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Il vaccino contro il morbillo, attualmente obbligatorio per legge, protegge il bambino da una malattia altamente contagiosa che può aprire la strada a complicazioni davvero gravi, specialmente nei più piccoli.
Inoltre un alto numero di bambini vaccinati automaticamente riduce la circolazione del virus: è questo a cui mira la Comunità scientifica pediatrica il cui obiettivo è la sua totale eradicazione. Il vaccino contiene l’agente infettivo vivo e attenuato, peculiarità che stimola la produzione degli anticorpi ma non scatena la malattia.
Va somministrato tra i 12 mesi compiuti e i 15 mesi di vita sempre in associazione con anti parotite e anti rosolia. Può essere associato anche al vaccino antivaricella, obbligatorio per i nati dal 2017.
La seconda dose è prevista tra i 5 e i 6 anni e va eseguita contemporaneamente alla dose di richiamo del vaccino DTaP-IPV (difterite, tetano, pertosse, antipolio).
Come funziona il vaccino
Il vaccino protegge il bambino da una delle più contagiose e pericolose malattie esantematiche, così definite perché provocano un esantema ovvero un’eruzione sulla pelle.
Effettuarlo significa non solo proteggere il singolo bambino ma anche evitare che si scatenino vere e proprie epidemie nella popolazione infantile, aprendo la strada a rischi davvero temibili. Un bambino che contrae il morbillo può infatti andare incontro a conseguenze gravissime che includono la sordità, la polmonite e, nei casi peggiori (e per fortuna più rari), l’encefalite.
La persona malata è contagiosa a partire da 1-2 giorni prima della comparsa del sintomo caratteristico, le macchioline rosse (esantema), fino a quattro giorni dopo.
Il preparato contiene l’agente infettivo vivo e attenuato, cioè trattato in modo da determinare lo sviluppo di anticorpi contro il virus, senza tuttavia scatenare la malattia. Come gli altri vaccini, questa vaccinazione può non proteggere completamente tutti i bambini vaccinati.
In genere non risponde circa un 5% della popolazione infantile vaccinata. Per questo il protocollo delle vaccinazioni prevede una seconda dose a 5-6 anni, per far produrre anticorpi alla percentuale di bambini che non sviluppano anticorpi dopo aver ricevuto la prima dose.
Cosa fare in caso di contagio post vaccino
Nel caso in cui prima della vaccinazione il morbillo sia in incubazione, la cui durata va da 7 a 18 giorni, con una media di 10-12 giorni, ovvero il bambino sia stato contagiato ma non presenti ancora sintomi, è possibile che la profilassi non sia sufficiente per prevenire la comparsa della malattia.
Lo stesso vale per rosolia, parotite e varicella che sono i vaccini che vengono associati all’antimorbillo.
Va detto però che il vaccino stimola la produzione di anticorpi molto rapidamente quindi se è stato effettuato nei primissimi giorni successivi all’esposizione al virus potrebbe farcela a bloccare lo sviluppo della malattia e, soprattutto, a prevenirne le possibili complicazioni.
Dosi e modalità
Il vaccino antimorbillo viene sempre effettuato in associazione con l’antiparotite, antirosolia, si parla quindi di vaccino trivalente. Non sono disponibili vaccini monovalenti, ovvero non si può effettuare solo uno dei tre vaccini.
Da quando è stato reso obbligatorio per i nati dal 2017 il vaccino antivaricella, si può effettuare in associazione anche con quest’ultimo, quindi si può optare per il vaccino quadrivalente, raccomandato dalle linee guida.
Attualmente la vaccinazione è obbligatoria. La sua obbligatorietà è sottoposta a revisione ogni tre anni, sulla base dei dati epidemiologici e della copertura vaccinale raggiunta.
- La prima dose viene somministrata tra i 12 mesi compiuti e i 15 mesi (in caso di epidemie di morbillo la vaccinazione può essere anticipata a partire dai 6 mesi di vita)
- La seconda dose tra i 5 e i 6 anni di età
- In adolescenza (11-18 anni) viene previsto un richiamo come recupero (catch up) solo per soggetti suscettibili, cioè quelli mai vaccinati in precedenza o che hanno eseguito un ciclo incompleto, cioè una sola dose nell’infanzia.
