Mononucleosi nei bambini: contagio, sintomi e cura

Lorenzo Marsili A cura di Lorenzo Marsili Pubblicato il 10/10/2023 Aggiornato il 10/10/2023

La mononucleosi o anche detta malattia del bacio, è una patologia infettiva che si trasmette con la saliva che, in alcuni casi, può anche arrivare ad avere conseguenze gravi. Ecco come riconoscerla e curarla nei bambini.

La mononucleosi fa ingrossare i linfonodi

Nota anche come “malattia del bacio”, la mononucleosi è una patologia infettiva che si trasmette con la saliva e che, in alcuni casi, può arrivare ad avere conseguenze anche gravi. Vediamo di cosa si tratta e soprattutto come si trasmette e cura nei bambini.

Cos’è la mononucleosi?

Si tratta di una patologia ancora troppo poco conosciuta e, proprio per questo motivo, spesso particolarmente temuta. La facilità di trasmissione, unita al fatto che va a colpire principalmente bambini e giovani, incrementa tali timori. Per questo motivo, è bene chiarire fin da subito come, nella grande maggioranza dei casi, le complicanze della mononucleosi nei bambini restano di lieve entità.

Il contagio nei bambini

Causata nella maggior parte dei casi da un virus della famiglia degli Herpes, l’Epstein-Barr, la mononucleosi si può trasmettersi tramite la condivisione di un bicchiere o per via delle goccioline di saliva disperse nell’aria con colpi di tosse o starnuti. Chiaro, dunque, come il rischio di entrare in contatto con il virus sia elevato soprattutto nei bambini che tendono a portare alla bocca oggetti o giocattoli che possono veicolare l’agente virale.

Le manifestazioni che caratterizzano la mononucleosi sono in larga parte di lieve intensità e durata, tanto che, soprattutto i più piccoli la superano anche senza sintomi evidenti. In generale, però, la malattia si presenta con un senso di malessere generale che porta ad astenia e stanchezza.

Tra i disturbi comuni rientra anche febbre, anche elevata, accompagnata da un ingrossamento dei linfonodi, specie quelli del collo, e faringite. In caso di patologia particolarmente aggressiva, il problema interessa anche organi quali milza, fegato, cuore, polmoni e sistema nervoso centrale.

Per evitare il contagio ai bambini il consiglio è quello di igienizzare superfici e giocattoli ed evitare che i piccoli giochino, tocchino e, soprattutto, si mettano in bocca qualsiasi oggetto che sia stato a contatto con la saliva degli altri.

Sintomi e durata della mononucleosi

L’infezione può avere un decorso differente, con un periodo di incubazione particolarmente lungo che varia dal mese al mese e mezzo. Difficilmente, si arriva a complicazioni che portano a epatite, miocardite, meningite, anemia emolitica e trombocitopenia.

Questa malattia infettiva di origine virale non è facile da individuare, infatti, i sintomi della mononucleosi sono passeggeri e di lieve entità. Come detto, si manifestano con un semplice senso di stanchezza generalizzata, accompagnata da inappetenza, da uno stato febbrile che può persistere per 8-15 giorni e dall’ingrossamento di linfonodi, fegato e milza. Prima dei cinque anni di vita si possono verificare anche edema palpebrale e gastroenterite.

Nella sua fase acuta, l’infezione porta con sé, tra i sintomi tipici, anche mal di gola, con placche bianco-giallastre a livello delle tonsille. Un disturbo che rende complessa la deglutizione e difficoltosa respiratorie. In rare occasioni, per 4-5 giorni si possono presentare anche lesioni cutanee simili a quelle del morbillo.

Gli esami per la diagnosi e le cure per la cosiddetta malattia del bacio

Vista la sintomatologia non specifica, per diagnosticare la mononucleosi nei bambini occorre necessariamente passare da una valutazione clinica che, attraverso gli esami del sangue, arrivi a identificare anticorpi anti Epstein-Barr Virus.

Una volta identificata, sotto consiglio medico, la mononucleosi può essere trattata e con degli antinfiammatori e degli antipiretici. Non esistono, infatti, trattamenti specifici. Nei casi in cui il problema interessi particolarmente la milza, risulta fondamentale limitare gli sforzi fisici, così da scongiurare il rischio di una rottura dell’organo. Il consiglio degli esperti è, dunque, quello di riposarsi, curare l’alimentazione e idratarsi costantemente.

 
 
 

In breve

Patologia infettiva che si trasmette con la saliva, la mononucleosi porta solitamente a spossatezza e malessere generale, ma senza ulteriori sintomatologie specifiche. Non deve spaventare e, specie nei più piccoli, ha un decorso asintomatico. In rari casi, possono verificarsi complicazioni, per questo è fondamentale igienizzare e detergere oggetti e giocattoli a rischio.

 

 

Fonti / Bibliografia

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Gli Specialisti rispondono
Le domande della settimana

Placenta bassa in 16^ settimana: si può prendere l’aereo?

08/04/2024 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

Una sospetta inserzione bassa della placenta va confermata con l’ecografia transvaginale a partire dalla 20^ settimana, quindi circa un mese prima di questa data è prematuro diagnosticarla: proprio per questo un viaggio in aereo si può affrontare senza rischi.   »

Dopo tre cesarei si può partorire naturalmente?

08/04/2024 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

Al travaglio di prova dopo un parto cesareo, noto con l'acronimo TOLAC dall'inglese trial of labour after cesarean, possono essere ammesse solo le mamme che abbiano già affrontato l'intervento solo una, massimo due volte.   »

Manovre effettuate durante l’ecografia: possono causare danno al feto?

04/04/2024 Gli Specialisti Rispondono di Professor Giovanni Battista Nardelli

Nessuna delle manovre manuali esterne effettuate dal medico per poter svolgere l'ecografia nel migliore dei modi può esporre il feto a rischi.   »

Bimbo di 4 anni con una tosse che non passa nonostante l’antibiotico

02/04/2024 Gli Specialisti Rispondono di Professor Giorgio Longo

È un'eventualità frequente che i bambini della scuola materna passino più tempo a tossire che il contrario. Posto questo, l’antibiotico andrebbe usato quanto la tosse con catarro persiste per più di un mese senza tendenza alla remissione.  »

Fai la tua domanda agli specialisti