Virus respiratorio sinciziale (RSV): cos’è, sintomi, cure e prevenzione nei bambini e negli adulti 

Redazione A cura di “La Redazione”

Il virus respiratorio sinciziale è comune tra i bambini. In genere si presenta con sintomi lievi, come un raffreddore, e passa in pochi giorni, senza particolari cure. Ma non va trascurato perché, soprattutto nei neonati sotto i sei mesi, può causare bronchiolite con necessità di ricovero.

RSV virus sincinziale

 

In collaborazione con Pfizer

Il virus respiratorio sinciziale, indicato con la sigla RSV, è un virus che interessa l’apparato respiratorio, molto contagioso e diffuso sia tra i bambini che tra gli adulti. In genere provoca sintomi lievi, come quelli di un normale raffreddore, che guariscono in pochi giorni senza necessità di cure specifiche. Non è comunque un virus da sottovalutare perché in alcune categorie cosiddette a rischio, come i neonati sotto i sei mesi e gli anziani, può determinare un’infezione delle vie respiratorie profonde con una sintomatologia decisamente grave, tale da portare anche al ricovero ospedaliero. L’RSV è infatti la principale causa di una malattia respiratoria importante come la bronchiolite, che colpisce soprattutto i neonati.

Sintomi RSV nei bambini e negli adulti

Il virus respiratorio sinciziale è molto diffuso e colpisce i neonati, i bambini e anche gli adulti. In genere si presenta con maggior frequenza nel periodo invernale, ma le bizze di un tempo ormai instabile fanno sì che possa essere presente anche in altre stagioni, compresa l’estate. L’infezione da RSV è spesso asintomatica negli adulti mentre nei bambini si manifesta con una serie di sintomi che in fase iniziale sono in genere molto lievi, simili a quelli di un’infezione delle vie respiratorie superiori come un raffreddore o un’influenza. Sono presenti quindi starnuti, congestione nasale e tosse, una sintomatologia lieve che in genere si risolve in una settimana, al massimo due. Occorre tenere presente però che l’infezione da RSV può migrare dalle vie respiratorie superiori verso quelle inferiori e questo comporta lo scatenarsi di una sintomatologia decisamente più grave e complessa.

Le categorie a rischio

Alcune categorie di soggetti sono maggiormente esposte al rischio di sviluppare una sintomatologia grave da RSV:

  • I neonati. Si calcola che praticamente tutti i bambini sotto i due anni abbiano contratto il virus sinciziale. Il problema si pone quando il contagio avviene sotto i sei mesi di vita, perché in questo caso possono presentarsi, oltre a tosse e naso che cola, anche irritabilità, perdita di appetito, scarsa attività, apnea con pause nella respirazione che durano più di 10 secondi. La tosse può inoltre progredire in respiro sibilante e difficoltà respiratorie. La conseguenza più grave è rappresentata dal fatto che dopo alcuni giorni l’RSV può provocare nei neonati infezioni più serie, come bronchioliti e polmoniti. Il virus sinciziale è infatti la causa più comune di bronchiolite e polmonite nei bambini sotto i 2 anni di età. In particolare, il 60-80% dei casi di bronchiolite nei neonati è da attribuirsi all’RSV: questo per la loro difficoltà a creare autonomamente anticorpi e perché le loro vie aeree sono particolarmente soggette a infiammazione e ostruzione. I numeri testimoniano con chiarezza come l’RSV non sia mai da sottovalutare: causa, infatti, ogni anno nel mondo circa 3,2 milioni di ricoveri tra neonati e bambini e 60mila decessi durante la degenza ospedaliera. Il 15- 20% di tutti i ricoveri sotto i due anni è dovuto all’infezione da RSV che rappresenta così una delle principali cause di ospedalizzazione per neonati e bambini piccoli in tutto il mondo. Il picco di ospedalizzazione si registra all’età di 2-3 mesi e talvolta si rende necessario il trasferimento in terapia intensiva neonatale o pediatrica. In Italia si stima che oltre 80mila bambini nel primo anno di vita vengano visitati in ambulatorio per cause legate all’infezione da RSV; circa 15mila di essi necessitano dell’ospedalizzazione e circa 3mila di ricovero in terapia intensiva. Un terzo dei bambini che hanno sofferto di bronchiolite, in particolare se hanno avuto bisogno di ricovero, presentano episodi ricorrenti di broncospasmo fino all’età scolare e in alcuni casi sviluppano l’asma.
  • Gli anziani. Negli adulti over 65 (60 se pazienti a rischio) i sintomi dell’RSV possono portare a peggiorare malattie già presenti, come la BPCO (broncopneumopatia cronico ostruttiva) e l’insufficienza cardiaca, e sfociare in asma e polmonite, inoltre risultano a rischio di malattia grave da RSV tutti quei soggetti immunodepressi o con condizioni severe di obesità e diabete. A causa del naturale deterioramento del sistema immunitario dovuto all’età anche gli anziani in buona salute corrono un maggior rischio di conseguenze gravi da infezione di RSV (ospedalizzazione e in alcuni casi morte).

