Scarlattina in gravidanza: sintomi e cure

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo, con la consulenza di Floriana Carbone - Dottoressa specialista in Ginecologia

Non provoca disturbi al feto e solo molto raramente si trasmette al neonato. Visto l'aumento dei casi, è bene prendere delle precauzioni per evitare di contagiarsi.

In caso di malattie autoimmuni in gravidanza occorrono controlli più ravvicinati dal medico

Può succedere di ammalarsi di scarlattina in gravidanza, anche se questa infezione solitamente riguarda l’infanzia e l’adolescenza. Per fortuna, i rischi sono bassi perché questa malattia non provoca malformazioni nel feto.

Tuttavia, esiste la possibilità che il bambino venga contagiato alla nascita, nel caso in cui la donna contragga la scarlattina in gravidanza alla fine del terzo trimestre. Per questo è bene prestare attenzione al rischio di contagio, che in questo periodo è piuttosto elevato.

Le autorità sanitarie hanno infatti rilevato un aumento, in Italia e nel resto dell’Europa, dei casi di scarlattina iniziato già nel gennaio 2023 e che continua anche adesso, nel 2025, soprattutto in bambini e ragazzi di età inferiore a 15 anni.

Lo ha confermato una circolare del Ministero della Salute, in cui si fa sapere che questo autunno ha coinciso con un inizio anticipato della stagione delle infezioni dovute a streptococco di gruppo A responsabile della scarlattina.

Inoltre, in questo stesso periodo si sta verificando un aumento della circolazione di virus respiratori, per esempio quello dell’influenza e il Virus respiratorio sinciziale, che possono favorire il rischio di scarlattina in gravidanza e non solo.

Primo, secondo e terzo trimestre

La scarlattina, dovuta al batterio Streptococco beta emolitico di tipo A, solitamente colpisce i bambini di età compresa tra i 3 e i 10 anni che hanno un sistema immunitario ancora immaturo, ma può comparire anche in adolescenza e in età adulta.

“Seppure raramente, ci si può infettare di scarlattina in gravidanza, perché durante i nove mesi si verificano trasformazioni del sistema immunitario materno che rendono quindi più suscettibili all’infezione” spiega la dottoressa Floriana Carbone, ginecologa e responsabile Pelvic Unit del Policlinico di Milano. “Questo succede se la donna entra in contatto con una persona ammalata di scarlattina, che è contagiosa da circa 48 ore prima della comparsa dei sintomi fino a 24 ore dopo l’assunzione della prima dose di antibiotico”.

La scarlattina in gravidanza può essere contratta lungo tutto il corso dei nove mesi, ma nel primo e nel secondo trimestre solitamente non si mette a rischio la salute del nascituro perché non ci sono prove che l’infezione materna passi al feto, causando malformazioni. Un rischio di tipo diverso, sempre contenuto, può invece verificarsi nel terzo trimestre di gravidanza, in prossimità del parto. Infatti, il rialzo febbrile dovuto alla scarlattina può causare, in rari casi, un parto prematuro. Di conseguenza è bene cercare di non ammalarsi in questo periodo.

“Se lo Streptococco colonizza la zona vaginale, può provocare una rottura prematura delle membrane e causare un parto pretermine. Inoltre il batterio a livello vaginale potrebbe entrare in contatto con il feto durante il parto e contagiare il neonato” aggiunge la dottoressa Carbone. “Anche questa è un’evenienza rara, ma non impossibile, quindi è importante eseguire prima del parto un tampone vaginale per escludere la presenza dello Streptococco e quella eventuale di altri germi”.

Scarlattina, come avviene il contagio

Il contagio avviene per inalazione di particelle di aerosol presenti nell’ambiente a causa di colpi di tosse e starnuti. Oppure, si può contrarre la scarlattina per contatto indiretto, attraverso manipolazione di oggetti contaminati come asciugamani, stoviglie e altri effetti personali del malato.

Se una donna si ammala di scarlattina in gravidanza non deve preoccuparsi eccessivamente. Infatti, questa malattia fortunatamente non provoca malformazioni del feto come invece succede, per esempio, con la rosolia. È anche molto difficile che si trasmetta al bambino: questo, secondo gli esperti, avviene in circa l’1% dei casi di scarlattina in gravidanza.

Sintomi

Lo Streptococco beta emolitico di tipo A, responsabile della scarlattina, produce una sostanza, la tossina pirogenica, che entra in circolo nel sangue scatenando i sintomi tipici della malattia esantematica contagiosa.

Questi sono gli stessi, che si prenda la scarlattina in gravidanza oppure durante l’infanzia, come di solito succede. Possono comparire:

  • esantema di colore scarlatto
  • desquamazione simile a forfora
  • lingua arrossata con aspetto “a fragola”
  • febbre
  • mal di testa
  • dolori muscolari
  • nausea.

Se la donna in attesa nota la comparsa di questi sintomi, dovrebbe avvisare appena possibile il proprio ginecologo.

Tutte le cure

Se la scarlattina in gravidanza è confermata, la donna può sottoporsi alla cura, che consiste nell’assumere per bocca un farmaco antibiotico a base di amoxicillina (un tipo di penicillina) e ha una durata di dieci giorni.

La cura con gli antibiotici può essere somministrata anche al neonato senza particolari effetti collaterali. La scarlattina si può ripetere perché esistono diversi ceppi di Streptococco e, quindi, non si contrae un’immunità permanente.

È dunque possibile ammalarsi più volte, anche se non sempre compaiono i sintomi classici, ma solo mal di gola, lingua con aspetto “a fragola” e malessere. Il rischio si può correre per esempio se si ha già un bambino più grande, che frequenta il nido o la scuola ed è in età da prendere la malattia.

Non esiste un vaccino contro la scarlattina.

Come prevenire la scarlattina in gravidanza

Un modo efficace per difendersi dal rischio di scarlattina, in gravidanza ma non solo, consiste nell’osservare efficaci norme igienico sanitarie, per esempio:

  • evitare il contatto con una persona che presenta i sintomi o che è a propria volta entrata in contatto con un malato di scarlattina
  • non toccare oggetti che possono essere stati manipolati dal malato
  • non frequentare scuole, asili e altri luoghi dedicati all’infanzia.

Inoltre è sempre utile lavare spesso e con cura le mani, soprattutto dopo essere stati in luoghi molto frequentati.

Fonti / Bibliografia

Pubblicato il 7.4.2026 Aggiornato il 7.5.2026
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