Lasciare il lavoro per i figli spesso è un’esigenza

Redazione
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 29/11/2012 Aggiornato il 30/01/2015

Molte donne quando diventano mamme abbandonano l’attività lavorativa. Poche lo fanno per scelta, molte perché non hanno aiuti. Scopriamo perché lasciare il lavoro per i figli è un fenomeno in crescita nel nostro Paese

Lasciare il lavoro per i figli spesso è un’esigenza

Il Rapporto annuale 2010 dell’Istat rivela che nel nostro Paese lasciare il lavoro per i figli è un fenomeno che interessa il 30% delle madri che lo fa per motivi familiari. In più, secondo uno studio dell’Isfol (l’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori), su un campione di donne tra i 25 e i 40 anni, emerge che il motivo principale per cui vi è una bassa partecipazione femminile al mercato del lavoro è proprio la famiglia e in particolare la cura dei figli – secondo quanto dichiara il 41% delle ex lavoratrici -, anche se una fetta delle donne del campione riferisce di aver lasciato il lavoro per cause indipendenti dalla propria volontà: scadenza del contratto, licenziamento o chiusura dell’azienda.

Molte le differenze tra Regioni, al centro-nord fenomeno più raro

Nello specifico, ci sono regioni come Emilia-Romagna, Toscana, Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige dove le donne si “impegnano” a conciliare maternità e lavoro. 
In linea generale, tutti gli studi in materia evidenziano l’esistenza di un legame tra la struttura del welfare e la situazione lavorativa delle donne. In altre parole, la probabilità di riuscire a continuare a lavorare dopo la nascita di uno o più figli è maggiore quando si ha alle spalle una struttura familiare (per esempio, i nonni) che sostiene la maternità o quando si hanno a disposizione servizi per l’infanzia. L’ampliamento dell’offerta di servizi di cura dei bambini, ossia asili nido in prima istanza, risulta dunque una variabile su cui la società dovrà scommettere e investire perché, come ben dimostrato dagli studi di settore, può influenzare in maniera significativa l’occupazione femminile, favorendo o, se assente, ostacolando, la conciliabilità fra maternità e lavoro.

I partner non sono sufficientemente collaborativi

Lasciare il lavoro per i figli è, peraltro, un fenomeno tipicamente italiano. Oltre alla mancanza di strutture adeguate ai bambini e con tariffe accessibili, e di sostegni alle famiglie praticamente assenti, va tenuto in considerazione anche il ruolo del partner nell’aiutare la compagna a crescere i figli e a svolgere le normali mansioni casalinghe e quotidiane. Negli ultimi anni gli uomini hanno mostrato di essere più collaborativi e di aiutare di più le loro compagne rispetto a pochi decenni fa, ma è altrettanto vero che non si tratta di un sostegno sufficiente. I dati parlano chiaro: circa il 76% del lavoro familiare è interamente a carico delle donne. Il contributo degli uomini è migliorato solo per alcuni aspetti della cura della vita dei figli, ma rimane a totale appannaggio delle donne disbrigare le faccende domestiche (cucinare, pulire ecc.). Anche in questo caso, le situazioni più problematiche riguardano soprattutto il sud Italia; al nord, invece, c’è una maggiore collaborazione maschile alla gestione di casa e famiglia.

In breve

Avere un “aiuto” fa la differenza

Dalle statistiche risulta che ci sono molti meno “abbandoni” tra le donne che, dopo avere avuto un figlio, possono contare sulla collaborazione dei nonni (o altri familiari) e tra quelle che vivono in una realtà dove non mancano i servizi per l’infanzia.

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