Emergenza meningite in Uk, aumentano i casi: epidemia da arginare

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo, con la consulenza di Fabrizio Pregliasco - Dottore specialista in Infettivologia

Quasi trenta casi, due decessi e una campagna vaccinale ad hoc avviata. In Inghilterra le autorità sanitarie tengono sotto controllo i numerosi casi di meningite da meningococco di tipo B, diffusi tra giovani e studenti.

meningite uk

È allarme meningite in Gran Bretagna, dove sono stati rilevati diversi casi, concentrati soprattutto nella zona a sud e anche due decessi, a causa del meningococco di tipo B, responsabile di una infezione acuta, con sintomi piuttosto seri.

Il focolaio di meningite al momento è confinato nel Regno Unito, un solo caso si è verificato in Francia, ma si tratta di una persona proveniente dalla zona dell’Inghilterra colpita. È una situazione da tenere sotto controllo, ricordando che, per prevenire la meningite, esiste un vaccino in grado di immunizzare contro il batterio responsabile.

La situazione in UK

L’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito riporta che in data 18 marzo 2026 sono stati confermati 15 casi e che ve ne sono altri 12 sotto osservazione, in attesa di conferma. Il focolaio, individuato nel Kent, ha causato purtroppo due decessi, un giovane di 21 anni e un ragazzo di appena 18, studente delle superiori. Molti giovani sono stati ricoverati in ospedale e una ragazza che ha contratto la malattia ha dichiarato di aver avuto, in fase acuta, problemi alla vista e a camminare.

Il Ministero della Salute inglese ha invitato alla calma, assicurando che le autorità sanitarie stanno gestendo il focolaio non come un’emergenza nazionale, ma come un evento che merita una risposta a livello nazionale.

Per arginare questo allarme meningite è stato comunque avviato un programma di vaccinazione rivolta a 5.000 studenti nel Kent e sono state distribuite 2.500 dosi di antibiotici in via precauzionale. Inoltre, più di 30.000 persone sono state invitate a effettuare esami per individuare la presenza del batterio.

Sintomi

La meningite è una malattia rara ma seria, che può essere causata a volte da virus (responsabili delle forme più lievi) altre volte da batteri, soprattutto dal meningococco, ma anche dallo pneumococco, responsabile di polmoniti, e dall’Haemophilus influenzae di tipo B.

La meningite insorge in modo rapido ed è importante riconoscerne i sintomi per poter intervenire con un trattamento opportuno, a base di antibiotici specifici diretti contro il batterio, antipiretici, idratazione e altri trattamenti di supporto, solitamente effettuati in ospedale.

I sintomi che si presentano sono:

  • insorgenza improvvisa di febbre alta
  • mal di testa forte e in peggioramento
  • rigidità del collo
  • vomito e diarrea
  • dolori articolari e muscolari
  • eruzione cutanea
  • fastidio alla luce intensa
  • mani e piedi molto freddi
  • convulsioni
  • confusione mentale
  • delirio
  • sonnolenza e torpore.

Un trattamento non tempestivo potrebbe portare al rapido peggioramento dei sintomi, con la comparsa di setticemia, un’infezione generalizzata che può condurre anche al coma e al decesso.

Meningite fulminante, quali sono i sintomi

Le cause dell’epidemia

Nel caso dell’Inghilterra, sembra che il contagio sia partito da un locale notturno frequentato da studenti tra i quali poi si è verificata l’epidemia.

Il responsabile in questo caso è stato il meningococco di tipo B, un batterio che si diffonde per contatto diretto con starnuti, colpi di tosse, goccioline di saliva.

“Quello che osserviamo in questi casi nel Regno Unito non è tanto un’epidemia nel senso classico” spiega il virologo Fabrizio Pregliasco, docente dell’Università degli Studi di Milano. “Si tratta, piuttosto, di un cluster di casi che può verificarsi in contesti comunitari chiusi o semi-chiusi, come università, dormitori o luoghi di aggregazione giovanile, dove la trasmissione del batterio è facilitata dal contatto stretto”.

