Perdite post parto: quanto durano e cosa fare

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo Pubblicato il 11/08/2025 Aggiornato il 12/08/2025

Sono secrezioni vaginali, inizialmente di colore rosso vivo, che diventano più chiare e poi scompaiono. Presenti sia nel parto vaginale sia nel cesareo, la loro funzione è eliminare i residui di mucosa uterina evitando infezioni o emorragie.

dolori post parto

Le perdite post parto o lochiazioni sono secrezioni vaginali che si verificano per circa 40 giorni dopo la nascita del bambino. Sono una manifestazione del tutto normale e hanno l’obiettivo di eliminare dall’utero i residui delle strutture che hanno protetto il feto durante la gravidanza.

Richiedono una certa attenzione dal punto di vista delle misure igieniche e, se sono molto abbondanti e accompagnate da altri sintomi, è bene parlarne con il ginecologo.

Quando compaiono e quanto durano

Tali perdite sono abbondanti soprattutto nei primi giorni, compaiono subito dopo la nascita del bambino e si verificano sia in caso di parto vaginale, sia quando viene effettuato un cesareo.

Nel caso del parto naturale, le lochiazioni hanno inizio immediatamente dopo la fase del secondamento, durante la quale avviene l’espulsione della placenta per via vaginale. Se invece è stato eseguito un cesareo, queste perdite iniziano qualche ora dopo.

Sono costituite da decidua (ossia residui di mucosa endometriale), annessi della gravidanza e vasi sanguigni. Per questo motivo, soprattutto nei primi giorni, hanno un colore rosso vivo.

Hanno una durata variabile tra le tre e le sei settimane, in media 40 giorni, durante quel periodo che viene definito puerperio e che termina, per convenzione, circa sei settimane dopo la nascita del bebè.

Come si presentano

Le lochiazioni hanno un aspetto e una consistenza diversi rispetto alle mestruazioni e si modificano con il passare dei giorni.

  • Nei primi cinque-sette giorni si verifica la cosiddetta lochia rubra: dopo il parto le secrezioni hanno un colore rosso vivo, sono piuttosto abbondanti e si presentano in alcuni casi con una consistenza decisamente acquosa; altre donne notano perdite più dense, con presenza di coaguli di sangue. Rispetto alle mestruazioni, possono avere un odore più intenso. 
  • Dalla prima settimana in poi, le secrezioni tendono a ridursi di quantità e assumono una colorazione rosso scuro, tendente al marrone per via dell’ossidazione del ferro contenuto nel sangue. Si parla, in questa fase, di lochia sierosa.
  • In seguito ancora, le lochiazioni diventano di colore giallastro perché il sangue è quasi del tutto eliminato. Negli ultimi giorni le perdite hanno una colorazione biancastra e una consistenza cremosa e vengono definite lochia alba. Infine, scompaiono.

In caso di parto cesareo le lochiazioni possono essere un po’ più scarse rispetto al parto naturale e possono terminare prima.

Lochiazioni e morsi uterini

Spesso le perdite post parto sono accompagnate da dolori al basso ventre, piuttosto intensi, più fastidiosi rispetto ai crampi che si presentano insieme con il flusso mestruale.

Gli esperti, proprio per questa sensazione dolorosa di aspetto crampiforme, li definiscono “morsi uterini”: il dolore va e viene, ora più lieve ora più intenso a causa delle contrazioni dell’utero che espelle il materiale rimasto al suo interno dopo il parto, per recuperare dimensioni più ridotte.

Se si allatta il bambino, i morsi uterini divengono più forti. Infatti l’atto della suzione, attraverso le fibre nervose presenti sull’areola, stimola la produzione di ossitocina. Questo ormone favorisce la produzione del latte e stimola le contrazioni uterine, per eliminare più rapidamente la mucosa uterina residua dal parto. Ecco perché, mentre il bambino succhia dal seno, i dolori sono più intensi e le lochiazioni più abbondanti durante la poppata.

Cosa fare

Le lochiazioni sono una manifestazione del tutto naturale per eliminare del materiale che, se dovesse restare nell’utero, potrebbe causare infezioni. Questo evento va quindi accettato con serenità, anche se può essere leggermente fastidioso.

Qualsiasi disturbo va segnalato al ginecologo e lo specialista va consultato anche per eventuali indicazioni su come gestire l’igiene intima durante il periodo in cui sono presenti queste perdite.

  • Per la prima settimana-dieci giorni, in cui le secrezioni sono abbondanti, è consigliabile utilizzare gli assorbenti specifici per il dopo parto, più lunghi e più spesso rispetto a quelli tradizionali. In questa fase è bene utilizzare le mutande specifiche per il puerperio, aderenti e in grado quindi di tenere ben fermo l’assorbente.
  • Nei giorni successivi, si può passare agli assorbenti per il flusso mestruale, iniziando con quelli più spessi e via via regolando la tipologia in base alla quantità di perdite.
  • È importante cambiare l’assorbente tutte le volte che è necessario, per evitare il contatto delle zone intime con l’umido e contrastare la formazione di cattivi odori.
  • L’igiene intima dovrebbe essere accurata, lavando la zona genitale almeno mattino e sera con un detergente specifico per il dopo parto e tamponando bene con una salvietta morbida e pulita.
  • Se è stata praticata l’episiotomia, è utile lavare una volta al giorno la parte con una lavanda blandamente antisettica, controllando che la ferita si stia rimarginando correttamente e che non siano presenti gonfiore, dolore e arrossamento locale.

Le lochiazioni e il capoparto

Se la donna non allatta, circa un mese-un mese e mezzo dopo compare il capoparto, la prima mestruazione dopo la nascita del bambino.

