Vaccinazioni raccomandate: Anti Papilloma Virus

Laura de Laurentiis A cura di Laura de Laurentiis Pubblicato il 21/01/2015 Aggiornato il 12/12/2019

Anti Papilloma Virus, vaccinazione raccomandata per proteggere il tuo bambino dal virus HPV (Papillomavirus)

Vaccinazioni raccomandate: Anti Papilloma Virus

Da quale malattia protegge

Il Papilloma virus umano (HPV) è un virus che appartiene al gruppo dei Papillomavirus. Le infezioni da HPV sono molto diffuse nella popolazione e il contagio avviene in genere tramite via sessuale. Provoca lesioni che possono evolvere verso gravi forme neoplastiche (tumorali).

Il vaccino

  • I vaccini anti HPV, somministrati prima dell’esposizione al virus, prevenendo le lesioni genitali precancerose (del collo dell’utero, della vulva e della vagina), di fatto riducono notevolmente la possibilità di sviluppo di neoplasia maligna;
  • il vaccino quadrivalente, previene anche le lesioni condilomatose in entrambi sessi;
  • in Italia il vaccino è raccomandato per tutte le ragazze nel corso del 12° anno di età (ma può essere somministrato a partire dai 9 anni);
  • è somministrato tramite iniezioni nel braccio o nella coscia in numero di dosi diverse in base all’età (da due a tre).

La vaccinazione anti papilloma virus, comunemente definito con la sigla HPV dalle iniziali del suo nome inglese Human Papilloma Virus, non è tra le obbligatorie ma è fortemente raccomandata per tutti i bambini a prescindere dal genere di appartenenza. Solo vaccinando anche i maschi si può infatti raggiungere l’obiettivo a cui mira l’OMS: eradicare il carcinoma del collo dell’utero di cui l’HPV è il primo grande responsabile.

Per sciogliere tutti i dubbi relativi a questa vaccinazione è con noi il dottor Aldo Venuti, ricercatore, virologo e coordinatore dell’Unità HPV dell’Istituto nazionale dei tumori Regina Elena di Roma (link alla scheda del dottore).

Di quali infezioni è responsabile il papilloma virus?

La famiglia dei papilloma virus è costituita da più di 200 diversi tipi di HPV, la cui classificazione è stata fatta denominandoli con un numero. I vari HPV provocano, a seconda del tipo, specifiche infezioni, tra cui le più comuni sono i condilomi acuminati (escrescenze che si formano sui genitali e sono note come “creste di gallo) e le verruche.

Gli HPV che possono causare la comparsa di un tumore, per questo detti “ad alto rischio oncogeno”, sono una quindicina e di questi i più frequenti sono quelli contro cui è stato messo a punto il vaccino: 16; 18; 31; 33; 45; 52; 58. Tra questi il più pericoloso è l’HPV 16. Gli HPV responsabili di verruche e creste di gallo (condilomi) non sono invece implicati nella comparsa di tumori e i tipi HPV 6 e 11, responsabili dei condilomi, fanno parte del vaccino.

Gli HPV ad alto rischio oncogeno sono responsabili solo del tumore del collo dell’utero (o cervice)?

No, gli HPV che più di frequente si riscontrano dove si sviluppa un tumore della cervice (indicati nella risposta precedente) possono causare anche una forma di carcinoma della gola (10-15% dei tumori del tratto oro-faringeo) oppure un tumore dell’ano. Fermo resta che la loro massima responsabilità è però quella relativa allo sviluppo del carcinoma della cervice.

E’ vero che tutte le ragazzine sono destinate a contrarre l’infezione genitale da HPV?

Sì è vero: con l’inizio dell’attività sessuale la maggior parte delle adolescenti sviluppa un’infezione da HPV. La ragione è da ricercarsi in una particolare vulnerabilità dell’epitelio vaginale, che si risolve con il passare degli anni. Va detto però che nella stragrande maggioranza dei casi l’infezione guarisce spontaneamente senza lasciare conseguenze, grazie all’efficienza del sistema immunitario.

L’infezione da HPV ad alto rischio oncogeno dà luogo a sintomi?

L’infezione che si sviluppa in seguito al contatto con i ceppi di papilloma implicati nella comparsa di un tumore passa quasi sempre inosservata perché non determina alcun sintomo. Solo effettuando il pap test è possibile scoprire se si è cronicizzata (cioè non è guarita) in quanto l’esame evidenzia proprio l’alterazione delle cellule del collo dell’utero caratteristica dell’infezione da HPV.

La sigla che compare nel referto del pap test riferito alla patologia da HPV è LSIL (lesione di basso grado delle cellule) o HSIL (lesione di alto grado delle cellule). In seguito a simili risultati è necessario effettuare una colposcopia (esame che consiste nell’osservazione diretta del collo dell’utero mediante uno strumento ottico) con biopsia, cioè con prelievo di una piccola quantità di tessuto cervicale.

La risposta della biopsia in caso alterazioni patologiche è CIN, che sta per Cervical intraepithelial neoplasia (neoplasia delle cellule intraepiteliali della cervice). CIN 1 segnala l’inizio di un’anomala trasformazione delle cellule, mentre CIN 2 e CIN 3 indicano un’alterazione significativa. Un successivo controllo o un intervento terapeutico sono d’obbligo per quelle più gravi (CIN 3).

In genere, quanto tempo trascorre dalla comparsa dell’infezione allo sviluppo di un carcinoma della cervice?

Nel caso in cui l’infezione del collo dell’utero dovuta all’HPV non dovesse guarire, ma cronicizzare, devono trascorrere 25-30 anni prima che le cellule degenerino determinando la comparsa del carcinoma della cervice. Per questo è così importante effettuare con regolarità il pap test, che permette di individuare il tumore precocemente.

