Pertosse: sintomi, cause e cure

Francesca Scarabelli A cura di Francesca Scarabelli

Si tratta di una malattia molto contagiosa che può dare complicanze anche gravi, soprattutto nei bambini. Si cura con antibiotici prescritti dal medico, ma l'arma migliore rimane quella della prevenzione con il vaccino.

Pertosse nei bambini

La pertosse è una malattia infettiva molto contagiosa che colpisce le vie respiratorie ed è causata dal batterio Bordetella pertussis.

Conosciuta anche come “tosse convulsa”, si manifesta inizialmente con sintomi simili a quelli di un comune raffreddore, per poi evolvere in violenti attacchi di tosse persistente che possono rendere difficile la respirazione.

Sebbene possa interessare persone di qualsiasi età, la pertosse è particolarmente pericolosa nei neonati e nei bambini piccoli, nei quali può causare complicazioni anche gravi. Grazie alla vaccinazione la diffusione della malattia si è notevolmente ridotta, ma la pertosse continua ancora oggi a circolare e a provocare epidemie periodiche.

Sintomi

La tosse è sicuramente il sintomo principale della pertosse, che compare dopo un periodo di incubazione di circa 7-10 giorni. La pertosse, però, ha sintomi differenti in base allo stadio della malattia in cui ci si trova.

Nella prima fase, chiamata anche stadio catarrale, i sintomi della pertosse possono esser confusi con quelli di un raffreddore:

  • rinite
  • febbre lieve
  • occhi arrossati
  • tosse leggera.

La tosse, inizialmente concentrata nelle ore notturne, diventa però via via più secca e persistente e il bambino comincia a tossire anche di giorno.

Nella fase acuta, che sopravviene nel giro di un paio di settimane circa, la malattia si caratterizza per attacchi di tosse convulsa. Si tratta di sequenze di colpi di tosse ravvicinati e sempre più intensi che, impedendo al bimbo di riprendere fiato, sono seguite da una profonda inspirazione di aria accompagnata da un tipico “urlo inspiratorio”, un suono caratteristico emesso nel tentativo di respirare; è proprio da questo suono che derivano i nomi “tosse asinina” e “tosse convulsa” con cui è conosciuta la pertosse.

Spesso questi attacchi sono accompagnati da cianosi (il bimbo assume un colorito violaceo a causa dell’insufficiente ossigenazione dei tessuti) e da vomito.

Dopo altre due settimane gli attacchi diminuiscono di intensità e frequenza e comincia la lunga fase della convalescenza. In questo stadio, il bambino può continuare a presentare una tosse fastidiosa per diverse settimane. Ciò non deve preoccupare i genitori: non si tratta, infatti, di una ricaduta, bensì della normale reazione dei polmoni che si stanno ristabilendo gradualmente.

Cause

Oltre al Bordetella pertussis che causa la pertosse, esiste un altro batterio simile, il Bordetella parapertussis, che provoca una malattia dello stesso tipo, la parapertosse, ma meno pericolosa, con sintomi simili ma meno intensi.

L’uomo è l’unico serbatoio noto del batterio; questo significa che la trasmissione della malattia avviene solo tra esseri umani. La pertosse si trasmette principalmente tramite droplets, cioè le goccioline respiratorie che vengono prodotte quando si tossisce, si starnutisce o si parla. Il batterio viene trasmesso quando queste goccioline infette vengono inalate da altre persone.

La malattia è altamente contagiosa, soprattutto nelle sue fasi iniziali quando i sintomi sono ancora lievi; senza trattamento, la persona malata rimane contagiosa per circa tre settimane dopo l’inizio della fase convulsiva. Nei pazienti trattati con antibiotici, invece, il periodo di infettività è ridotto a circa 5 giorni dall’inizio della terapia.

Cure

Il trattamento della pertosse dipende dall’età e dalla gravità dei sintomi: in generale, adulti e adolescenti possono essere curati a casa, mentre spesso si preferisce ricoverare in ospedale i bambini per scongiurare il rischio di complicazioni gravi.

Trattandosi di una malattia di origine batterica, la pertosse si cura con antibiotici specifici. Tra i più indicati ci sono l’eritromicina, l’azitromicina e la claritromicina, che risultano particolarmente efficaci se somministrati nelle prime fasi della malattia; nelle fasi più avanzate riducono soprattutto il rischio di contagio. Ogni farmaco deve essere sempre e comunque prescritto da un medico dopo un’accurata diagnosi.

In alcuni casi il medico può valutare farmaci per alleviare i sintomi, anche se molti sedativi della tosse hanno efficacia limitata nella pertosse. Risultano anche utili alcuni accorgimenti come:

  • bere molti liquidi per prevenire la disidratazione
  • fare pasti piccoli e frequenti per limitare gli episodi di vomito dopo gli attacchi di tosse
  • coprirsi la bocca, lavarsi spesso le mani e indossare una mascherina per ridurre il rischio di contagio.

Complicazioni della pertosse

La pertosse può determinare complicazioni serie, in particolare se a contrarre la malattia è un neonato. I neonati sono infatti particolarmente vulnerabili alla malattia, soprattutto se la madre non è stata vaccinata in gravidanza e quindi non hanno ricevuto gli anticorpi specifici mentre erano ancora nel pancione.

Tra le complicazioni della pertosse vanno segnalate la broncopolmonite e, anche se più rara, l’encefalite (una malattia che agisce sul sistema nervoso centrale, cioè il cervello).

L’encefalite tende a colpire, in particolare, i neonati di pochi mesi ed è causata dal mancato apporto di ossigeno al cervello, provocato dalle crisi di apnea che, nei lattanti, possono accompagnarsi agli attacchi di tosse convulsa. Altre complicanze gravi possono essere:

  • otite
  • bronchite
  • polmonite
  • crisi convulsive.

Adolescenti e adulti normalmente guariscono senza grossi problemi; in questo caso le complicanze possono derivare dagli eccessi di tosse e possono riguardare:

  • costole incrinate
  • ernie addominali
  • sanguinamento dal naso
  • sanguinamento dai vasi sanguigni di pelle e occhi.

Come prevenire la pertosse

La vaccinazione rappresenta il principale strumento di prevenzione della pertosse. In Italia il vaccino contro la pertosse è incluso tra le vaccinazioni obbligatorie,  viene somministrato ai bambini nei primi mesi di vita insieme a quelli contro difterite, tetano, poliomielite, epatite B, haemophilus influentiae tipo B e si chiama vaccino esavalente.

Poiché la protezione tende a ridursi nel tempo, sono previsti richiami durante l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta.

La vaccinazione è raccomandata anche durante ogni gravidanza, generalmente nel terzo trimestre, perché consente alla madre di trasmettere anticorpi protettivi al neonato, riducendo il rischio di forme gravi nei primi mesi di vita.

Anche familiari e persone a stretto contatto con i neonati dovrebbero mantenere aggiornata la vaccinazione per limitare la diffusione della malattia.

 
 

In breve

La pertosse è una malattia molto contagiosa: i sintomi sono dapprima lievi, poi evolvono in violenti attacchi di tosse. Le complicanze nei bambini possono essere gravi, proprio per questo la vaccinazione è fondamentale.

 

Pubblicato il 19.5.2026 Aggiornato il 19.5.2026
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