Come si cura la mastite in allattamento?

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 02/09/2022 Aggiornato il 02/09/2022

Nutrire al seno il proprio bambino è un'esperienza unica e fondamentale. Tuttavia, a volte la comparsa della mastite può indurre molte donne a rinunciare. Ecco i rimedi per questa dolorosa infezione

la mastite è un'infezione che colpisce il seno

Il primo alimento assunto dal neonato è il colostro: detto anche “primo latte”, è in realtà una sostanza più acquosa di colore giallo, ricca soprattutto di proteine, zuccheri e anticorpi. Dopo alcuni giorni dal parto si presenta la montata lattea vera e propria che dà inizio all’allattamento. Nelle prime settimane, tuttavia, la situazione è ancora in fase “di rodaggio”, per cui il seno deve calibrare la produzione di latte per rispondere nel migliore dei modi alle esigenze del neonato. È proprio in questa fase iniziale che possono presentarsi alcune difficoltà dovute al fatto che il piccolo non si attacca nella maniera corretta o non succhia abbastanza. Tutto ciò può portare alla presenza di disturbi che – se non si interviene correttamente – possono avere conseguenze sull’allattamento: l’ingorgo mammario e la mastite. Entrambi possono, però, presentarsi anche a distanza di mesi dal parto e quindi ad allattamento già avviato, pregiudicandolo. Ecco come intervenire.

Come capire se si ha un ingorgo mammario?

Nei primi periodi può essere difficile calibrare la produzione di latte rispetto alla suzione del piccolo. La lattazione si basa, infatti, su un meccanismo di domanda e offerta: in pratica, quanto più il bimbo succhia tanto più latte viene prodotto. Tuttavia, può accadere che il seno non venga svuotato a sufficienza durante la poppata e continui a riempirsi di latte dando origine a un disturbo chiamato appunto ingorgo mammario: la mamma ha dolore e il bimbo fa fatica ad attaccarsi perché l’areola è troppo dura e il flusso di latte è rallentato. La mammella si presenta tesa, gonfia, talvolta lucida, tumefatta e dolorante, a volte arrossata soltanto in un punto che diventa più duro e di colore rosso e si avverte una sensazione di malessere ma senza febbre. I sintomi dell’ingorgo mammario di solito si manifestano pochi giorni dopo il parto ma scompaiono da soli se si continua ad allattare il piccolo al seno: solo così infatti si riesce a svuotare le mammelle bene prima che si riempiano nuovamente di latte.

Come ti accorgi di avere la mastite?

La mastite puerperale è una complicanza piuttosto frequente dell’ingorgo mammario. Si tratta di un’infezione causata da batteri (nella maggior parte dei casi il responsabile è lo stafilococco aureus), spesso penetrati attraverso le ragadi (sottili taglietti sul capezzolo e intorno all’areola) e proliferati proprio dove c’era il ristagno di latte dovuto a un ingorgo mammario o a un dotto galattoforo ostruito. La mastite in genere si manifesta con:

  • febbre alta superiore a 38,5 gradi
  • malessere generale: stanchezza e dolori articolari
  • brividi o vampate di calore
  • sudorazione
  • gonfiore, dolore, striature rosse e calore al seno (di solito è colpita una sola mammella)
  • dolore forte mentre il bambino succhia al seno
  • ascesso mammario che si manifesta con ingrossamento delle linfoghiandole ascellari.

Anche in questo caso però non è necessario – e nemmeno consigliabile – smettere di allattare: la sospensione dell’allattamento, infatti, potrebbe addirittura peggiorare la situazione.

Cosa può provocare la mastite?

Una delle cause principali dell’ingorgo (e, di conseguenza, della mastite) è un allattamento non ben avviato, magari a causa di una posizione scorretta del bambino durante la suzione che non consente un adeguato svuotamento del seno. Esistono però altre cause concomitanti, come per esempio:

  • allattamento a orari fissi: questa modalità, alternativa all’allattamento a richiesta, di fatto allunga i tempi tra una poppata e l’altra e favorisce un accumulo di latte;
  • un reggiseno troppo stretto;
  •  l’utilizzo prevalente di una mammella: per questo è consigliabile cominciare la poppata successiva attaccando il bebè dalla mammella utilizzata per ultima;
  • riduzione del numero delle poppate (magari in occasione dello svezzamento o perché il piccolo si sveglia meno la notte): all’inizio, però, la produzione del latte non cala e il seno, quindi, producendo più di quanto viene consumato, può ingorgarsi.
Come intervenire?

