Scarlattina: sintomi, contagio e cure

Francesca La Rana A cura di Francesca La Rana

A differenza delle altre malattie esantematiche (morbillo, rosolia, varicella o sesta malattia) di origine virale, questa affezione è l'unica provocata da un agente batterico, lo Streptococco beta-emolitico di gruppo A.

Sintomi scarlattina

La scarlattina è una delle malattie esantematiche che si manifesta con eruzioni cutanee diffuse. Al contrario delle altre (causate da virus) è provocata da un batterio specifico: lo Streptococco beta-emolitico di gruppo A (noto anche con l’acronimo SBEGA o Streptococcus pyogenes).

Questo microrganismo colonizza frequentemente le alte vie respiratorie e, in determinate condizioni, è in grado di produrre delle particolari tossine pirogeniche (o tossine eritrogeniche). Sono proprio queste sostanze, una volta entrate nel torrente circolatorio, a scatenare la tipica colorazione rossa della pelle e le manifestazioni sistemiche, che caratterizzano la patologia.

Colpisce prevalentemente dal tardo autunno alla primavera i bambini di età compresa tra i 3 e i 12-15 anni, mentre è più rara nei neonati, grazie alla persistenza degli anticorpi materni trasmessi durante la gestazione. Ma può capitare che colpisca anche gli adulti, tra cui le donne in gravidanza, seppur raramente.  

Contrariamente a quanto accade per molte infezioni virali, di scarlattina ci si può ammalare più volte. Esistono, infatti, diversi ceppi di Streptococco beta-emolitico, ognuno capace di secernere ceppi tossinici leggermente differenti.

Sintomi nei bambini

L’esordio dei disturbi è generalmente brusco e improvviso, configurando la cosiddetta fase prodromica, che precede la comparsa delle macchie sulla pelle.

In questa prima fase, i segni dominanti della scarlattina sono:

  • febbre alta: la temperatura corporea subisce un’impennata repentina, raggiungendo frequentemente i 39°C o i 40°C, ed è spesso accompagnata da brividi intensi e persistenti.
  • faringodinia severa: il bambino lamenta un forte mal di gola, associato a una evidente difficoltà e dolore durante la deglutizione, che può compromettere temporaneamente l’alimentazione e l’idratazione.
  • sintomi sistemici aspecifici: compaiono mal di testa, spossatezza generale, perdita di appetito, nausea e, non di rado, episodi di vomito e dolori addominali.
  • linfadenite satellite: all’esplorazione tattile del collo, i linfonodi cervicali si presentano ingrossati, tumefatti e dolenti alla pressione.

Ispezionando il cavo orale in questa fase iniziale, il medico noterà una gola fortemente arrossata e infiammata, con tonsille ipertrofiche (ingrossate), che possono essere ricoperte da secrezioni biancastre o purulente (placche).

Anche la superficie linguale subisce una metamorfosi caratteristica: inizialmente si riveste di una patina bianca spessa. Nel giro di 24-48 ore, questa patina va incontro a desquamazione a partire dai margini, lasciando la lingua rossa viva, con le papille gustative gonfie e in rilievo. Questa peculiare manifestazione visiva prende il nome di lingua a fragola, o lingua a lampone, ed è uno dei segni patognomonici più affidabili per la diagnosi.

Esantema 

A distanza di un periodo compreso tra le 12 e le 48 ore dall’inizio della febbre, fa la sua comparsa l’esantema. L’eruzione cutanea è costituita da piccoli punti di colore rosso scarlatto, leggermente rilevati al tatto, descritti spesso come una sensazione di “pelle d’oca” o di carta vetrata, a causa della loro ruvidezza.

L’esantema è molto fitto: le chiazze rosse sono talmente vicine tra loro da confluire in un arrossamento uniforme.

Una prova clinica semplice da effettuare è la digito-pressione: premendo un dito sulla pelle arrossata, la macchia scompare temporaneamente lasciando un’impronta giallastra (il cosiddetto segno della mano gialla), per poi riapparire non appena si interrompe la pressione.