Scopri i sintomi del meningococco B

Contagio e tempi di incubazione del meningococco

L’infezione da meningococco si trasmette da persona a persona come succede anche per i virus, attraverso le goccioline di saliva e muco. Il contagio però è richiede contatti stretti e prolungati, come quelli che avvengono in scuole, università, piccole comunità di persone che trascorrono tempo insieme, parlano, usano oggetti in comune. Una differenza rispetto a quanto accade con i virus è che il meningococco si può trasmettere dai portatori sani, ossia dalle persone che hanno il batterio nelle mucose ma non manifestano sintomi. Di conseguenza continuano a condurre una vita normale, entrando in contatto con gli altri. Anche questo spiega l’esplosione rapida e concentrata dei casi. Un altro fattore che favorisce il contagio è il periodo di incubazione, da quando ci si contagia a quando si manifestano i primi sintomi. Questo è molto variabile, come spiega la Società Italiana di Pediatria, variando da 2 a 10 giorni. In questa fase si può essere già contagiosi, ma non si sa di esserlo perché ci si sente ci si sente bene e quindi si continua a entrare in contatto con gli altri.

Il parere di Pregliasco per l’Italia

“Non possiamo parlare di rischio zero, perché il meningococco circola normalmente in Europa e casi sporadici o piccoli cluster sono sempre possibili, anche in Italia. Tuttavia, al momento non ci sono segnali di una diffusione su larga scala”, assicura il virologo. “In questo caso, si tratta verosimilmente di un focolaio localizzato, legato a specifici contesti di aggregazione. I sistemi di sorveglianza europei e italiani sono solidi e consentono di intercettare rapidamente eventuali casi, attivando profilassi e vaccinazioni mirate”.

Non c’è quindi allarme generalizzato, ma è importante prestare attenzione e vigilare.

La meningite, soprattutto quella meningococcica, resta una malattia rara ma potenzialmente mortale, con un’evoluzione molto rapida che può portare a esiti gravi o fatali anche in soggetti giovani e sani. È importante ricordare che il meningococco si trasmette per via respiratoria e non è contagioso come alcuni virus respiratori, per esempio quello dell’influenza o del Covid-19. È però pericoloso a causa della rapidità di progressione della malattia.

Cosa fare

Il sistema più efficace per combattere la meningite è effettuare il vaccino antimeningococcico, che nel nostro Paese è disponibile in due tipologie:

  • Il vaccino contro il meningococco B, non obbligatorio ma raccomandato a tutti i bambini, con due dosi nel primo anno di vita e un richiamo nel secondo anno.
  • Il vaccino coniugato tetravalente (Mcv4), attivo contro i meningococchi di tipo A, C, Y, W135, non obbligatorio ma raccomandato a tutti i bambini a partire dai 12 mesi di età compiuti, con una dose al compimento del primo anno di vita e un richiamo dopo i 12 anni di età.

Leggi come e quando fare il vaccino contro la meningite

Si raccomandano i vaccini nell’infanzia e in adolescenza perché sono i periodi più a rischio, ma è possibile sottoporvisi anche in età adulta, in caso di emergenza meningite. In particolare, i vaccini sono consigliati agli adulti con sistema immunitario poco efficiente o con malattie croniche.

“La vaccinazione si conferma una vera arma di prevenzione, in grado di ridurre significativamente i casi nei Paesi dove è stata ampiamente utilizzata” aggiunge il professor Pregliasco. “In situazioni come questa, le autorità sanitarie intervengono con sorveglianza epidemiologica, profilassi antibiotica dei contatti stretti e, se necessario, campagne vaccinali mirate”.

Inoltre, è fondamentale aumentare la consapevolezza sui sintomi precoci come febbre alta, rigidità della nuca, alterazioni dello stato di coscienza, eruzione cutanea.

Una diagnosi tempestiva e, quindi, un intervento mirato e rapido possono fare la differenza.

Se compaiono i sintomi, è essenziale contattare subito il proprio medico o recarsi al Pronto soccorso.

 
 

In breve

L’epidemia di meningococco B scoppiata in Inghilterra preoccupa, ma al momento la situazione in Italia è sotto controllo. La meningite è un’infezione pericolosa, quindi è importante sorvegliare i sintomi per intervenire al più presto,

 

Fonti / Bibliografia

Pubblicato il 20.3.2026 Aggiornato il 20.3.2026
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