Meningite: nessun allarme, ma sì alle vaccinazioni

Patrizia Masini A cura di Patrizia Masini Pubblicato il 11/03/2019 Aggiornato il 20/03/2019

Continuano i tragici casi di meningite riscontrati dalla cronaca. I medici, però, rassicurano e invitano alla calma, non essendoci un'emergenza, ma invitao ai vaccini

Meningite: nessun allarme, ma sì alle vaccinazioni

Gli infettivologi rassicurano che gli episodi di meningite verificatisi ultimamente non rappresentano un’emergenza, ma ribadiscono l’importanza dei vaccini, unico vero mezzo per prevenire questa malattia sempre pericolosa che può portare a esiti fatali a tutte le età. A parlare sono gli esperti della Simit, la Società italiana di malattie infettive e tropicali, che, oltre a tranquillizzare la popolazione,  ribadiscono però “con forza” la propria posizione in favore di una “rapida e generalizzata attuazione nei bambini di quanto previsto dal piano vaccinale nazionale sia contro il meningococco di sierogruppo B,  sia contro i meningococchi di sierogruppo ACWY”.

Le infezioni gravi sono rare

Le infezioni invasive da meningococco (meningite e sepsi) sono causate da un batterio molto diffuso, Neisseria meningitidis, che si diffonde da soggetto a soggetto per via aerea. “Circa il 10% degli adolescenti e dei giovani adulti ne è correntemente portatore, ma le infezioni gravi in Italia sono rare, meno di tre casi all’anno per milione di abitanti”, spiegano gli esperti della Simit.

Prevenire il contagio

Gli studiosi precisano che solo una ridottissima parte delle colonizzazioni da parte di questo batterio si trasforma in infezioni invasive. Poiché, però, a oggi non è possibile prevedere chi potrà ammalarsi e chi no, la Simit ribadisce che contro le infezioni come la meningite “è importante procedere con le vaccinazioni a partire dai bambini, che rappresentano la fascia d’età più colpita, anche al fine di prevenire le infezioni invasive nella seconda fascia d’età più colpita, ovvero gli adolescenti e i giovani adulti”.

 

 

 

 

da sapere!

Il meningococco di sierogruppo B, da molto tempo prevalente nel nostro Paese, è tuttora il più frequentemente isolato in Italia in pazienti con infezioni invasive.

 

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