Alimentazione: cresce la dieta vegana, in calo quella vegetariana

Silvia Camarda A cura di Silvia Camarda Pubblicato il 01/04/2019 Aggiornato il 01/04/2019

In aumento anche il consumo dei prodotti “speciali” anche se non si è intolleranti

Alimentazione: cresce la dieta vegana, in calo quella vegetariana

Secondo l’ultimo rapporto Eurispes dedicato al tema “Riscoprire la qualità” è risultato che è in aumento il numero dei vegani, mentre diminuiscono i vegetariani. In particolare gli italiani vegani sono passati dall’1% del 2018 all’1,9%, mentre chi segue la dieta vegetariana è sceso al 4,9%, rispetto al 5,4% del 2018. Si confermano dunque i trend in tema di alimentazione.

Una tendenza stabile negli ultimi anni

I risultati dell’indagine sull’ alimentazione dimostrano che la quota di italiani vegetariani e vegani è praticamente stabile da circa 6 anni.

La scelta vegetariana o vegana rappresenta:

per un quarto (il 25,1%), un vero e proprio stile di vita;

per 3 su 10 un beneficio per la salute.

Nonostante ciò, tuttavia, il 32% di chi ha sperimentato uno di questi due stili alimentari, l’ha poi abbandonato per avere un’ alimentazione più completa o perché ha sofferto troppo per le rinunce (il 35,7%).

Il boom di prodotti “senza”

Al supermercato aumentano le proposte di prodotti speciali, tanto che un italiano su quattro (19,3%) acquista prodotti senza glutine, anche se solo al 6,4 è stata diagnosticata un’intolleranza. Il 12,9% li assume, invece, anche senza essere intollerante. Un altro trend in aumento è l’acquisto di prodotti senza lievito: il 18,6% li compra, nonostante solo il 4,6% sia davvero intollerante, mentre il restante 14% li compra pur ammettendo di non esserlo. Un quarto dei consumatori (il 26%) acquista, invece, prodotti senza lattosio, ma solo l’8,5% è realmente intollerante.

 

 

 

 
 
 

Da sapere!

Eurispes pone la sua preoccupazione maggiore nell’uso degli antibiotici: quasi 4 italiani  su 10 ammettono di assumerli senza prescrizione medica:

“qualche volta” il 33% (34% donne contro il 32% uomini);

“spesso” il 4,8% (6,7% donne contro il 2,8% uomini).

 

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