L’eruzione non si manifesta contemporaneamente su tutto il corpo, ma segue una precisa progressione anatomica. Esordisce tipicamente nelle aree di piega cutanea, dove il rossore si fa più intenso e lineare (linee di Pastia), in particolare a livello di:

  • zona dell’inguine
  • cavo delle ascelle
  • pieghe interne dei gomiti

Da queste zone, l’esantema si estende rapidamente al tronco, alla schiena, all’addome e, infine, agli arti superiori e inferiori.

Sul viso, invece, non compaiono mai i puntini, ma subisce un arrossamento intenso e diffuso sulle guance, simile a un eritema solare. Questo rossore contrasta nettamente con il relativo pallore che mantiene la zona intorno alla bocca, sul mento e intorno al naso.

Questa distribuzione asimmetrica della pigmentazione facciale definisce la celebre maschera scarlatininosa (o maschera di Filatow).

Un dettaglio importante per rassicurare le famiglie riguarda il comfort del bambino: l’esantema non ha mai natura pruriginosa, differenziandosi nettamente da quello della varicella o di alcune reazioni allergiche.

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Decorso 

Il decorso naturale delle manifestazioni cutanee prevede che l’eruzione duri circa 3-4 giorni, per poi iniziare a impallidire progressivamente in parallelo con il calo della febbre.

Una volta scomparse le macchie rosse, subentra l’ultima fase della malattia, caratterizzata dalla desquamazione della pelle. Questo fenomeno si manifesta inizialmente sul volto con un aspetto fine e furfuraceo (simile a polvere o forfora), per poi trasferirsi al tronco e agli arti superiori e inferiori.

Nei distretti corporei dove lo strato corneo è più spesso, ovvero sui palmi delle mani e sulle piante dei piedi, la pelle si distacca a grandi lembi.

Questo processo di rinnovamento cellulare può protrarsi a lungo, impegnando un arco di tempo compreso tra i 10 e i 20 giorni prima del completo ripristino dell’integrità cutanea.

Contagio

La trasmissione dello Streptococco beta-emolitico è causata esclusivamente dall’essere umano, principalmente per via aerea.

Quando un soggetto infetto parla, tossisce, starnutisce o semplicemente respira a distanza ravvicinata, immette nell’ambiente circostante microscopiche goccioline di saliva e secrezioni respiratorie, note come goccioline di Flügge. Il soggetto suscettibile si infetta, inalando direttamente queste particelle sospese o permettendo loro di entrare in contatto con le proprie mucose oculari, nasali o orali.

Esiste anche la possibilità del contagio indiretto. Lo Streptococco di gruppo A è un microrganismo dotato di una notevole resistenza ambientale, proprietà che gli consente di sopravvivere a lungo sulle superfici e sugli oggetti.

Il passaggio del batterio può quindi verificarsi toccando giocattoli, libri, stoviglie, bicchieri, posate, asciugamani o indumenti contaminati da secrezioni infette, e portando successivamente le mani non lavate verso la bocca, il naso o gli occhi.

Molto più raramente, la fonte di infezione può risiedere a livello cutaneo, attraverso il contatto con lesioni da impetigine, causate dallo stesso streptococco.

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Periodo di incubazione

Il periodo di incubazione oscilla tra i 2 e i 5 giorni, con rari casi che possono estendersi fino a una settimana.

La finestra di contagiosità varia drasticamente a seconda dell’intervento terapeutico:

  • In assenza di terapia antibiotica: il soggetto malato rimane altamente contagioso per tutta la fase acuta della malattia e per un periodo successivo che può estendersi fino a 2 o 3 settimane dalla comparsa dei sintomi.
  • In presenza di corretta terapia antibiotica: l’efficacia dei farmaci antibatterici è estremamente rapida. Già dopo 24-48 ore dalla prima somministrazione dell’antibiotico, la carica batterica a livello faringeo viene abbattuta al punto da azzerare il potenziale di contagiosità.