In caso di ingorgo
È fondamentale continuare ad allattare alternando le mammelle: in questo modo si facilita lo svuotamento naturale del seno risolvendo il problema. Si può poi iniziare la poppata dal seno gonfio: nel caso, però, si avvertisse eccessivo dolore, può essere utile effettuare la spremitura manuale o con il tiralatte. Per lenire il dolore e favorire il riflesso ossitocinico (e quindi la discesa del latte) sono utili anche gli impacchi caldo-umidi prima della poppata. Sempre prima della poppata è consigliabile massaggiare delicatamente il seno con movimenti circolari, procedendo a spirale dall’attaccatura verso il capezzolo: il massaggio, infatti, aiuta la fuoriuscita del latte e rilassa. Anche attaccare il bambino variando posizione a ogni poppata favorisce lo svuotamento del seno.
Il consiglio in più
Un rimedio naturale contro l’ingorgo mammario consiste nell’applicazione sul seno di foglie di cavolo verza: vanno prima schiacciate con un mattarello e poi avvolte attorno al seno lasciandole in posa per circa 20 minuti. Il trattamento va ripetuto 2 o 3 volte al giorno.

In caso di mastite
In origine ci possono essere un ingorgo o un dotto galattoforo (canalino attraverso cui scorre il latte) ostruito, oppure un’infezione secondaria dovuta alle ragadi attraverso cui sono penetrati dei germi. Anche per questo disturbo valgono la maggior parte dei rimedi validi per l’ingorgo ossia:

  • poppate frequenti controllando la posizione e la suzione del bebè;
  • impacchi caldo-umidi per alleviare il dolore o freddi per ridurre l’infiammazione (ma lontano dalle poppate).

Se necessario il medico può prescrivere una cura di antibiotici compatibili con l’allattamento, in modo da consentire comunque le poppate al seno. Il medico va invece chiamato subito in caso di mastite bilaterale (che riguarda entrambe le mammelle).

 

 

 
 
 

In sintesi

Come evitare la mastite?

Alcune regole generali possono essere utili non solo per alleviare disturbi come l’ingorgo e la mastite ma, addirittura, per prevenirli. La prima cosa da fare è allattare il bambino sin dalla nascita e a richiesta: la suzione del bambino è, infatti, il sistema migliore per regolare la produzione e la fuoriuscita di latte. All’inizio possono servire almeno 8 poppate al giorno, in modo da evitare intervalli troppo lunghi tra l’una e l’altra. Se possibile, va evitato tutto ciò che possa interferire con l’allattamento, come il ciuccio, il biberon e le tisane. Occorre, poi, controllare la posizione del bambino ed eventualmente correggerla per evitare la formazione di ragadi (il bambino deve afferrare tutta l’areola e non solo il capezzolo). È inoltre consigliabile cambiare spesso posizione. Può anche essere d’aiuto:

  • utilizzare un reggiseno per allattamento della taglia giusta;
  • evitare borse a tracolla che comprimano il seno;
  •  non premere con le dita sul seno durante la poppata: piuttosto tenere le mammelle in modo che il bambino riesca ad attaccarsi correttamente;
  • dormire con l’aiuto di cuscini per evitare compressioni del seno.

 

 

Fonti / Bibliografia

  • ColostroIl colostro è il fluido prodotto dalla ghiandola mammaria nei primissimi giorni dopo il parto. A cosa serve il colostro?
  • Ingorgo mammario - Ospedale Pediatrico Bambino GesùCompattezza del seno, accompagnata da dolore e tensione cutanea. Può presentarsi quando la produzione di latte materno supera il quantitativo di latte assunto dal bambino
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