Morbillo in Italia, aumento del 93% per i non vaccinati

Alberta Mascherpa A cura di Alberta Mascherpa Pubblicato il 13/02/2024 Aggiornato il 13/02/2024

Il morbillo in Italia, come in molti altri paesi europei, è in crescita. Vediamo quali sono i motivi reali e come fare per arginarlo.

Morbillo in Italia, aumento del 93% per i non vaccinati

Il morbillo in Italia è in crescita come lo è, del resto, in tutta Europa. La fotografia del problema arriva con chiarezza dall’OMS, Organizzazione mondiale della sanità. «Tra gennaio e ottobre 2023 sono stati segnalati oltre 30mila casi da 40 dei 53 Stati membri dell’area europea. Rispetto ai 941 segnalati in tutto il 2022, è un aumento di oltre 30 volte» è l’avvertimento dell’agenzia Onu per la salute. «L’aumento dei casi ha subito un’accelerazione negli ultimi mesi e si prevede che questa tendenza continui se non verranno adottate misure urgenti in tutta la regione per prevenire un’ulteriore diffusione». Nella sola Italia l’aumento è del 93%. La causa principale è la crescita del numero di non vaccinati come del resto il solo rimedio è spingere sull’acceleratore delle vaccinazioni. Dopo 60 anni, da quando il primo vaccino contro il morbillo è stato autorizzato, l’agenzia mondiale della sanità lancia quindi un allarme per il verificarsi di possibili epidemie laddove le vaccinazioni mancano.

Morbillo in crescita in Italia

I dati italiani confermano la tendenza. Nel 2023 il sistema di sorveglianza messo a punto dell’Istituto superiore di sanità (Iss) ha registrato 43 casi di morbillo, in risalita rispetto ai 15 del 2022. Nel solo mese di gennaio del 2024 i casi di morbillo in Italia segnalati sono ben 27, di cui oltre la metà è stata segnalata da tre regioni (Lombardia, Toscana e Lazio). L’incidenza più elevata è stata riportata in Toscana (2,4 casi su 1.000.000), seguita dal Lazio e dalla Campania. Nove casi, il 33%, hanno riportato almeno una complicanza.

Le complicanze più frequenti sono state diarrea, polmonite e insufficienza respiratoria, riportate ciascuna in quattro casi, seguite da epatite/aumento delle transaminasi in tre casi. Ma il dato su cui viene puntata l’attenzione riguarda l’età di chi è colpito da morbillo in Italia. Se nel 2023 l’età media dei casi era 27 anni con un’incidenza più elevata nei bambini sotto i 5 anni di età, in gennaio 2024 l’età media dei casi segnalati è di 35 anni e oltre la metà dei casi ha un’età compresa tra 15 e 39 anni. È stato segnalato anche un caso in un bambino con meno di un anno di età, quindi non ancora idoneo alla vaccinazione. Dei 27 casi di morbillo in Italia registrati a gennaio, 21 casi (il 91%) interessano soggetti non vaccinati al momento del contagio, mentre per un solo caso era stata fatta un’unica somministrazione di vaccino.

Una malattia molto pericolosa

«L’aumento dei casi che si è registrato in Italia è più contenuto rispetto a quello di altri Paesi europei su cui l’Oms ha recentemente lanciato un allarme, ma non va sottovalutato» commenta Anna Teresa Palamara che dirige il dipartimento di Malattie infettive dell’Iss. « Il morbillo può essere potenzialmente molto pericoloso, specie per i più piccoli, come dimostrano proprio i dati Oms per l’Europa, che riportano nel 2023 21mila ospedalizzazioni e 5 morti. Il vaccino, che è sicuro ed efficace, rimane lo strumento principale a disposizione per contrastare questa malattia». Non a caso in Italia, proprio considerata la pericolosità della malattia, è stato messo a punto per il morbillo e la rosolia, malattie esantematiche virali altamente contagiose, un Piano nazionale di eliminazione del morbillo e della rosolia congenita. 

