Vaccini e autismo: cosa c’è da sapere

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo, con la consulenza di Elena Bozzola - Dottoressa specialista in Pediatria

Non esistono correlazioni tra i vaccini e la comparsa dell’autismo, come è dimostrato da numerosi studi scientifici e sostenuto da esperti. È un legame inventato, creato per uno scoop giornalistico al quale purtroppo molti prestano ancora fede.

Vaccini e autismo: cosa c’è da sapere

La convinzione che tra vaccini e autismo esista un legame causa effetto è, purtroppo, ancora diffusa. In modo particolare, si crede che il vaccino contro il morbillo causi un problema del neurosviluppo. I

n realtà, tra vaccini e autismo non esiste alcuna correlazione, come è stato dimostrato da studi autorevoli e da società scientifiche nazionali e internazionali.

È una credenza che si basa su un falso mito creato ad arte, che trova però ancora molti sostenitori. Gli esperti confermano invece che non esiste nessun legame e che i vaccini sono uno strumento essenziale per proteggere la salute dei bambini e dell’intera società.

I vaccini sono sicuri

I vaccini sono uno strumento fondamentale per proteggere da malattie che, ancora oggi, costituiscono un pericolo serio per il benessere sia del singolo individuo, sia della salute pubblica. Hanno permesso di controllare infezioni che un tempo portavano a disabilità o decesso, come il vaiolo o la poliomielite. Non è vero che queste malattie sarebbero scomparse spontaneamente, come purtroppo qualcuno ancora sostiene. È stata la diffusione dei vaccini, su larga scala, a portare ad una progressiva diminuzione dei casi e nel caso del vaiolo, per esempio, all’eradicazione.

I vaccini vanno scelti con la consapevolezza che rappresentano una difesa insostituibile contro molte malattie pericolose. Non indeboliscono il sistema immunitario, anzi, migliorano le difese contro malattie e infezioni perché l’organismo risulta più forte e sano.

Sono prodotti con principi attivi o antigeni e additivi, sia in formula combinata sia unici e immessi in commercio dopo un lungo iter di sperimentazione e di approvazione, che ne garantisce efficacia e sicurezza. Il rischio di effetti collaterali veri è inferiore a un caso su un milione, molto meno di quello che si rischia contraendo la malattia per via naturale.

Le conseguenze quando non si vaccina

La diffusione di notizie false, basate su argomentazioni senza fondamento scientifico portate avanti da correnti no vax, ha purtroppo determinato un calo nella percentuale delle persone che scelgono di sottoporre a vaccino se stessi o i propri figli. Questo ha fatto sì che alcuni agenti patogeni tornassero a diffondersi tra la popolazione, perché non è immunizzato un numero abbastanza alto di persone. È successo di recente con il morbillo, il cui numero di contagi sta tornando a salire per la scelta di molti di non eseguire il vaccino.

“Le società scientifiche come la Società italiana di Pediatria, per esempio, ricordano che il morbillo è una malattia seria e altamente contagiosa” spiega la dottoressa Elena Bozzola, Il Bambino e il suo Pediatra onlus. “Senza un’adeguata copertura vaccinale, il virus torna a diffondersi, mettendo a rischio la salute pubblica, e può costituire una delle prime cause di mortalità per malattia infettiva tra i bambini, nel mondo”. La massiccia campagna di vaccinazione contro il morbillo, portata avanti tra il 2000 e il 2013, secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità ha portato a un calo del 75% dei decessi per morbillo nel mondo, impedendo oltre 15 milioni di morti.

Con la legge sulla obbligatorietà vaccinale, in Italia si è assistito ad un progressivo incremento della copertura nei confronti di questa malattia infettiva. Tuttavia, negli ultimi anni, il calo delle vaccinazioni potrebbe causare nuovamente un aumento dei decessi per questa infezione. Il bollettino dell’Istituto Superiore di Sanità sottolinea che in Italia, dopo due anni di alta incidenza di casi di morbillo con 1.055 e 532 casi nel 2024 e 2025 rispettivamente, anche nei primi mesi del 2026 si stanno già registrando molti casi.

C’è connessione tra vaccini e autismo?

Il legame tra vaccini e autismo non esiste e questo è un dato di fatto, dimostrato scientificamente. La credenza è frutto di un falso storico, dovuto a Andrew Wakefield, un ex medico inglese (radiato dall’albo per condotta non etica) che, insieme ad altri autori, condusse negli anni Novanta uno studio poco chiaro e controverso, che però fu pubblicato sulla rivista scientifica Lancet, su 12 bambini, nei quali erano stati riscontrati problemi gastrointestinali e problemi del neurosviluppo. La responsabilità venne attribuita a un fattore ambientale, nello specifico il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia, che era stato somministrato a otto bambini su 12. La conseguenza fu il crollo dei vaccino Mpr, a cui seguì un’epidemia di morbillo in Inghilterra. In seguito, studi scientifici molto più ampi, condotti su migliaia di bambini, smentirono il legame tra vaccino e autismo e la stessa rivista Lancet ritirò lo studio di Wakefield.

Di recente, una sentenza italiana della Corte di Appello di Bologna ha ribaltato il giudizio di primo grado emesso dal Tribunale di Rimini, il quale aveva chiesto il risarcimento da parte del Ministero della Salute per una coppia, il cui figlio aveva ricevuto il vaccino e, in seguito, aveva sviluppato autismo. La sentenza di Bologna ha escluso l’esistenza di un nesso di causalità tra vaccino morbillo parotite e rosolia e autismo, basandosi sull’esame dell’ampia letteratura scientifica disponibile su questo argomento.