L’allattamento, con l’atto della suzione, stimola la produzione di ormoni, ossitocina e prolattina, che alterano l’equilibrio di altri ormoni, estrogeni e progesterone, i quali regolano la fertilità femminile con le varie fasi del ciclo mensile.

Nel caso in cui la donna non allatti, l’ossitocina e la prolattina calano, estrogeni e progesterone tornano ai livelli di prima del parto e le fasi del ciclo mensile riprendono poco per volta. Si ha l’ovulazione e, in seguito, la mestruazione e così via. Può quindi succedere che, appena dopo la fine delle lochiazioni, riprendano le mestruazioni con il capoparto.

Quando preoccuparsi

L’andamento delle lochiazioni va monitorato serenamente dalla puerpera, ma alcuni disturbi vanno segnalati al ginecologo. È bene prestare attenzione se:

  • le perdite non accennano a diminuire con il passare dei giorni, o addirittura aumentano di quantità con presenza di coaguli di dimensioni insolite
  • compare un odore sgradevole
  • si avvertono debolezza, malessere, nausea, brividi

Le cause di questi sintomi potrebbero essere dovute a un’infezione che compare quando i residui della mucosa uterina non sono stati espulsi adeguatamente. Oppure potrebbero essere dovuti a un’emorragia, cioè a una perdita di sangue in quantità elevata.

Solitamente l’emorragia post partum si verifica nelle prime ore dopo la nascita del bambino. Può però comparire anche nei giorni successivi e fino a qualche settimana dopo il parto e perdite abbondanti possono esserne il segnale più evidente.

È essenziale parlare con il ginecologo per una visita, per evitare pericolose conseguenze come anemizzazione e brusco calo di pressione arteriosa.

 
 
 

In breve

Le lochiazioni o perdite post partum sono simili a mestruazioni, ma più abbondanti e di maggiore durata. Durano al massimo sei settimane e in questo periodo è importante curare l’igiene intima, avvisando il ginecologo in caso di malessere.

 

 

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Calcola i tuoi giorni fertili

Calcola le settimane di gravidanza

Controlla le curve di crescita per il tuo bambino

Elenco frasi auguri comunione

Elenco frasi auguri compleanno

Elenco frasi auguri cresima

Calcola la data presunta del parto

Le domande della settimana

Mamma e papà con influenza forte: è giusto affidare il neonato alla nonna?

05/01/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Angela Raimo

La scelta di allontanare un figlio appena nato quando si è colpiti da una malattia altamente contagiosa è saggia e si può escludere che induca il bambino a non volere più la mamma una volta guarita.   »

Carenza di vitamina B12 in gravidanza: ci sono rischi per il bambino?

05/01/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

Nelle donne che seguono un'alimentazione vegane è comune la carenza di vitamina B12, quindi l'assunzione di integratori che la contengono diventa indispensabile. Ma se il deficit è lieve e la dieta include anche alimenti di origine animale non ci sono rischi per lo sviluppo del feto.   »

Litigi ingestibili tra fratelli: che fare?

23/12/2025 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Serena Mongelli

Sono gli adulti a dover trovare il modo di mediare i conflitti tra fratelli, anche pretendendo con affettuosa fermezza il rispetto di alcune regole base, prima tra tutte il divieto di offendersi con parolacce e insulti vari.   »

Influenza con variante K: può causare (anche) la cistite?

22/12/2025 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Fabrizio Pregliasco

I sintomi causati dal virus influenzale che sta circolando massicciamente non includono la cistite che, nella stragrande maggioranza dei casi, è dovuta a un batterio.   »

Come faccio a togliere la poppata notturna a un bimbo di un anno?

18/12/2025 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Leo Venturelli

Per indurre il bambino a rinunciare a bere il latte durante la notte può essere una buona strategia sostituirlo gradualmente con l'acqua.  »

Nausea fortissima che si protrae oltre il 1° trimestre: che fare?

18/12/2025 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Floriana Carbone

Se la nausea si protrae oltre il primo trimestre, interferendo pesantemente sulla qualità della vita, diventa opportuno valutare opzioni terapeutiche che abbiano una maggiore efficacia rispetto ai tradizionali rimedi naturali.   »

Salmone scaduto: dopo quanto possono comparire i sintomi di un’intossicazione?

17/12/2025 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Fabrizio Pregliasco

Il lasso di tempo che intercorre tra l'assunzione di un cibo contaminato e l'eventuale comparsa di sintomi da intossicazione dipende dal tipo di agente infettivo coinvolto.   »

Camera gestazionale più piccola dell’atteso: proseguirà la gravidanza?

15/12/2025 Gli Specialisti Rispondono di Professor Augusto Enrico Semprini

Bisogna sempre attendere l'8^ settimana prima di pronunciarsi rispetto al destino di una gravidanza e anche qui con un margine di errore dell'1% sull'esito favorevole dello sviluppo embrio-fetale. L'aspetto importante è che questo processo di selezione sia rispettato e compreso dalla donna.   »

Gravidanza e poca tolleranza nei confronti dell’integrazione di magnesio

15/12/2025 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

La scarsa tolleranza al magnesio potrebbe essere dovuta al fatto che non è ciò di cui si è carenti perché l'organismo, se ha bisogno di qualcosa, di solito ne fa tesoro.  »

Tampone vaginale: può essere pericoloso in gravidanza?

15/12/2025 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

Nel caso in cui ci sia il sospetto di una vaginite, anche inn gravidanza è opportuno effettuare il tampone vaginale che da un lato non espone a rischi dall'altro permette di individuare l'origine dei sintomi.   »

Fai la tua domanda agli specialisti