Morbillo, sintomi e complicanze

L’aumento dei casi di morbillo in Italia non deve quindi essere sottovalutato. Per capire le ragioni di tale preoccupazione occorre prima far chiarezza su cosa sia la malattia e cosa comporti, soprattutto nei bambini. Il morbillo è una malattia acuta febbrile, tipica dell’infanzia; è una forma virale, altamente contagiosa e causata dal Paramyxovirus. Trasmesso con le secrezioni respiratorie, il virus si moltiplica nel cavo respiratorio superiore e nei linfonodi regionali e si diffonde per via linfatica ed ematica. Questo vuol dire che il morbillo si trasmette per contatto di una persona sana con una infetta attraverso la tosse o gli starnuti, con possibilità di trasmissione anche a un metro di distanza. Non esistono portatori sani e la malattia non viene trasmessa dagli animali.

Morbillo: come riconoscerlo

Dopo un tempo piuttosto lungo di incubazione, circa 13 giorni, compaiono febbre, in genere piuttosto alta e della durata di 4-7 giorni, malessere, rinite, congiuntivite e tosse. Possono manifestarsi anche delle piccole lesioni biancastre, a grappolo, localizzate sulla mucosa della bocca, chiamate macchie di Köplik, uno o due giorni prima che appaia l’eruzione corporea, che possono essere visibili anche da uno a due giorni dopo. Dopo circa 14 giorni dall’esposizione al virus, si manifesta infatti il rash cutaneo con eritema e papule, di colore rosso scuro, dapprima sul volto, poi sul collo quindi su tutta la superficie corporea sino a mani e piedi. L’eruzione dura 5 o 6 giorni e poi si risolve.

A rischio lattanti e donne in gravidanza

La pericolosità del morbillo nasce dal fatto che il rischio di complicanze non è basso. Alcune possono essere di lieve entità come diarrea e otite, che, secondo i dati a disposizione, si manifestano in un caso su 15-20, ma altre sono più importanti come la polmonite, che interessa un paziente su 20-30. Da tenere presente poi che possono insorgere complicanze pericolose che interessano il sistema nervoso.

La prima è l’encefalomielite acuta disseminata (ADEM), la cosiddetta encefalite da morbillo, che si presenta durante la fase di convalescenza dell’infezione da morbillo, causata, secondo le ultime ricerche, da una risposta autoimmune post-infettiva. Ha un tasso di mortalità tra il 10 e il 15% in chi viene colpito, mentre il 25% dei pazienti registra un danno neurologico permanente.

La panencefalite sclerosante subacuta (SSPE), invece, è una rara malattia degenerativa del sistema nervoso centrale, caratterizzata da deterioramento comportamentale e intellettuale e dalla presenza di convulsioni, che si presenta da 7 a 11 anni dopo l’infezione da virus del morbillo.

Le categorie più a rischio di complicazioni sono lattanti, donne in gravidanza, immunodepressi e anziani, per i quali può anche presentarsi la necessità del ricovero ospedaliero. Non esiste una terapia specifica per il morbillo: il medico può prescrivere solo un trattamento di supporto con antipiretici, oltre al trattamento delle eventuali infezioni batteriche o delle possibili complicazioni.

I non vaccinati e l’effetto gregge

Ma perché i casi di morbillo in Italia, come negli altri Paesi, sono aumentati così tanto? Bisogna partire dal fatto che il morbillo è sei volte più contagioso dell’influenza e che ha quindi la capacità di diffondersi molto velocemente. Unica arma a disposizione per fermarlo è il vaccino. Se la copertura vaccinale crolla, aumentano i casi di morbillo. Lo precisa Regina De Dominicis, direttrice regionale dell’UNICEF per l’Europa e l’Asia centrale. «Non c’è segno più evidente del crollo della copertura vaccinale che un aumento dei casi di morbillo: un aumento così marcato richiede un’attenzione urgente e misure di salute pubblica per proteggere i bambini da questa malattia pericolosa e mortale».

