rappresenta un pericolo ma può essere contratta recandosi in alcune zone tropicali.
Sintomi
“La malaria è accompagnata da alcuni sintomi caratteristici, che si presentano spesso a ondate” esordisce il professor Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano. “Questa informazione può già indirizzare i medici alla diagnosi, anche se poi è necessario effettuare lo striscio, con una goccia di sangue del malato applicata su di un vetrino in un velo sottile, che consente di individuare il parassita responsabile della malaria e di caratterizzarlo”.
Il primo sintomo è la febbre, che può arrivare anche oltre i 40° e ha un andamento caratteristico: dopo alcune ore si attenua ed è sostituita da brividi;
Questo ciclo si ripete e dura da due a quattro giorni a seconda del tipo di parassita. Infatti la denominazione “terzana” o “quartana” si riferisce al numero dei giorni nei quali ricorre la febbre;
Inoltre possono comparire intenso mal di testa, dolori muscolari, gonfiore della milza e anemia.
“La forma più seria di malaria è falcipara, che può causare anche disturbi di tipo neurologico. I globuli rossi del sangue infettati dal parassita possono infatti creare aderenze nei capillari sanguigni che irrorano le aree del cervello” chiarisce il professor Pregliasco. “Nei casi più seri quindi una persona può entrare in coma e subire danni cerebrali”.
Cause e trasmissione
La malaria non si diffonde per contagio diretto da una persona all’altra, ma attraverso le punture di un insetto vettore, la femmina di zanzara Anopheles, a sua volta infettata dal Plasmodium.
Questo non è né un virus né un batterio, ma un protozoo, un organismo unicellulare in grado di riconoscere ed eludere la risposta immunitaria della persona con la quale viene a contatto. Diffondendosi da un individuo all’altro con le punture delle zanzare, il parassita assume un aspetto diverso a ogni infezione, eludendo il sistema di difese di quella persona, anche se questa ha già vissuto e superato altre esperienze di malaria.
La malaria viene distinta in tre forme diverse a secondo del tipo di Plasmodium responsabile dell’infezione:
- Il Plasmodium ovale e il Plasmodium vivax causano la malaria terziaria benigna che è la forma meno seria
- La malaria malariae o quartana, causata dal Plasmodium malariae, è più seria e presenta sintomi a ondate di circa quattro giorni
- La malaria falcipara o terzana maligna, dovuta al Plasmodium falciparum, è la forma più aggressiva può essere grave e potenzialmente fatale se non trattata rapidamente.
Non tutti quelli che vengono infettati dal parassita si ammalano: alcuni individui sono portatori sani e non sviluppano la malattia in modo evidente. Inoltre, una zanzara può succhiare sangue da un portatore sano e trasmettere il parassita a un individui più vulnerabili anche dopo settimane.
La situazione in Italia
In Italia, nei secoli scorsi la malaria ha mietuto molte vittime: infatti era diffusa la zanzara Anofele, a causa della presenza delle paludi che costituivano un habitat ideale per l’insetto. Alle nostre latitudini, con la bonifica degli acquitrini e l’impiego (anch’esso dannoso) degli insetticidi, il problema non esiste più.
Un eventuale contagio può essere legato a permanenza per viaggi o vacanze in zone endemiche in aree tropicali dell’Asia e soprattutto dell’Africa, dove si entra in contatto con il Plasmodium.
Molti casi di malaria nelle zone tropicali
La malaria infatti interessa ancora territori estesi, come le zone tropicali di Africa, Asia, Medio Oriente, Oceania e America e sono più colpite le zone rurali rispetto a quelle urbane.
Si tratta di un problema attuale, quindi, soprattutto se si tiene conto dei dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondi i quali dal 2000 sono stati registrati circa 2,2 miliardi di casi di malaria e 12,7 milioni di decessi.
Nel 2023 si sono verificati circa 263 milioni di casi e 597.000 decessi per malaria in tutto il mondo, circa 11 milioni di casi in più nel 2023 rispetto al 2022 e quasi lo stesso numero di decessi.
La maggior parte dei decessi si è verificata in Africa, soprattutto in Nigeria, Congo, Mozambico, dove molte persone che vivono in zone endemiche non hanno accesso ai servizi necessari per prevenire, diagnosticare e curare la malattia. I più colpiti sono i bambini e le donne in gravidanza, quindi gli individui più deboli e indifesi.
