Si sta parlando, in questi giorni, di peste polmonare, a causa del presunto decesso per questa infezione, di una ricercatrice russa, che lavorava presso l’Anti Plague Institute di Irkutsk, in Siberia, ai primi di ottobre 2026. La studiosa avrebbe causato la rottura di una provetta in laboratorio, contenente l’agente patogeno per questa malattia. Ne sarebbe entrata in contatto e questo le avrebbe causato una seria affezione ai polmoni, tale da causare la morte.
Le autorità sanitarie locali e internazionali sono al lavoro per capire se il decesso della ricercatrice sia realmente stato causato dalla peste polmonare.
Le indagini sono necessarie anche per rassicurare chi legge queste notizie, che potrebbe preoccuparsi nel sentire parlare di un contagio di peste, una malattia che evoca tempi passati.
In realtà, secondo gli esperti, al momento non ci sono rischi. “La parola peste inevitabilmente evoca scenari drammatici, ma è importante distinguere la percezione del rischio dal rischio reale” esordisce Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano. “Sulla base delle informazioni disponibili, non siamo di fronte a un’epidemia e non ci sono elementi che facciano pensare a un pericolo per l’Italia o per l’Europa”.
L’epidemia in Siberia
Dalle prime notizie che sono state diffuse, in Siberia al momento non è presente una vera epidemia di peste polmonare, perché c’è stato un solo decesso, quello appunto della giovane ricercatrice.
Nel laboratorio russo, infatti, come in altri laboratori specializzati in tutto il mondo, si maneggiano agenti virali e batterici classificati “di terzo livello”, in grado di causare malattie pericolose per l’uomo. Il decesso sarebbe stato causato da un ritardo nella diagnosi o forse dalla confusione tra la peste polmonare e altre affezioni delle vie respiratorie profonde, per esempio una polmonite.
Questo avrebbe comportato trattamenti sbagliati o insufficienti, causando un decorso mortale. Il condizionale è d’obbligo, perché al momento non c’è ancora una certezza sulla modalità di contagio e sulla morte. Nel frattempo, i colleghi della ricercatrice sono stati posti in quarantena per ragioni di sicurezza, ma non si può parlare, al momento, di epidemia e nemmeno di focolaio.
“Sul caso della ricercatrice russa è necessario mantenere grande prudenza. Occorre innanzitutto avere una conferma della diagnosi e ricostruire con precisione l’eventuale esposizione in laboratorio” aggiunge il virologo. “Se fosse confermata un’infezione da Yersinia pestis, il batterio responsabile acquisito accidentalmente durante l’attività di ricerca, ci troveremmo davanti a un incidente biologico circoscritto, non alla prova di una circolazione della peste nella popolazione”.
Peste, i casi nel mondo
La peste non è una malattia scomparsa e il batterio Yersinia pestis, che non è del tutto debellato, continua a essere presente in alcuni serbatoi animali in diverse aree del mondo e ogni anno vengono segnalati casi sull’uomo.
Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, che riporta i dati dell’Organizzazione mondiale della Sanità, si verificano ancora nel mondo da 1.000 ai 3.000 casi di peste ogni anno, concentrati soprattutto in alcune zone di Africa, Asia e Sudamerica.
L’Oms controlla attivamente i focolai e i casi registrati sono tenuti sotto osservazione. La disponibilità degli antibiotici oggi permette di trattare con successo i casi, limitandone la diffusione. Sono inoltre effettuati trattamenti sanitari sui rifiuti domestici, si controllano le condizioni igieniche della popolazione e viene svolta una regolare profilassi contro le pulci dei topi e dei ratti. Le pulci dei roditori sono le portatrici del batterio responsabile della peste e gli esseri umani possono contrarre la malattia quando entrano in contatto con questi animali e vengono morsi.
La peste può avere diverse vie di manifestazione e diffusione. La più famigerata è la peste “bubbonica”, in cui il batterio raggiunge i linfonodi e li infetta, facendoli gonfiare.
La peste setticemica causa un’infezione generalizzata e molto seria, diffusa nel sangue. La peste polmonare causa dapprima febbre, malessere, brividi quindi dolore toracico, tosse, difficoltà respiratoria.
Che rischi ci sono in Italia
Gli esperti italiani, come il professor Fabrizio Pregliasco, invitano alla calma ma senza abbassare la guardia. “Per l’Italia, allo stato attuale, non vedo motivi di allarme. Un singolo possibile caso legato a un incidente di laboratorio in Siberia non significa che esista una catena di trasmissione internazionale” assicura l’esperto.
“Occorre però sorveglianza, tracciamento degli eventuali contatti e massima trasparenza delle autorità coinvolte. Questo episodio, se confermato, deve piuttosto richiamare l’attenzione sulla biosicurezza. I laboratori che lavorano con microrganismi altamente patogeni devono rispettare procedure estremamente rigorose: dispositivi di protezione, contenimento biologico, formazione del personale e protocolli immediati in caso di esposizione accidentale”.
Attualmente, non risulta una circolazione della peste nella popolazione italiana e il rischio attuale per il nostro Paese è estremamente basso. È però importante non sottostimare i casi di affezioni polmonari e di polmonite, che sono comunque serie sempre (soprattutto per i bambini e le persone fragili) ed eseguire una accurata diagnosi.
La forma polmonare merita particolare attenzione perché, a differenza della più comune peste bubbonica, può trasmettersi da persona a persona attraverso droplets respiratori in caso di contatto stretto con un malato. Non ha però la capacità di diffusione a distanza tipica di virus respiratori come influenza o Covid: perché avvenga il contagio è generalmente necessario un contatto ravvicinato.
Il punto cruciale è la tempestività. La peste polmonare può evolvere rapidamente ed essere molto grave se non viene riconosciuta e trattata, mentre una diagnosi precoce permette di iniziare rapidamente una terapia antibiotica appropriata e aumenta nettamente le possibilità di guarigione.
“Non bisogna quindi creare allarmismo, ma nemmeno banalizzare. La peste oggi è una malattia rara e curabile, ma la forma polmonare rappresenta un’emergenza infettivologica che richiede diagnosi e terapia immediate. La risposta corretta è vigilanza sanitaria, non paura”, conclude Pregliasco.
Photo by Edward Jenner for pexels
In breve
Il caso del possibile decesso per peste polmonare in Siberia può fare paura, ma le autorità sanitarie rassicurano e invitano a vigilare senza preoccupazione eccessiva
Fonti / Bibliografia
- ECDC closely monitoring situation following case of pneumonia of unknown origin in RussiaFollowing the reported death of a laboratory worker in Irkutsk, Russia, from pneumonia that is suspected to be pneumonic plague, ECDC is closely monitoring the situation.
- RISCHIO BIOLOGICO: I 4 LIVELLI DI RISCHIO E LA CLASSIFICAZIONE DEGLI AGENTI BIOLOGICI - MEDICOLAVORO.ORGScopri tutto sul rischio biologico nel mondo del lavoro: definizione, agenti biologici, valutazione dei rischi e misure di prevenzione. Proteggi la salute dei lavoratori.
- Peste - epidemilogia
