Tanto yogurt contro il fegato grasso

Stefania Lupi A cura di Stefania Lupi Pubblicato il 20/11/2019 Aggiornato il 20/11/2019

Consumare da 1 a 4 vasetti di yogurt alla settimana aiuta a prevenire la comparsa di malattie a carico del fegato e non collegate all’abuso di alcol

Tanto yogurt contro il fegato grasso

Mangiare yogurt in modo regolare aiuta a prevenire le malattie del fegato, come il fegato grasso, che riguardano il 25% degli italiani e che arriveranno al 30% nel 2030. La scoperta è frutto di uno studio condotto da Assolatte, pubblicata sull’European Journal of Clinical Nutrition.

Una malattia pericolosa

La ricerca, in particolare, rivela che più aumentano i consumi di yogurt (sono stati misurati da meno di uno a più di 4 vasetti alla settimana) più si riduce, e in modo dose-dipendente, la frequenza della NAFLD, la steatosi epatica non alcolica, che provoca un’accumulo di grasso nel fegato,  di cui soffre un quarto della popolazione mondiale, compresi i bambini. Un risultato che rimane identico sia se si scelgono yogurt interi sia se si consumano quelli parzialmente scremati. Lo studio è importante sia perché è il primo a dimostrare le ricadute benefiche del consumo di yogurt sul fegato sia perché è di tipo trasversale, poiché ha incrociato i dati sul consumo di yogurt di 24.389 uomini e donne adulti con quelli relativi allo stile di vita, ai parametri antropometrici e ai principali valori metabolici.

Proprietà antinfiammatorie e antiossidanti

Secondo i ricercatori, l‘effetto preventivo dello yogurt sulla NAFLD si deve alla ricchezza in batteri lattici e calcio. Infatti, i batteri svolgono un’azione antinfiammatoria, antiossidante e regolano l’attività del sistema immunitario,  mentre il calcio contribuisce a stimolare l’ossidazione del grasso in ogni parte del corpo, fegato compreso. A quest’effetto diretto del calcio si aggiunge quello determinato dall’abbinata tra calcio e vitamina D, che, secondo alcuni studi, lavorano in sinergia e sono direttamente coinvolti nella prevenzione del fegato grasso.

Due tipologie

La steatosi epatica non alcolica include due diverse patologie. La prima è la steatosi epatica non alcolica (NAFLD), ossia il “fegato grasso” non collegato ad abuso di alcol: accomuna il 25% degli italiani (con punte del 50% negli obesi) e avanza velocemente, tanto che si stima colpirà il 30% degli italiani entro una decina di anni. Meno diffusa è la seconda patologia, la steatoepatite non alcolica (NASH), che oggi è stimata intorno al 4,4% e che si presume supererà il 6% nel 2030.

 

 

Da sapere!

La steatosi epatica non dà sintomi evidenti ma agisce come un silenzioso killer, aumentando il rischio di cardiovasculopatie e di tumore del fegato.

 

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