Talco e tumore alle ovaie: nessun legame

Miriam Cesta A cura di Miriam Cesta

Al termine su uno studio condotto su quasi 253mila donne è risultato che tra l’uso del talco e tumore alle ovaie non è stato trovato alcun nesso

Talco e tumore alle ovaie: nessun legame

Secondo una ricerca  pubblicata sulla rivista scientifica Journal of American Medical Association (JAMA), tra l’uso del talco talco per l’igiene intima e il tumore alle ovaie non ci sarebbe alcun legame.

Lo studio su talco e tumore su quasi 253mila donne

La ricerca è stata realizzata comparando e incrociando i dati raccolti da quattro ricerche condotte tra il 1982 e il 2017 su un numero complessivo di quasi 253mila donne con età media di 57 anni, seguite per 11 anni e intervistate relativamente al loro stato di salute e alle loro abitudini, compreso l’uso del talco per l’igiene intima. Dai dati esaminati è emerso che 2.168 donne hanno sviluppato il cancro ovarico nel corso dello studio, ma nessuna associazione significativa è stata rilevata tra l’uso del talco e il tumore alle ovaie (ovvero: tra le donne che avevano sviluppato il tumore, nessuna differenza significativa è stata individuata tra quelle che avevano fatto uso della polvere e quelle che non l’avevano mai utilizzata), così come non è stata rilevata alcuna associazione tra la frequenza  o la durata dell’uso del talco.

Risultati destinati a far discutere

I risultati di questa revisione di studi guidata da Katie O’Brien dello statunitense National Institute of Environmental Health Sciences sono destinati a far discutere perché nel 2018 l’azienda farmaceutica Johnson & Johnson è stata condannata (attualmente è in corso l’appello) a pagare 4,7 miliardi a 22 donne che sostenevano che l’amianto presente nei prodotti dell’azienda a base di talco le aveva portate a sviluppare il tumore alle ovaie. Il collegamento tra l’uso del talco e l’insorgenza del cancro alle ovaie è però tuttora non chiaro per via del limitato numero di studi condotti al riguardo. E ora il nuovo studio riapre la questione.

 

 

 
 
 

Da sapere!

Per fugare eventuali dubbi la rivista JAMA ha anche pubblicato un editoriale in cui i risultati dello studio vengono definiti “complessivamente rassicuranti” e il metodo scientifico utilizzato dai ricercatori “solido”.

 

Fonti / Bibliografia

Pubblicato il 25.2.2020 Aggiornato il 25.2.2020
Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Le domande della settimana

40 anni e non rimango incinta dopo due mesi di tentativi: devo preoccuparmi?

05/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Claudio Ivan Brambilla

In età matura, le probabilità di concepire per ciclo mestruale sono piuttosto basse, quindi non stupisce che dopo appena due mesi di tentativi la gravidanza non sia ancora iniziata. E questo vale anche in caso di riserva ovarica ancora soddisfacente.   »

Qual è il momento migliore per concepire una bambina?

05/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Claudio Castagna

Poiché gli spermatozoi X sono più lenti, è possibile (!) che un rapporto sessuale affrontato uno-due giorni prima dell'ovulazione porti al concepimento di una femminuccia. Ma di questo non vi è alcuna certezza.   »

Megavescica del feto alla 13^ settimana di gravidanza: cosa aspettarsi?

04/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Antonella Di Stefano

La megavescica individuata nel feto è un segno ecografico prenatale che può sottendere un ampio spettro di cause e di conseguenze. La situazione va dunque tenuta monitorata tramite controlli ecografici seriati.   »

Cardioaspirina in gravidanza: sì o no?

04/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Professor Augusto Enrico Semprini

Ci sono dei casi in cui piccole dosi di aspirina possono favorire il buon proseguimento di una gravidanza: se il ginecologo curante la prescrive è più che opportuno dargli ascolto.   »

24 ore senza pillola: sono ancora protetta?

28/04/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Gaetano Perrini

In caso di mancata assunzione del contraccettivo orale per più di 12 ore dall'ora consueta, è opportuno saltare l'intervallo tra una confezione e l'altra, dopo aver comunque assunto, anche se in ritardo, la pillola dimenticata.   »

Fai la tua domanda agli specialisti