Lo conferma l’Oms per bocca di Hans Kluge, direttore regionale Oms Europa. «Dove le vaccinazioni mancano, possono verificarsi epidemie che colpiscono sia i giovani sia gli anziani. I pilastri per l’eliminazione di  malattie come il morbillo rimangono un’elevata immunità della popolazione e la sorveglianza per monitorare l’eventuale insorgenza della malattia e intraprendere azioni di sanità pubblica. E’ imperativo quindi che i Paesi raggiungano una copertura superiore al 95% con due dosi di vaccino». Solo con una copertura vaccinale al 95% entro i due anni di vita dei bambini si ottiene infatti quella che viene definita “immunità di gregge” che frena la diffusione del morbillo.

Perché sono calate le vaccinazioni

Ma non è successo così nel nostro Paese e questo spiega l’aumento dei casi di morbillo in Italia. Secondo gli ultimi dati, infatti, la percentuale di bambini vaccinati con la prima dose è del 92%, mentre si scende all’86% se si considerano quelli che hanno ricevuto due dosi, con un calo da uno a tre punti percentuali che corrisponde a quello di altri Paesi europei. Percentuali importanti che possono compromettere l’immunità di gregge.

Le ragioni del calo nel numero di vaccinati sono diverse. La pandemia ha giocato sicuramente un ruolo chiave determinando da un lato un accumulo di bambini non vaccinati o sottovaccinati e dall’altro una diffidenza nei confronti dei vaccini. La ripresa dei viaggi nazionali e internazionali, poi, ha aumentato il rischio di trasmissione e diffusione dei virus, tanto che sono stati segnalati casi in molti Paesi in cui il morbillo è stato dichiarato eliminato come malattia endemica. Come conferma l’Oms, infatti, anche i Paesi che hanno raggiunto l’eliminazione del morbillo sono ancora a rischio di epidemie estese e dirompenti a seguito dell’importazione del virus del morbillo da altri Paesi, se non vengono mantenuti tassi molto elevati di vaccinazione infantile di routine (almeno il 95%) in tutte le comunità.

Morbillo in crescita: cosa fare

Il vaccino è la prima arma contro la diffusione dei virus. «E’ importante ribadire alle famiglie l’importanza di tutte le altre vaccinazioni, che siano obbligatorie o facoltative. ll fatto che oggi molte malattie possano essere prevenute tramite la vaccinazione mette al riparo i bambini da conseguenze a lungo termine che si avevano in passato» spiega la dottoressa Elena Bozzola, pediatra infettivologa, consigliera nazionale SIP, Società italiana di pediatria. «Pensiamo alla meningite e a quanti bambini in epoca prevaccinale contraevano delle forme di malattia invasiva meningococcica: dalle sepsi ai problemi in termini di sopravvivenza,ma anche in termini di sequele come perdita dell’udito, della vista, amputazione degli arti, cicatrici, deficit cognitivi. Tutte situazioni che oggi, proprio grazie ai vaccini, sono molto più contenute. Dunque, vaccinare è importante sia per il singolo individuo sia per l’intera comunità».

Vaccino raccomandato anche agli adulti

In Italia il vaccino antimorbillo è stato immesso sul mercato nel 1976 ed è raccomandato dal Ministero della Salute fin dal 1979. Dal 2017 è obbligatorio per i bambini a partire dagli 11 mesi di vita fino ai 16 anni. La prima dose è consigliata prima del 24° mese di vita, preferibilmente tra il 12° e il 15° mese, e prevede una seconda dose di richiamo verso i 5-6 anni o gli 11-12.

Fino al 6°-9° mese di vita, il neonato può essere protetto dagli anticorpi che gli vengono dalla madre, se questa è immunizzata. La durata di immunizzazione del neonato è però inferiore se la madre è stata immunizzata da un vaccino e non dal morbillo stesso. La vaccinazione è raccomandata anche agli adulti che non siano stati immunizzati da bambini.

In breve

Se la copertura vaccinale non arriva al 95%, non si ha quella che si definisce immunità di gregge. Si rischia così, come sta succedendo con il morbillo in Italia, che i numeri dei contagi crescano, tra i piccoli come tra gli adulti. Un’ulteriore conferma che vaccinarsi è indispensabile per tutelare la salute, propria e dell’intera comunità, prevenendo le possibili complicanze, anche gravi, del morbillo.

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