Argomenti trattati
Essere genitori significa occuparsi ogni giorno di molte attività, ma una parte del lavoro familiare non è visibile: consiste nel ricordare appuntamenti e scadenze, organizzare i pasti, controllare ciò che serve ai bambini, pianificare impegni e attività, anticipare i problemi e coordinare le esigenze di tutta la famiglia.
È questo il cosiddetto carico mentale, cioè l’insieme delle attività cognitive necessarie per mandare avanti la vita familiare. Quando queste responsabilità si concentrano soprattutto su una sola persona (spesso la mamma) la sensazione di avere continuamente “qualcosa a cui pensare” può diventare fonte di stress e affaticamento.
Il carico mentale, però, non riguarda soltanto il numero di cose da fare, ma anche la responsabilità di pensarle e ricordarle.
Per questo, chiedere semplicemente al partner di svolgere qualche compito in più potrebbe non essere sufficiente: una reale riduzione del carico passa dalla condivisione dell’organizzazione e della responsabilità familiare. Ci sono però delle strategie che possono aiutare a distribuirlo in modo più equilibrato, senza pretendere di raggiungere una gestione perfetta della vita quotidiana.
Come accorgersi di avere tutto il carico su di sé
Avere molte cose da fare non significa necessariamente sostenere da sole tutto il carico mentale.
Un indicatore importante è chiedersi chi si occupa di pensare a ciò che deve essere fatto, non soltanto di eseguire i singoli compiti. Se sei tu a sapere quando bisogna prenotare la visita dal pediatra, controllare che nello zaino ci siano i libri giusti, ricordare le attività extrascolastiche, organizzare i pasti della settimana o accorgerti che stanno finendo pannolini e prodotti per l’igiene, è possibile che una parte significativa della responsabilità organizzativa ricada su di te.
Alcuni segnali possono aiutare a riconoscere questo squilibrio:
- sei quasi sempre tu a dover ricordare le cose agli altri. Anche quando un compito viene materialmente svolto da qualcun altro, sei tu a doverlo assegnare, spiegare o ricordare
- fai fatica a “staccare” mentalmente. Anche quando non stai occupandoti concretamente della famiglia, continui a pensare a ciò che manca, alle scadenze e a quello che dovrai organizzare nei giorni successivi
- ti senti responsabile se qualcosa va storto. Può capitare di avere la sensazione che, se non controlli personalmente una situazione, qualcosa verrà dimenticato o non sarà fatto nel modo corretto
- sei la persona a cui tutti chiedono informazioni. Sapere dove sono le cose, quali sono gli impegni dei bambini, cosa devono portare a scuola o quando hanno un appuntamento può diventare un ruolo assunto quasi automaticamente
- il tempo libero degli altri richiede il tuo lavoro organizzativo. Se per permettere al partner di uscire, riposarsi o dedicarsi ai propri interessi devi prima organizzare chi si occuperà dei bambini e di tutto il resto, il tempo libero non è realmente distribuito in modo equo
- delegare non ti fa sentire davvero sollevata. Se continui a dover supervisionare ciò che hai affidato a qualcun altro, la responsabilità mentale rimane sostanzialmente tua.
Riconoscere questi segnali non significa stabilire che in una famiglia esista necessariamente una divisione “giusta” o “sbagliata” dei compiti: ogni famiglia ha esigenze e organizzazioni diverse.
Il punto è capire se la responsabilità di tenere tutto sotto controllo è distribuita oppure se, di fatto, una sola persona rappresenta il punto di riferimento per quasi ogni aspetto della vita familiare. Questo è spesso il primo passo per individuare ciò che può essere condiviso e alleggerito.
Come mai il carico mentale è soprattutto delle mamme
Il fatto che il carico mentale ricada spesso sulle madri non dipende da una caratteristica “naturale” delle donne, ma da una combinazione di aspettative sociali, divisione del lavoro familiare e organizzazione della cura.
Anche quando entrambi i partner partecipano concretamente alle attività domestiche e alla cura dei figli, può rimanere una distribuzione meno equilibrata del lavoro organizzativo: una persona continua a essere quella che pianifica, ricorda, coordina e controlla che tutto venga fatto.
Molte ricerche sulla divisione del lavoro domestico mostrano infatti che nelle famiglie le donne tendono ancora a svolgere una quota maggiore del lavoro domestico e di cura non retribuito. Il fenomeno è stato descritto come “mental load”, cioè il lavoro cognitivo necessario per anticipare i bisogni, prendere decisioni e mantenere sotto controllo le attività familiari.
A contribuire possono essere anche le aspettative culturali legate alla maternità. Alla mamma viene ancora frequentemente attribuito il ruolo di principale responsabile del benessere e dell’organizzazione dei figli: sapere cosa serve, ricordare le scadenze, occuparsi della scuola o monitorare le esigenze quotidiane.
Avere un partner che “aiuta” non equivale necessariamente ad avere una responsabilità condivisa: la differenza sta nel fatto che entrambi siano in grado di riconoscere ciò che deve essere fatto, organizzarlo e portarlo a termine senza che uno dei due debba svolgere il ruolo di supervisore.
Cosa fare per ridurlo
Parlare di carico mentale significa andare oltre la semplice domanda “Chi fa cosa?” e chiedersi anche “Chi deve pensarci?”. È proprio questa seconda domanda che permette di individuare quella parte del lavoro familiare meno visibile, ma spesso molto impegnativa, che può essere distribuita in modo più equilibrato tra i componenti della famiglia. Ci sono alcune strategie che possono aiutare a raggiungere questo scopo.