Come affrontare una diagnosi di autismo nel bambino

Prove che non ci sono legami con l’autismo

La ricerca continua a fornire prove sull’assenza di una relazione tra autismo e vaccinazione contro il morbillo.

Un gruppo di ricercatori americani del Centers for Disease Control ha confrontato due gruppi di bambini: 256 con autismo e 752 senza autismo. Sono stati messi a confronto gli antigeni contenuti nei vaccini che i bambini avevano ricevuto nei primi due anni di vita.

Si è scoperto che i bambini con autismo non avevano ricevuto più antigeni rispetto agli altri. Anche nelle singole vaccinazioni, il numero massimo di antigeni ricevuti era simile nei due gruppi. I bambini con autismo che hanno avuto una regressione (cioè perdita di abilità già acquisite) non avevano ricevuto più vaccini rispetto agli altri bambini autistici. Questo studio ha mostrato che i vaccini non espongono i bambini con autismo a più antigeni rispetto agli altri. Non c’è differenza tra bambini con e senza autismo per quanto riguarda le vaccinazioni.

I timori più diffusi riguardo ai vaccini

Nonostante le rassicurazioni degli esperti, circolano ancora tante notizie false, senza alcun fondamento scientifico, che allontanano le famiglie dalla scelta consapevole di vaccinare i bambini. Vediamo le più diffuse.

  1. I vaccini contengono mercurio. Non è così. “Tutto nasce dal fatto che, negli anni ’90 si fece strada l’ipotesi che un composto usato per mantenere sterile il contenuto delle fiale di vaccino, il Thimerosal, potesse essere associato a effetti tossici perché a base di mercurio” chiarisce l’esperta. “L’ipotesi fu sollevata perché uno studio suggerì una relazione tra il contenuto di mercurio negli alimenti consumati dalle donne in gravidanza, soprattutto pesce di grossa taglia, e lo sviluppo neuropsicologico del bambino. A questo primo studio seguirono altri che non confermarono l’osservazione sui composti del mercurio assunti con gli alimenti, ma questo bastò a scatenare un acceso dibattito sulla possibilità che il Thimerosal contenuto in alcuni vaccini potesse essere nocivo per il lattante che viene vaccinato”. Oggi, il Thimerosal non è presente nei vaccini. La decisione è stata presa senza che ci fosse comunque alcuna evidenza scientifica sulla pericolosità di questa sostanza. Infatti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e le principali agenzie regolatorie (come l’Ema in Europa e l’Aifa in Italia) hanno confermato l’assoluta sicurezza del Thimerosal nelle concentrazioni utilizzate.
  2. È pericoloso somministrare a un bambino piccolo tanti vaccini insieme. No, perché gli antigeni somministrati sono pochi, inferiori a quelli che un bambino incontra nell’ambiente. Inoltre nella prima infanzia il sistema immunitario risponde con più efficacia e meno rischi agli effetti dei vaccini e grazie ai richiami sviluppa una memoria immunitaria che lo protegge per tutta la vita.
  3. E’ meglio che la malattia sia contratta in modo naturale. Questa affermazione poteva essere valida in un periodo in cui i vaccini non erano disponibili. Tanti anni fa era preferibile che un bambino si ammalasse nell’infanzia di morbillo, rosolia o altro piuttosto che contrarli in età adulta, quando le conseguenze sono più serie. Oggi il discorso non vale più, perché qualsiasi malattia (anche l’influenza) può avere sull’organismo conseguenze più pericolose di quelle che provoca il vaccino.
  4. L’organismo si indebolisce. Al contrario, l’organismo sviluppa difese più attive ed efficaci grazie alla memoria immunologica. A sovraccaricare il sistema immunitario sono le infezioni, che comportano il contatto con una quantità di antigeni molto più elevata rispetto quella che viene inoculata con i vaccini. Le manifestazioni come febbre, nervosismo, arrossamento sono le normali reazioni che dimostrano che l’organismo è attivo e scompaiono nel giro di poco tempo, eventualmente assumendo un antipiretico.
  5. Il morbillo è una normale malattia esantematica che una volta si superava senza problemi. Il morbillo, anche se nella maggior parte delle persone guarisce entro due-tre settimane, può avere un decorso grave, determinare complicanze e portare a decesso. Le complicanze possono riguardare fino al 30% dei casi o anche di più soprattutto nei Paesi più poveri. I bambini sotto i 5 anni di età, gli adulti di età superiore a 20 anni, le donne in gravidanza e le persone con deficit immunitario hanno il rischio più elevato di complicanze. Le complicanze più serie sono la polmonite (che può complicarsi nell’1- 6% dei casi) e l’encefalite acuta (da 0,1% a 1 caso su 1000). Altre complicanze includono otite media, laringotracheite, bronchite, diarrea, disidratazione, convulsioni febbrili e altro ancora. Il 20-30% dei casi complicati da encefalite acuta ha conseguenze permanenti sul sistema nervoso.

Di conseguenza, è sempre importante verificare le fonti scientifiche, fidarsi della scienza e soprattutto parlare con il proprio pediatra per garantire uno sviluppo sano del bambino.

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In breve

Non esiste correlazione tra autismo e vaccini. Questi sono invece un presidio sicuro ed efficace contro malattie infettive, come il morbillo, che possono avere serie complicanze.

 

Fonti / Bibliografia

Pubblicato il 8.4.2026 Aggiornato il 8.4.2026
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