Cause e cura dell’impetigine nei bambini

Come si cura

Di fronte al sospetto clinico dei possibili sintomi della scarlattina, il primo passo fondamentale è la consultazione del pediatra per ottenere una diagnosi di certezza. Sebbene l’esame visivo accerto la patologia, la conferma avviene tramite esecuzione di un tampone faringeo.

Il test è eseguibile rapidamente anche in ambulatorio: si preleva un campione di secrezione dalle tonsille e dalla parete posteriore della gola per verificare la presenza dell’antigene dello Streptococco beta-emolitico di gruppo A. Un riscontro positivo convalida la diagnosi clinica e autorizza l’avvio della terapia antibiotica, essendo un’infezione batterica.

Gli antibiotici mirano non solo ad accelerare la risoluzione dei sintomi e a ridurre la finestra di contagiosità, ma svolgono un ruolo cruciale nella prevenzione delle complicanze immunitarie tardive.

Il farmaco di prima scelta, raccomandato dalle linee guida internazionali ed evidenziato dalle società scientifiche come la SIP (Società Italiana di Pediatria), è l’amoxicillina, somministrata per via orale.

In alternativa, a seconda della valutazione medica, possono essere impiegate associazioni come amoxicillina e acido clavulanico, la penicillina V o, nei rari casi di accertata allergia alle penicilline, antibiotici appartenenti alla classe dei macrolidi (come l’azitromicina) o alle cefalosporine.

Il ciclo antibiotico deve avere una durata di 10 giorni consecutivi. È un errore purtroppo comune tra i genitori sospendere la somministrazione dopo 3 o 4 giorni, non appena vedono svanire la febbre, il mal di gola e le macchie cutanee.

L’interruzione precoce del farmaco non garantisce l’eradicazione completa del batterio, esponendo il bambino al rischio concreto di una ricaduta immediata e, soprattutto, annullando l’effetto protettivo nei confronti delle sequele infiammatorie sistemiche.

Alla terapia antibiotica, si affiancano altre terapie per avviare il bambino verso la guarigione.

  1. Antipiretici e analgesici: per il controllo della febbre elevata e per lenire il dolore severo alla gola, i farmaci di riferimento sono il paracetamolo o l’ibuprofene, da somministrare con dosaggi calcolati rigorosamente in base al peso corporeo del bambino e mai in base all’età. È  
  2. Idratazione: la febbre alta e il dolore alla deglutizione aumentano il rischio di disidratazione. È importante stimolare il bambino a bere molti liquidi, offrendo acqua, camomilla, brodi tiepidi o spremute, preferendo somministrazioni piccole e frequenti.
  3. Alimentazione di facile consumo: l’apporto calorico va assecondato senza forzature, proponendo cibi di consistenza morbida, semi-liquida e a temperatura ambiente o freschi (come gelati, yogurt, vellutate), evitando alimenti eccessivamente caldi, salati, acidi o speziati che potrebbero irritare ulteriormente le mucose della gola già infiammate.
  4. Riposo: è vivamente consigliato per tutta la fase febbrile, aiutando l’organismo a concentrare le energie nel contrasto all’infezione.

Misure preventive

Attualmente, non è disponibile un vaccino specifico per prevenire l’infezione da Streptococco SBEGA. La prevenzione si fonda pertanto esclusivamente sull’adozione di rigorose misure igieniche comportamentali all’interno del nucleo familiare e nelle comunità.

  • La misura più efficace risiede nel lavaggio frequente e accurato delle mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi, in particolare dopo aver tossito, starnutito o prima di consumare i pasti.
  • È importante educare i bambini a coprire la bocca e il naso con l’incavo del gomito o con un fazzoletto monouso quando tossiscono o starnutiscono, provvedendo allo smaltimento immediato del fazzoletto.