Dove si effettua
Viene effettuata un’iniezione sottocutanea nella zona del braccio o della coscia.
Possibili effetti indesiderati
È un vaccino sicuro, ma come tutti i vaccini può determinare la comparsa di alcuni effetti indesiderati che, in genere, si manifestano in forma lieve e possono essere risolti con una o due dosi di paracetamolo.
L’elenco dei possibili sintomi post vaccino:
- Febbre (38,5°C o più alta), anche dopo 10-12 giorni dalla vaccinazione
- Arrossamento, dolore, gonfiore nel sito di iniezione
- Eruzione cutanea (inclusa eruzione cutanea simile a quella del morbillo), in genere dopo 10-12 giorni dalla vaccinazione
- Molto raramente (1 caso ogni 10mila vaccinati) ecchimosi nel sito di iniezione
Di solito, la febbre, l’arrossamento e il dolore nel sito dell’iniezione compaiono entro 24 ore dalla somministrazione del vaccino e si risolvono nell’arco di un paio di giorni.
Gli altri sintomi possono manifestarsi a distanza di 10-12 giorni. È comunque sempre opportuno, in caso di sintomi, chiamare il pediatra per riferirglieli ed eventualmente avere indicazioni sul da farsi.
Quando rimandare la vaccinazione
La vaccinazione va rimandata se il bambino presenta febbre superiore a 38,5°C, mentre una febbre lieve non è di per sé motivo per procrastinare la vaccinazione.
La vaccinazione può essere somministrata anche se il bambino è stato recentemente in contatto con casi di morbillo e che può quindi trovarsi nella fase di incubazione della malattia (in questa eventualità, come detto sopra, è possibile che il vaccino non riesca a prevenire la sua comparsa).
L’importanza del vaccino e l’immunizzazione di gregge
Per ottenere che il virus del morbillo non circoli in una determinata popolazione, è necessario arrivare a una percentuale di vaccinati pari al 95%. È così che si può raggiungere la cosiddetta immunità di gregge, ovvero la protezione indiretta da una malattia di cui può godere la popolazione non vaccinata grazie ai vaccinati.
Quando la percentuale dei vaccinati è alta, il virus smette di circolare e, di conseguenza, anche i non vaccinati non rischiano più di essere contagiati.
La situazione in Italia
Nel numero di febbraio 2026 del bollettino periodico Morbillo & Rosolia News redatto dall’Istituto Superiore di Sanità, è segnalato che dopo due anni di alta incidenza di casi di morbillo con 1.055 e 532 casi nel 2024 e 2025 rispettivamente, l’anno 2026 è iniziato con un nuovo aumento, nel mese di gennaio, con 84 casi.
Il principale contesto di trasmissione rimane quello familiare, seguito da ambienti sanitari e ospedalieri. Dunque, il virus continua a circolare anche da noi soprattutto tra i giovani adulti non vaccinati.
Attualmente nel nostro Paese le percentuali di vaccinazione anti morbillo nei bambini di due anni variano da regione a regione, con picchi positivi di vaccinati in Lombardia, Veneto, provincia autonoma di Trento, Emilia-Romagna e Campania. La copertura vaccinale è modesta in Alto Adige, Sicilia, Abruzzo (dati riferiti al 2024/25).
A chi segnalare reazioni causate dal vaccino
In caso di reazioni al vaccino si deve contattare il proprio pediatra. Eventuali sintomi diversi da quelli elencati possono essere segnalati all’Agenzia del Farmaco, tramite appositi moduli reperibili online nel sito www.aifa.gov.it
In breve
Il morbillo, di cui è responsabile un virus della famiglia dei Paramyxoviridae, è una malattia temibile per le conseguenze gravi a cui può aprire la strada. Il vaccino, oggi obbligatorio, rappresenta l’unica prevenzione possibile. I vantaggi che assicura sono di molto superiori ai lievi e transitori effetti indesiderati che può determinare.
