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L’atonia uterina è una delle principali cause di emorragia dopo il parto e si verifica quando l’utero non riesce a contrarsi in modo adeguato dopo la nascita del bambino.
Normalmente, le contrazioni uterine successive all’espulsione della placenta – note anche come “morsi uterini” – agiscono come una sorta di laccio emostatico naturale. Stringendosi, questi muscoli comprimono i vasi sanguigni aperti nel punto in cui la placenta era attaccata, arrestando il sanguinamento. Quando questo meccanismo non funziona correttamente, si verifica una perdita di sangue abbondante che richiede un intervento medico tempestivo.
Fortunatamente, l’atonia uterina non è un evento del tutto imprevedibile: oggi la medicina dispone di protocolli di prevenzione altamente efficaci applicati di routine in sala parto. La strategia d’elezione è la gestione attiva del terzo stadio del travaglio (GATT), che prevede la somministrazione preventiva di farmaci uterotonici (come l’ossitocina) subito dopo la nascita del bambino, insieme a un massaggio delicato dell’utero.
Questo approccio riduce drasticamente il rischio di emorragia prima ancora che possa manifestarsi.
Sintomi dell’atonia uterina
Il sintomo principale e più evidente dell’atonia uterina è un sanguinamento vaginale insolitamente abbondante subito dopo il parto. Quando l’emorragia è significativa, l’organismo della neomamma lancia segnali d’allarme precisi.
Oltre al sanguinamento, alcuni segnali possono indicare un peggioramento delle condizioni generali della mamma. I sintomi a cui prestare attenzione includono:
- segnali fisici della mamma: forte debolezza, capogiri, pallore improvviso, sudorazione fredda, senso di stordimento e difficoltà a sentirsi vigili e reattive
- parametri vitali alterati: rapido aumento della frequenza cardiaca (tachicardia) e contemporaneo calo della pressione arteriosa
- segni clinici locali: l’utero al tatto si presenta grande, soffice e “rilassato”, anziché piccolo e della consistenza di una sfera rigida (il cosiddetto “globo di sicurezza”).
La quantità di sangue persa viene monitorata costantemente dall’équipe ostetrica per distinguere le normali perdite post-parto (lochiazioni) da un’emorragia vera e propria. Anche se l’atonia può insorgere all’improvviso, la vigilanza del personale sanitario nelle prime ore successive alla nascita permette di intervenire in pochi minuti, garantendo la massima sicurezza per la salute della mamma.
Cause dell’atonia uterina
Per capire perché l’utero a volte non si contrae, dobbiamo immaginare il muscolo uterino come un elastico: se viene teso troppo o troppo a lungo, fatica a tornare alla sua forma originale. Quando questo accade, i vasi sanguigni dove risiedeva la placenta rimangono aperti, dando origine al sanguinamento.
Le cause e i fattori di rischio si possono dividere in tre grandi categorie:
- sforzo ed eccessivo stiramento dell’utero: è la causa più comune. Si verifica in caso di gravidanze gemellari, bimbi con un peso importante alla nascita (macrosomia) o liquido amniotico in eccesso (polidramnios). Anche un travaglio spossante e molto lungo, o al contrario un parto troppo rapido, possono sfinire il muscolo
- fattori strutturali o terapeutici: la presenza di fibromi uterini può ostacolo la corretta contrattilità. Allo stesso modo, l’uso prolungato di farmaci per indurre il parto (come l’ossitocina sintetica a dosi elevate) o di anestetici particolari può temporaneamente “addormentare” il muscolo
- caratteristiche personali: l’età materna superiore ai 35-40 anni, una predisposizione genetica ai difetti di coagulazione o l’aver già vissuto un’atonia in un parto precedente aumentano statisticamente il rischio.
È fondamentale ricordare che l’atonia uterina può verificarsi anche in mamme che non presentano alcuno di questi fattori. Proprio per questo, l’osservazione attenta da parte delle ostetriche nelle prime due ore dopo la nascita non è legata ad un pericolo specifico della singola donna, ma è una prassi standard per proteggere ogni neo mamma.
Come prevenire l’atonia uterina
Poiché l’atonia può manifestarsi anche in assenza di segnali predittivi o di fattori di rischio, la vera prevenzione non è affidata a comportamenti, diete o esercizi terapeutici della futura mamma, ma si gioca interamente sul campo dell’assistenza medica di alta qualità.
Le strategie preventive attuate di routine dall’équipe sanitaria includono tre pilastri fondamentali:
- la profilassi farmacologica immediata: come accennato, subito dopo l’espulsione del feto viene somministrato un farmaco uterotonico (solitamente ossitocina) per stimolare artificialmente la contrazione massiva dell’utero
- il massaggio uterino transaddominale: subito dopo il secondamento (l’espulsione della placenta), l’ostetrica esegue un massaggio manuale delicato ma fermo sull’addome della mamma per stimolare meccanicamente il muscolo a rimanere tonico
- l’allattamento precoce (skin-to-skin): posizionare subito il neonato sul petto della mamma e avviare l’attaccamento precoce al seno stimola la produzione naturale di ossitocina endogena da parte del cervello materno, un potentissimo alleato naturale contro le emorragie.
Nelle due ore successive al parto (il cosiddetto “postpartum immediato“), la neomamma viene monitorata costantemente nella stanza parto. L’équipe controlla a intervalli regolari la consistenza dell’utero, la quantità di lochiazioni e i parametri vitali.
Il compito più importante per la futura mamma resta quindi quello di compilare con cura la propria anamnesi durante le visite in gravidanza e scegliere un punto nascita ben organizzato.
Foto di copertina di RDNE Stock project da Pexels
In breve
È importante che nelle ore successive al parto la neo mamma venga monitorata per individuare tempestivamente una eventuale atonia uterina, che può portare ad una massiccia emorragia: l’intervento deve essere immediato.
Fonti / Bibliografia
- Consolidated guidelines for the prevention, diagnosis and treatment of postpartum haemorrhage
- WHO recommendations: uterotonics for the prevention of postpartum haemorrhageThe primary aim of these recommendations is to improve the quality of care and outcomes for women giving birth, as they relate to PPH and its complications. These recommendations thus provide a foundation for sustainable implementation of routine uterotonic use in the immediate postpartum period globally.