Durante la fase di malattia, è opportuno evitare la condivisione di oggetti personali come posate, bicchieri, asciugamani e giocattoli, procedendo a una regolare aerazione e sanificazione degli ambienti domestici e delle superfici toccate più frequentemente.

Possibili complicazioni

Nella stragrande maggioranza dei casi, se la patologia viene identificata tempestivamente e trattata con antibiotico, l’evoluzione è del tutto benigna e si risolve in circa due settimane, senza lasciare alcun esito.

Tuttavia, qualora l’infezione venga trascurata, diagnosticata tardivamente o trattata in modo parziale e non idoneo, lo Streptococco beta-emolitico può rendersi responsabile di una serie di possibili complicazioni: locali (suppurative) o immunomediate tardive (non suppurative).

Le complicazioni suppurative avvengono per via diretta, ovvero per la diffusione del batterio dalle alte vie respiratorie ai tessuti e agli organi adiacenti durante la fase acuta della malattia. Tra queste:

  • Otite media acuta
  • Sinusite
  • Ascesso tonsillare o peritonsillare
  • Linfadenite cervicale suppurativa
  • Infezioni broncopolmonari

Negli ultimi anni, le autorità sanitarie internazionali hanno registrato un incremento, seppur fortunatamente raro, delle cosiddette infezioni invasive da Streptococco di gruppo A (iGAS). Questa evenienza si verifica quando il batterio riesce a penetrare nel sangue, liquido cefalorachidiano o tessuti profondi, dando origine a quadri clinici di estrema gravità, quali batteriemie, sepsi, osteomieliti (infezioni ossee), artriti settiche o fascite necrotizzante.

Le complicazioni non suppurative rappresentano, invece, l’insidia maggiore e si manifestano a distanza di alcune settimane (in genere da 1 a 4 settimane) dalla guarigione dell’infezione acuta alla gola. Queste patologie sono causate da un meccanismo di reazione autoimmune.

Il sistema immunitario del bambino, nel tentativo di produrre anticorpi contro lo streptococco, genera una risposta alterata a causa di un fenomeno noto come “mimetismo molecolare”: alcune proteine del batterio somigliano strutturalmente a componenti di specifici tessuti dell’organismo umano. Di conseguenza, gli anticorpi finiscono per aggredire gli organi sani del paziente stesso.

La più nota e temuta di queste sequele è la febbre reumatica (o reumatismo articolare acuto). Può colpire diverse strutture corporee, manifestandosi con artrite migrante delle grandi articolazioni, noduli sottocutanei, manifestazioni neurologiche involontarie (corea di Sydenham) e, soprattutto, l’interessamento delle strutture cardiache (endocardite e miocardite reumatica). L’infiammazione del cuore può danneggiare in modo permanente le valvole cardiache, configurando una cardiopatia reumatica cronica.

Una seconda importante complicanza autoimmune è la glomerulonefrite acuta post-streptococcica, una patologia infiammatoria renale causata dal deposito di immunocomplessi all’interno dei glomeruli, le unità filtranti del rene. Questa condizione compromette temporaneamente la funzionalità dell’organo e si manifesta tipicamente con la comparsa di sangue nelle urine, riduzione del volume di urina emessa, edemi e ipertensione arteriosa.

È proprio l’esistenza di questo potenziale scenario clinico a giustificare la massima fermezza dei medici nel raccomandare l’esecuzione corretta e completa della terapia antibiotica di dieci giorni. L’uso appropriato del farmaco interrompe tempestivamente lo stimolo antigenico, impedendo al sistema immunitario di avviare quella cascata di eventi autoimmuni.

 
 

In breve

Di scarlattina ci si può ammalare più volte. Dopo un controllo del pediatra, ed eventuale tampone, in caso di riscontro positivo è necessario avviare la terapia antibiotica pe 10 giorni, evitando possibili complicazioni. 

 

Fonti / Bibliografia

Pubblicato il 20.5.2026 Aggiornato il 20.5.2026
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