E’ molto diffuso il cancro della cervice?

In Italia, ogni anno ci sono circa 41.000 nuove diagnosi di patologie associate ad HPV comprendenti condilomi e tumori, delle quali quasi 3000 riferite al cancro alla cervice uterine. E’ un tumore molto aggressivo che, quando diagnosticato tardi, ha una possibilità di guarigione molto bassa. Una diagnosi precoce spesso riesce invece a salvare la vita.

La vaccinazione anti-papilloma virus è davvero efficace per proteggere da questo tumore?

Il papilloma virus (HPV) è la causa principale del cancro della cervice (oltre che di altre forme di tumore). Va da sé che la vaccinazione è l’unica arma preventiva, visto che secondo la comunità scientifica, garantisce un’immunizzazione vicina al 100 per cento. Va detto che la vaccinazione protegge dal papilloma virus molto più di quanto non faccia l’infezione stessa contratta attraverso l’attività sessuale.

La ragione è semplice: il papilloma virus contratto naturalmente rimane localizzato nella zona dove è avvenuto il contagio, stimolando una produzione di anticorpi ridotta rispetto a quella sollecitata dalla vaccinazione che viene inoculata e quindi coinvolge l’intero organismo.

In cosa consiste la vaccinazione e a che età va effettuata?

La vaccinazione andrebbe effettuata tra i 12 e i 14 anni di età su maschi e femmine. Consiste in un’iniezione intramuscolare che viene fatta sul braccio. In questa fascia di età vengono somministrate due dosi da effettuare, la seconda a 6 mesi dalla prima dose.

Se eseguita dopo i 14 anni compiuti le dosi sono tre, da effettuare a 0, 2, e 6 mesi. Il vaccino può essere effettuato anche in età adulta, fino ai 44 anni (a volte anche oltre). Il vaccino contiene l’involucro del virus, che è privo di ogni attività patogena (non scatena l’infezione) ed è la particella che sollecita il sistema immunitario a produrre anticorpi contro l’HPV.

Cosa succede se ci si vaccina mentre c’è l’infezione in corso?

Nel caso in cui il ragazzo o la ragazza dovessero vaccinarsi mentre hanno un’infezione da HPV in corso (o già contratta e guarita) non accade nulla di pericoloso. Cioè aver già sviluppato l’infezione non costituisce una controindicazione al vaccino, come non la rappresenta l’infezione in atto.

Il vaccino contro l’HPV ha effetti collaterali importanti?

E’ un vaccino estremamente sicuro, come si può affermare senza tentennamenti visto che a oggi sono state somministrate più di 300 milioni di dosi senza conseguenze di rilievo. Dopo la vaccinazione possono comparire indolenzimento e gonfiore nella zona in cui è stata fatta l’iniezione, più raramente un po’ di febbre (da contrastare eventualmente con un antipiretico).

Perché è bene vaccinare anche i maschi?

Vaccinare anche i maschi significa innanzi tutto ridurre le probabilità di diffusione della malattia tra le donne e, quindi, raggiungere l’obiettivo, più o meno già centrato in Australia, di debellare definitivamente gli HPV ad alto rischio oncogeno. A questo si aggiunge che i maschi vaccinati, oltre a proteggere la loro partner sessuale dall’infezione, tutelano se stessi dal rischio sia di contrarre i condilomi acuminati, malattia sessualmente trasmessa sempre più diffusa, non mortale ma di certo invalidante almeno dal punto di vista psicologico sia (e non è poco) di sviluppare un tumore della gola da HPV (su quest’ultimo punto ci sono studi in corso).

Gli adolescenti vaccinati contro l’HPV possono evitare l’impiego del profilattico?

Ovviamente la vaccinazione contro il papilloma virus non mette al riparo dal rischio di contrarre tutte le altre malattie a trasmissione sessuale, a partire dalla sifilide di cui negli ultimi anni si è registrato un aumento di casi. Anche in seguito alla vaccinazione, in caso di rapporti sessuali con partner occasionali, è d’obbligo per la tutela della propria salute usare il profilattico. E questo vale anche per gli adulti.

Da sapere

  • Oggi esiste un test, l’HPV test, che permette di individuare nella cervice la presenza del papilloma virus;
  • la procedura con cui viene eseguita l’indagine è la stessa del pap test: si effettua cioè un prelievo di materiale dal collo dell’utero attraverso una spatolina;
  • a differenza del pap test identifica proprio l’HPV e non i segni dell’infiammazione di cui il virus è responsabile (come invece fa il pap test);
  • fino ai 34 anni di età l’HPV test è sconsigliato in quanto nella stragrande maggioranza dei casi individuerebbe il papilloma creando un inutile allarme, quello che conta fino a questa età è solo sapere se l’HPV (che quasi di certo si trova sulla cervice) abbia o no determinato la comparsa di un’alterazione delle cellule cervicali, eventualità che è il pap test a evidenziare;
  • dopo i 34 anni di età invece diventa importante sapere se l’HPV è ancora presente nella cervice, quindi in alternativa al pap test viene ritenuto più utile l’HPV test;
  • in caso di risultato positivo di quest’ultimo, ovvero quando il papilloma viene scoperto, vengono prescritti pap test e colposcopia;
  • se, invece, dopo i 34 anni di età l’HPV test fornisce un risultato negativo, il test di controllo può essere effettuato ogni cinque anni e non ogni tre anni come è invece suggerito per il pap-test.
Fonti / Bibliografia
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