A livello europeo negli adulti oltre i 60 anni di età vengono stimati circa 3.000.000 di casi di sindromi respiratorie acute.

RSV: come si trasmette

L’RSV è un virus altamente contagioso. Si trasmette per via area attraverso le goccioline che vengono emesse da una persona infetta con tosse e starnuti. Si può essere infettati con un contatto diretto con una persona malata, ma anche toccando superfici contaminate, dove il virus sinciziale sopravvive a lungo: è stato calcolato infatti che rimane attivo sulla pelle per mezz’ora, due ore sui tessuti e ben sette sui mobili. Un malato è in genere contagioso per un periodo variabile dai 3 agli 8 giorni, ma può esserlo anche un paio di giorni prima di mostrare i sintomi dell’infezione da virus sinciziale. I neonati per altro possono continuare a diffondere il virus anche per un mese dopo la remissione dei sintomi.

Come prevenire il virus respiratorio sinciziale

La prima norma di prevenzione rimane quella di lavare spesso le mani con acqua e sapone, in modo accurato per almeno una ventina di secondi. Gli adulti in particolare dovrebbero farlo sempre prima di toccare un neonato. In presenza di un malato, poi, è bene pulire le superfici che vengono toccate con maggior frequenza come le maniglie delle porte, i pulsanti di accensione delle luci, il cellulare; è opportuno anche evitare i contatti molto stretti come baci e abbracci e non scambiare posate, bicchieri e altri oggetti che siano venuti a contatto con la bocca. Ai bambini è importante insegnare a coprirsi naso e bocca con un fazzoletto e non con le mani quando starnutiscono. Uno degli aspetti fondamentali per evitare questa infezione rimane sempre la prevenzione.

Le cure

Nelle forme lievi, l’infezione da RSV può risolversi senza necessità di cure nell’arco di circa 5-7 giorni. Può comunque essere trattata al pari di una normale influenza con farmaci che alleviano i sintomi, come gli antipiretici e gli antinfiammatori. Il ricorso all’antibiotico può essere stabilito solo ed esclusivamente dal medico nel caso serva a scongiurare l’eventualità di sovrainfezioni batteriche. Massima attenzione va prestata nei neonati. Dal momento che non è facile distinguere i sintomi dell’RSV da quelli di una normale influenza è sempre opportuno rivolgersi al pediatra in presenza di apnea, respiro sibilante, difficoltà respiratorie, ma anche irritabilità, apatia, insonnia, inappetenza. E’ molto importante infatti che l’eventuale progredire dell’infezione verso una bronchiolite venga rilevata con tempestività così da procedere con le cure del caso.

Secondo le nuove linee guida, la bronchiolite non deve essere curata con la somministrazione di cortisone, antibiotici e broncodilatatori, che possono invece avere effetti collaterali. Può essere necessario il ricorso all’assistenza respiratoria in ambito ospedaliero e la somministrazione di ossigeno.

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PP-UNP-ITA-4143

Fonti bibliografiche

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Pubblicato il 21.10.2024 Aggiornato il 21.10.2024
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