Quanto siamo ancora lontani dalla parità genitoriale? Il nostro approfondimento
Condividere le responsabilità, non solo i compiti
Per ridurre il carico mentale non basta necessariamente dividere le faccende. È importante condividere anche la responsabilità di individuare, organizzare e portare a termine ciò che serve alla famiglia. Per esempio, occuparsi del percorso scolastico di un figlio non significa soltanto accompagnarlo a scuola, ma anche sapere quali sono gli orari, controllare le comunicazioni, ricordare le scadenze e organizzare ciò che occorre.
Una distribuzione più equilibrata implica quindi che ciascun adulto possa essere responsabile di alcune aree della vita familiare dall’inizio alla fine, senza che una sola persona debba ricordare agli altri cosa fare.
Delegare totalmente i compiti
Delegare può essere utile, ma non dovrebbe trasformarsi in un ulteriore compito per la mamma. Se, dopo aver affidato un’attività, è comunque necessario spiegare ogni passaggio, controllare che venga svolta e ricordare quando farla, una parte importante del carico rimane a suo carico.
Può essere più efficace assegnare responsabilità complete: per esempio, chi si occupa della spesa può essere anche responsabile di verificare cosa manca, preparare la lista e scegliere quando fare gli acquisti. In questo modo non si delega soltanto l’esecuzione, ma anche la parte organizzativa.
Fare meno e stabilire le priorità
Non tutto ciò che riguarda la gestione della casa e della famiglia deve essere fatto allo stesso modo o con la stessa frequenza. Quando il carico diventa eccessivo, può essere utile distinguere ciò che è necessario, importante ma rimandabile e non indispensabile.
Ridurre temporaneamente alcune attività, semplificare la gestione dei pasti, accettare una casa meno ordinata o rinunciare a qualche impegno non significa essere una madre meno attenta. L’obiettivo non dovrebbe essere raggiungere uno standard di perfezione, ma trovare un’organizzazione sostenibile per tutta la famiglia.
Organizzare la settimana senza cercare la perfezione
Una pianificazione semplice può aiutare a diminuire il numero di decisioni da prendere ogni giorno. Un calendario familiare condiviso, per esempio, può raccogliere appuntamenti, attività dei bambini, impegni di entrambi i genitori e scadenze importanti.
È però essenziale che anche questo strumento sia condiviso realmente: se solo la mamma aggiorna il calendario e controlla che tutti lo consultino, il carico organizzativo non viene ridotto. L’obiettivo è creare un sistema che permetta a tutti gli adulti della famiglia di avere accesso alle informazioni e di assumersi le proprie responsabilità.
Utilizzare strumenti pratici per liberare la mente
Liste della spesa, calendari digitali, promemoria e applicazioni per la gestione degli impegni possono essere utili per non dover conservare continuamente tutte le informazioni nella propria memoria. Non sono però una soluzione al problema della distribuzione del carico: uno strumento organizzativo funziona davvero solo se la responsabilità del suo utilizzo è condivisa.
Infine, è importante ricordare che ridurre il carico mentale non significa chiedere alla mamma di diventare più efficiente nell’organizzare una quantità invariata di attività. Significa soprattutto ridistribuire il lavoro familiare, compresa la sua componente cognitiva, e creare un’organizzazione nella quale non sia necessario che una sola persona tenga tutto sotto controllo.
I segnali di un carico mentale eccessivo
Il carico mentale diventa particolarmente pesante quando la gestione della famiglia occupa costantemente spazio anche nei momenti in cui non ci si sta occupando concretamente delle attività quotidiane. Non esiste un singolo segnale che permetta di stabilire quando sia “troppo”, ma alcuni campanelli d’allarme possono indicare che il livello di responsabilità sta diventando difficile da sostenere.
1) Difficoltà a staccare dalla gestione familiare
Pensare continuamente a ciò che bisogna ricordare, organizzare o risolvere può rendere difficile dedicarsi al riposo o ad altre attività senza avere la sensazione di stare trascurando qualcosa. La mente rimane impegnata anche quando il lavoro pratico è terminato.
2) Irritabilità e sensazione di essere sopraffatte
Quando le richieste quotidiane si accumulano, può diventare più facile sentirsi irritabili, impazienti o emotivamente scariche. Non significa necessariamente che ci sia un problema psicologico: stress e sovraccarico possono influenzare il modo in cui si reagisce alle normali difficoltà quotidiane.
3) Sensazione che, senza di te, tutto si fermi
Un altro segnale può essere la convinzione di dover controllare personalmente ogni aspetto della vita familiare perché, in caso contrario, qualcosa verrà dimenticato.
Se gli altri componenti della famiglia si rivolgono quasi sempre alla mamma per sapere cosa fare, quando farlo o dove trovare le informazioni necessarie, è possibile che una parte significativa del lavoro organizzativo sia concentrata su di lei.
4) Stanchezza cronica
Il carico mentale può essere faticoso anche quando non comporta un’attività fisica intensa. Pianificare, anticipare problemi, prendere decisioni e tenere a mente numerose informazioni richiede infatti un impegno cognitivo continuo.
Se questa sensazione di sovraccarico diventa persistente, interferisce con il sonno, il lavoro, le relazioni o la capacità di prendersi cura di sé, è importante non considerarla semplicemente come una parte inevitabile della maternità. Può essere utile parlarne con il proprio medico o con un professionista della salute mentale, soprattutto quando il malessere è intenso o dura nel tempo.
Foto di copertina di Ketut Subiyanto da Pexels
In breve
Il carico mentale grava in gran parte sulle mamme, ma ci sono alcune strategie che si possono mettere in pratica per suddividerlo in maniera più equa con il partner, senza dover fare da supervisore continuamente.