Come prevenire il rischio di contagio
Se ci si reca in una zona in cui la malaria è endemica, è opportuno seguire una profilassi, ossia una cura di prevenzione con farmaci che sono usati anche per la cura della malattia. La cura va stabilita anche in base al luogo in cui ci si reca. I principali tipi di farmaci contro la malaria sono:
- associazione atovaquone/proguanil, da iniziare uno o due giorni prima dell’inizio del viaggio e fino a sette giorni dopo il rientro. Può causare mal di stomaco, cefalea e non può essere preso in gravidanza
- doxiciclina, anche in questo caso da due giorni prima della partenza e per quattro settimane dopo il rientro. Non può essere presa in gravidanza, dai bambino sotto i 12 anni e può causare effetti collaterali
- meflochina, da assumere a partire da tre settimane prima del viaggio, fino a quattro settimane dopo il ritorno. Non va assunta in caso di problemi neurologici, disturbi a fegato e cuore o depressione.
In alcuni casi, si impiega l’associazione clorochina e proguanil, che è però scarsamente efficace contro il Plasmodium falciparum, responsabile della forma più seria di malaria.
Misure di prevenzione per i viaggiatori
Se ci si reca in una zona endemica per malaria è essenziale quindi effettuare la profilassi, che però non annulla completamente il rischio di contagio.
Alcune misure di sicurezza sono però efficaci per una ulteriore forma di protezione. Ecco che cosa sarebbe opportuno fare:
- Usare insetticidi in modo appropriato, aerando gli ambienti dopo l’uso
- Far installare alle finestre zanzariere impregnate di insetticida
- Applicare ogni cinque ore sulla pelle di tutto il corpo prodotti repellenti per zanzare
- Indossare indumenti il più possibile coprenti, anche se leggeri
- Accendere zampironi e altri dispositivi repellenti per le aree all’aperto in cui si soggiorna
Infine, è fondamentale riconoscere i sintomi, per organizzare il trasporto in ospedale nelle prime fasi della, quando le cure hanno un risultato migliore.
Cosa fare in caso di contagio
Se ci si è recati nelle zone endemiche per la malaria senza aver effettuato prima il trattamento preventivo, il rischio di aver contratto l’infezione esiste. In questo caso, è importante prestare attenzione a eventuali malesseri come febbre alta che va e viene, mal di testa, dolori muscolari diffusi, che compaiono 7-20 giorni circa dopo il ritorno dal viaggio. Questi possono essere sintomi della malaria, quindi non vanno sottovalutati ma riferiti subito al proprio medico (o al pediatra, nel caso dei bambini) che suggerirà come comportarsi. Si deve tenere presente che, prima inizia la cura, migliore è la possibilità di curare adeguatamente la malattia.
Le cure per la malaria
In caso di contagio accertato, si somministra una terapia combinata a base di una sostanza, l’artemisina, una classe di farmaci attualmente considerati i più innovativi ed efficaci contro la malaria, spesso resistente alle cure tradizionali.
Il farmaco è il risultato della combinazione tra due molecole: la diidroartemisina, un derivato dell’artemisina, estratto dalla pianta Artemisia annua, che agisce rapidamente contro il Plasmodium della malaria.
Per evitare che la molecola venga eliminata in fretta dall’organismo, viene associata alla piperachia, altro antimalarico che permane a lungo nell’organismo, permettendo all’artemisina di agire fino alla completa eradicazione del parassita. La cure è efficace e semplice da seguire perché va assunta per soli tre giorni, anche a stomaco vuoto ed è generalmente ben tollerata.
Altri farmaci antimalarici
Il farmaco più utilizzato per il trattamento della malaria è stato a lungo il chinino, efficace contro tutte le forme di malattia, che però può essere usato solo in strutture sanitarie attrezzate perché presenta alcune difficoltà di somministrazione. Molto usata è anche la clorochina, ma in alcuni casi può sviluppare forme di resistenza e risultare quindi meno efficace.
La meflochina, altro farmaco antimalarico, è efficace contro tutti i tipi di malaria, ma presenta collaterali abbastanza seri a carico del sistema nervoso centrale e dell’apparato digerente ed è controindicato in gravidanza. Un farmaco molto potente, adatto alle forme più serie, è l’alofantrina, ma va somministrato da personale medico sotto stretto controllo cardiologico. Infine sono utilizzati anche farmaci in associazione, per esempio clorochina e proguanile oppure chinino e antibiotici.
In breve
La malaria si contrae a causa della puntura della zanzara Anopheles che è portatrice del Plasmodium, protozoo responsabile dell’infezione. In Italia la malattia non esiste più, ma se dopo un viaggio in Africa compaiono sintomi come febbre alta a ondate, mal di testa e dolori muscolari, ci si deve rivolgere subito al medico. Esistono farmaci utili per la prevenzione
Fonti / Bibliografia
- Malaria: disturbi, prevenzione e cure – ISSaluteLa malaria è una grave malattia tropicale trasmessa dalle zanzare. Se non viene scoperta e curata prontamente può essere mortale
- World malaria report 2024Each year, WHO’s World malaria report provides a comprehensive and up-to-date assessment of trends in malaria control and elimination across the globe
