Contro i disturbi dell’umore dei giovani funziona la dieta anti-stress

Pamela Franzisi A cura di Pamela Franzisi Pubblicato il 09/12/2019 Aggiornato il 09/12/2019

Cibo e umore sono legati. Uno studio australiano ha analizzato il rapporto tra cibo e manifestazioni di ansia e depressione dimostrando che una dieta corretta può avere degli effetti positivi sullo stato d'animo dei giovani

Contro i disturbi dell’umore dei giovani funziona la dieta anti-stress

Alimentazione equilibrata e attività fisica mantengono l’organismo in salute e fondamentali per ridurre i chili di troppo. Ma una dieta corretta è anche un toccasana per la salute mentale. Contro i disturbi dell’umore, infatti, sembra funzionare la dieta anti-stress.

Lo studio australiano

Una dieta a base di pesce, frutta, verdura, è in grado di contrastare ansia e depressione, soprattutto nei giovani, più a rischio di soffrire di disturbi dell’umore.  Lo conferma anche uno studio australiano pubblicato sulla rivista Plos One: gli autori dello studio della Macquarie University, in Australia, hanno coinvolto 76 giovani universitari, tutti colpiti da depressione in forma più o meno grave e dalle abitudini alimentari non proprio salutari: junk food, zuccheri e grassi. Gli studenti sono stati divisi in due gruppi in modo casuale. A un gruppo è stato chiesto di seguire un’alimentazione sana e variegata. All’altro, invece, è stato chiesto di mantenere le consuete abitudini alimentari.

Più verdura e frutta, meno depressione

Dopo tre settimane dall’inizio del test gli studenti sono stati nuovamente esaminati per valutare se ci fossero stati dei cambiamenti nei disturbi dell’umore. L’indagine ha confermato gli effetti benefici di una sana alimentazione. Infatti, nel gruppo che aveva migliorato il modo di mangiare, i sintomi della depressione erano notevolmente migliorati, così come le manifestazioni di ansia. Il secondo gruppo, al contrario, non ha mostrato miglioramenti significativi. I ricercatori sono andati avanti nella ricerca, continuando a monitorare il comportamento di 33 studenti che avevano cambiato le proprie abitudini alimentari per ulteriori tre mesi, al fine di verificare il permanere dei risultati positivi sulla salute mentale. Solo il 21 per cento dei partecipanti è riuscito a seguire la dieta anti-stress per i tre mesi successivi, ma proprio in questi gli effetti della sana alimentazione sull’umore si sono mantenuti nel tempo. Secondo gli studiosi, dunque, la dieta rappresenta un importante elemento su cui intervenire per migliorare la vita di chi soffre di depressione e di disturbi dell’umore.

 

Lo sapevi che?

Tra le numerose discipline che si occupano di benessere psicofisico, si sta sempre più affermando la nutritional psychiatry o psichiatria nutrizionale, che indaga sul ruolo dell’alimentazione sulla salute mentale.

 

Fonti / Bibliografia
  • A brief diet intervention can reduce symptoms of depression in young adults – A randomised controlled trialThere is strong epidemiological evidence that poor diet is associated with depression. The reverse has also been shown, namely that eating a healthy diet rich in fruit, vegetables, fish and lean meat, is associated with reduced risk of depression. To date, only one randomised controlled trial (RCT) has been conducted with elevated depression symptoms being an inclusion criterion, with results showing that a diet intervention can reduce clinical levels of depression. No such RCTs have been performed in young adults. Young adults with elevated levels of depression symptoms and who habitually consume a poor diet were randomly allocated to a brief 3-week diet intervention (Diet Group) or a habitual diet control group (Control Group). The primary and secondary outcome measures assessed at baseline and after the intervention included symptoms of depression (Centre for Epidemiological Studies Depression Scale; CESD-R; and Depression Anxiety and Stress Scale– 21 depression subscale; DASS-21-D), current mood (Profile of Mood States), self-efficacy (New General Self-Efficacy Scale) and memory (Hopkins Verbal Learning Test). Diet compliance was measured via self-report questionnaires and spectrophotometry. One-hundred-and-one individuals were enrolled in the study and randomly assigned to the Diet Group or the Control Group. Upon completion of the study, there was complete data for 38 individuals in each group. There was good compliance with the diet intervention recommendations assessed using self-report and spectrophotometry. The Diet group had significantly lower self-reported depression symptoms than the Control Group on the CESD-R (p = 0.007, Cohen’s d = 0.65) and DASS-21 depression subscale (p = 0.002, Cohen’s d = 0.75) controlling for baseline scores on these scales. Reduced DASS-21 depression subscale scores were maintained on follow up phone call 3 months later (p = .009). These results are the first to show that young adults with elevated depression symptoms can engage in and adhere to a diet intervention, and that this can reduce symptoms of depression. The findings provide justification for future research into the duration of these benefits, the impacts of varying diet composition, and their biological basis.
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