Tatuaggio: sempre sulla cresta dell’onda

Luce Ranucci A cura di Luce Ranucci Pubblicato il 06/05/2019 Aggiornato il 06/05/2019

Il 12,8% degli italiani ha almeno un tatuaggio, un dato in linea con la media europea che è di circa il 12%

Tatuaggio: sempre sulla cresta dell’onda

Il tatuaggio è una forma di comunicazione che è cambiata nel corso del tempo. Ha avuto tanti significati diversi a seconda delle varie epoche e se ai tempi dei Romani il tatuaggio era un modo per marchiare i fuggiaschi ora è sempre più una moda.

Tanti italiani tatuati

Il 12,8% degli italiani ha un tatuaggio, per lo più  si tratta di adulti dai 18 ai 44 anni. Un dato in linea con la media europea che è di circa il 12%, ma al di sotto degli Usa, dove i tatuati sono circa un terzo del totale. I tatuatori italiani sono circa 2.800, si trovano maggiormente al nord (quasi il 60%), segue il centro Italia, mentre al sud la presenza di queste imprese è meno di un quinto del totale.

Uno studio universitario

Questi i dati di uno studio raccolto nel volume: “Sulla nostra pelle. Geografia culturale del tatuaggio” (Pisa University Press, 2019), autori Paolo Macchia, docente dell’Ateneo di Pisa e Maria Elisa Nannizzi, sua allieva. “Abbiamo cercato di capire – spiega Macchia – come il tatuaggio nelle varie epoche storiche sia stato usato per esprimere idee, concetti e opinioni e per mostrare come questa forma di comunicazione sia cambiata nel tempo”, passando da simbolo di ribellione o di appartenenza, marchio di infamia o segno magico a semplice accessorio di moda e simbolo di libertà.

I tatuaggi nelle civiltà del passato    

Il libro racconta una serie di usanze, dalla preistoria ad oggi. Leggendolo si scopre che nella Grecia e nella Roma antiche, i tatuaggi erano utilizzati a scopi punitivi, per marchiare fuggiaschi o prigionieri di guerra. Col Cristianesimo, che ripudiava ogni forma di marchio sul corpo, perse invece la sua importanza, sebbene nel Medioevo dove, ironia della sorte, fu particolarmente in voga fra i pellegrini. Grande diffusione ritorna a partire dal Settecento, quando il tatuaggio ritornò in Europa a seguito delle esplorazioni e delle scoperte in Estremo oriente. Più di recente il tatuaggio è diventato un fenomeno legato alla moda, sempre più diffuso, rinato a partire dagli anni ’60 del Novecento, dove i protagonisti erano hippie, punk, biker.

I tatuaggi nei personaggi storici   

In passato sono stati molti i personaggi storici famosi a sfoggiare tatuaggi: Winston Churchill aveva un’ancora sull’avambraccio e la madre, lady Churchill, aveva un piccolo serpente sul polso; lo zar Nicola II di Russia aveva un dragone sul braccio sinistro e Federico IX, re di Danimarca, sfoggiava braccia e petto tatuati, mentre il presidente statunitense Theodore Roosevelt portava sul petto lo stemma araldico della propria famiglia. 

 

 
 
 

Lo sapevi che?

La parola tatuaggio viene dal polinesiano tattaw, che vuol dire “incidere, decorare”. L’origine del termine è dovuto a James Cook che contribuì alla rinascita del tatuaggio in ambito occidentale. Nel 1771, di ritorno da uno dei viaggi nei Mari del Sud, l’esploratore, oltre a riportare un uomo completamente ricoperto di quegli strani segni, introduceva nei dizionari dell’epoca anche la parola tattoo, mutuandola dal polinesiano tattaw a sua volta germinato per associazione onomatopeica con il ticchettio “ta ta ta” delle bacchette adoperate dagli indigeni per tatuare.

 

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