Meningite

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Cos’è la meningite?
Meningite significa alla lettera infiammazione delle meningi, le membrane che avvolgono e proteggono il cervello e il midollo spinale. Le cause sono molteplici, ma quelle infettive (virus, batteri) sono le più temute, con particolare riguardo al meningococco.
Per questa ragione il termine meningite viene per lo più associato a questo batterio, che colpisce soprattutto i bambini e gli adolescenti, categorie che trascorrono gran parte del loro tempo in comunità (a scuola, nei locali e durante le attività sportive).
Negli ultimi anni, in Italia si è registrata una stabilizzazione dei casi di meningite. Questa malattia, però, continua a far paura ai genitori. In effetti, può avere conseguenze molto serie, anche irreversibili. Diminuire il rischio di contagio, però, è possibile. Stare a stretto contatto, infatti, aumenta le probabilità di essere contagiati dai microrganismi responsabili dell’infezione.
Le cause: colpa di un virus o di batteri
Nella maggior parte dei casi, la meningite è causata da virus, come gli herpes virus e gli enterovirus. La forma virale non provoca quasi mai conseguenze serie e guarisce da sola con un po’ di riposo.
In una minoranza di casi, la meningite è di origine batterica. I batteri più comunemente responsabili della malattia sono tre:
  • Haemophilus influentiae di tipo b (emofilo o Hib);
  • Streptococcus pneumoniae (pneumococco);
  • Neisseria meningitidis (meningococco).
Questa forma di meningite, cioè causata da batteri, è la più pericolosa perché è quella più a rischio di complicanze, come danni neurologici transitori o permanenti (per esempio perdita dell’udito o della parola), problemi comportamentali, danni cerebrali, danni ai reni e alle ghiandole surrenali.
Come si trasmette
Il contagio può avvenire per via respiratoria, tramite le goccioline di saliva e muco disperse nell’aria dal malato quando parla, tossisce o starnutisce; per contatto diretto con mani od oggetti infetti oppure bevendo dallo stesso bicchiere o usando le stesse posate della persona infetta.
La meningite può essere trasmessa anche da portatori sani, che non si ammalano ma possono contagiare gli altri.
Il contagio può verificarsi più facilmente negli ambienti chiusi e molto affollati, dove è più facile il contatto ravvicinato con i portatori sani o le persone infette (ma ancora inconsapevoli).
Il tempo di incubazione della meningite, infatti, è di 3-6 giorni per le forme virali e di 2-10 giorni per quelle batteriche. La possibilità di contagio inizia qualche giorno prima dei sintomi e continua per tutta la fase acuta della malattia.
Come riconoscere la meningite?
Nelle fasi iniziali la meningite si manifesta con sintomi poco caratteristici. Il segno inconfondibile è dato dalla rigidità della zona della nuca, accompagnato da febbre e vomito. Non sempre però questi disturbi sono presenti tutti insieme e non sempre sono ben riconoscibili.
I sintomi
La meningite provoca quasi sempre febbre, anche elevata, che fa subito pensare all’influenza. Alla febbre possono associarsi altri disturbi comuni alle malattie influenzali come:
  • mal di testa;
  • vomito;
  • nausea.
Solo in alcuni casi, il bambino avverte un segno inconfondibile: una rigidità a livello della nuca, che deve far sospettare immediatamente la presenza della malattia. Nelle situazioni più serie possono inoltre subentrare:
  • convulsioni;
  • macchie cutanee;
  • alterazioni del livello di conoscenza.
La diagnosi
Per diagnosticare con certezza la meningite si preleva un campione del liquido cerebrospinale o liquor (Csf), il liquido che scorre all’interno del cervello e del midollo spinale, mediante la puntura lombare.
Si procede in anestesia locale, inserendo un ago a livello della parte lombare (all’altezza dei reni) della colonna vertebrale, per estrarre una minima quantità di liquido. Il liquido viene poi analizzato in laboratorio, per individuare il germe responsabile.
Le cure per la meningite
Le forme virali non necessitano di cure particolari: in genere si risolvono da sole osservando qualche giorno di riposo.
Le meningiti batteriche, invece, richiedono un ricovero immediato. Solitamente, per prima cosa si somministra al bambino un cocktail di antibiotici, quasi sempre rifampicina e altri.
Talvolta, questa cura viene utilizzata anche se la diagnosi dell’infezione non è confermata, in via precauzionale.
Poiché la meningite è contagiosa, in genere, gli antibiotici vengono somministrati anche alle persone che sono state a stretto contatto con l’ammalato, come i famigliari.
Si può prevenire con la vaccinazione?
La miglior forma di protezione contro la meningite è rappresentata proprio dalle vaccinazioni. Attualmente in Italia esistono tre vaccini contro questa malattia:
  • contro l’Haemophilus influenzae di tipo B: questo vaccino è stato introdotto nel nostro paese nel 1995, fa parte delle vaccinazioni obbligatorie entro il primo anno di vita; in genere, questo vaccino è combinato con quello per difterite, tetano, pertosse, epatite B e poliomielite, per questo si parla di vaccino esavalente;
  • contro lo Pneumococco: non è obbligatorio, ma fortemente raccomandato; in Italia sono disponibili due vaccini contro lo pneumococco, uno è usato da anni e protegge contro 23 tipi di pneumococco (vaccino “23-valente”). Non è efficace nei bambini sotto i due anni. L’altro vaccino è in grado di proteggere contro i 13 tipi ceppi responsabili della maggior parte delle infezioni più gravi nei bambini ed è efficace anche nei lattanti. Entrambi questi vaccini proteggono anche contro altre infezioni causate dallo Pneumococco, per esempio la polmonite e parotite;
  • contro il meningococco: esistono 12 gruppi di meningococchi, di cui 5 (A, B, C, Y, W135) sono responsabili della malattia meningococcica invasiva. Oggi esistono tre vaccini contro il meningococco: – il vaccino coniugato tetravalente (Mcv4), che protegge contro i ceppi A, C, Y e W135 e può essere somministrato dai 12 o 24 mesi (è indicato per chi deve recarsi in un Paese a rischio, dove sono presenti i ceppi del batterio contenuti nel vaccino); – il vaccino contro il meningococco di tipo C, che insieme al B è il sierogruppo più frequente in Europa, e si può somministrare a partire dal terzo mese di vita; – il vaccino contro il meningococco di tipo B, responsabile di almeno la metà dei casi di meningite in Italia, che può essere utilizzato in bambini di età pari o superiore ai due mesi. Questi due ultimi vaccini, pur non essendo obbligatori, sono fortemente raccomandati.
Consigli per i genitori
Se i genitori hanno il sospetto che il piccolo possa aver contratto una forma di meningite, devono portarlo con urgenza al Pronto soccorso.
A cura del dottor Piercarlo Salari, pediatra.
Fonti / Bibliografia
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