Puerperio: quanto dura la crisi post partum?

Silvia Finazzi A cura di Silvia Finazzi Pubblicato il 18/02/2022 Aggiornato il 18/02/2022

La crisi post partum è periodo molto intenso e delicato. La donna, infatti, non deve affrontare solo una situazione completamente nuova, ma anche una serie di problematiche e di “passaggi” necessari al suo organismo per tornare alla normalità e alle condizioni presenti prima della gravidanza

Puerperio: quanto dura la crisi post partum?

Il puerperio è il periodo che segue il parto e che serve all’organismo femminile per tornare gradualmente alla normalità. Comincia quando la donna espelle la placenta e dura fino a quando l’apparato genitale femminile torna alle condizioni anatomiche e funzionali di prima della gravidanza: mediamente la crisi post partum dura all’incirca quaranta giorni, ma i tempi sono variabili da donna a donna.  Questa fase è molto particolare e delicata, sotto tutti i punti di vista. Infatti, la neomamma deve affrontare grandi cambiamenti psicologici, pratici e anche fisici.

Durante il puerperio possono comparire tutta una serie di disturbi, in genere passeggeri. Vediamo quelli più comuni.

Quanto dura la stanchezza dopo il parto?

È normale che nelle settimane dopo la nascita del piccolo, la donna si senta molto stanca. Il parto, infatti, è un evento faticoso, che comporta anche la dispersione di numerosi liquidi e, di conseguenza, anche di vitamine e sali minerali, sostanze necessarie all’organismo per funzionare correttamente. Fra l’altro, la neomamma arriva da un periodo, la gravidanza, in cui ha ceduto buona parte dei principi nutritivi al bebè, indebolendosi. Ovviamente i ritmi del bambino, il poco sonno e l’eventuale allattamento (è un’attività impegnativa) non fanno che accentuare la stanchezza.

Come migliorare la situazione: per attenuare la sensazione di stanchezza è importante controllare la propria alimentazione: l’ideale è mangiare in modo equilibrato, senza rinunciare a nulla, a maggior ragione se si allatta al seno. In questo modo si è sicure di assicurarsi tutte le sostanze di cui ha bisogno, come carboidrati, proteine e vitamine.

* Meglio rimandare eventuali diete ipocaloriche. Attenzione, però, a non sovralimentarsi.

* Riposarsi il più possibile, approfittando di quando il bebè dorme per dormire a propria volta e chiedere aiuto al partner e ai parenti per la cura della casa e del piccolo.  

Quanto durano i lochi dopo parto?
 

Durante il puerperio, la donna è soggetta a perdite vaginali di consistenza semi-solida: si tratta delle lochiazioni o lochi. Nei primi giorni sono di colore rosso perché sono formate da sangue misto a endometrio (il rivestimento interno dell’utero che durante la gravidanza si ispessisce), mentre con il passare dei giorni diventano di colore più chiaro perché diminuisce il sangue in esse contenuto.

Come migliorare la situazione: in genere, non serve fare nulla perché i lochi passano spontaneamente. È importante, però, curare in modo scrupoloso l’igiene intima, cambiando gli assorbenti esterni ogni quattro- sei ore. Nel caso in cui le perdite siano maleodoranti o non diminuiscano progressivamente, si consiglia di rivolgersi al proprio ginecologo per accertamenti. Potrebbe, infatti, essere subentrata un’endometrite, ossia un’infezione all’endometrio o la placenta potrebbe non essere stata espulsa correttamente durante il secondamento (l’ultima fase del parto, che consiste nell’espulsione della placenta e degli annessi fetali).

Come si risolvono i problemi di incontinenza?

Un altro disturbo tipico del puerperio è l’incontinenza, ossia la fuoriuscita involontaria di pipì. La ragione è semplice: durante il parto, il passaggio del bebè nel canale del parto ha forzato l’insieme dei muscoli e dei tessuti che sostengono l’apparato riproduttore e urinario della donna: il pavimento pelvico (il fascio di muscoli che si estende da un capo all’altro del bacino) e il perineo (la zona che va dalla vagina all’ano), che erano già stati messi a dura prova dalla pressione esercitata dal pancione nel corso dei nove mesi. Le perdite possono essere scatenate anche da eventi banali, come un colpo di tosse.

Come migliorare la situazione: nella maggior parte dei casi, l’incontinenza è transitoria e tempo qualche settimana e la situazione torna alla normalità. Tuttavia, per aiutare i muscoli a riacquistare tono può essere utile eseguire alcuni semplici esercizi di ginnastica. Vediamo un paio di esempi.

* Contrarre forte e velocemente i muscoli pelvici (come a voler trattenere la pipì), mantenere la contrazione e rilassarsi. Ripetere più volte nell’arco della giornata.

* Saltuariamente (non più di una volta alla settimana), durante la minzione cercare di interrompere completamente il flusso di urina.

* Se l’incontinenza persiste, è utile contattare il ginecologo per programmare interventi più mirati.

Come si fa a far rientrare le emorroidi?

Durante il puerperio, ma anche in gravidanza, molte donne soffrono di un disturbo particolarmente imbarazzante: le varici emorroidali, ossia estroflessioni a livello della mucosa anale. In alcuni casi si tratta di vere e proprie emorroidi, in genere transitorie. In entrambi i casi, possono comparire dolore e fastidio. Queste problematiche sono favorite da due fattori tipici della gestazione e del parto:
*  la pressione dell’utero sulle vene del bacino durante i nove mesi di attesa;

*  le spinte della donna durante la fase espulsiva e le sollecitazioni esercitate dalla testa del bambino al momento della nascita.

Come migliorare la situazione: anche in questo caso, spesso la situazione è transitoria. Nell’attesa che migliori, è consigliabile applicare in loco la borsa del ghiaccio: il freddo, infatti, allevia il dolore e riduce la congestione dei vasi sanguigni. Attenzione però a non esagerare: fare più applicazioni al giorno, ma di breve durata (una decina di minuti). Può essere utile anche fare dei risciacqui con acqua tiepida e amido da bagno, che ha un’azione emolliente, rinfrescante e astringente, e applicare creme specifiche consigliate dal ginecologo (per esempio, ad azione decongestionante). Nei casi più seri, il medico potrebbe suggerire trattamenti specifici.

Come calmare le contrazioni uterine?

Le contrazioni non compaiono solo durante il travaglio e il parto. In alcuni casi, si manifestano anche dopo. Si tratta dell’involuzione uterina, ossia delle contrazioni necessarie all’utero per cominciare a contrarsi e a ridursi e tornare così alle dimensioni normali. In alcuni casi, esse sono particolarmente forti e dolorose, soprattutto nel corso dall’allattamento: la stimolazione del capezzolo promossa dalla suzione del piccolo, infatti, favorisce la produzione di ossitocina, un ormone in grado proprio di causare contrazioni uterine. Il dolore scompare spontaneamente quando l’utero ritorna alle dimensioni originarie. La mamma deve solo stare tranquilla e portare pazienza. In genere, il processo richiede circa sei settimane.

Cosa fare per i capelli che cadono?

Durante la gravidanza, in genere la chioma di una donna è più bella e luminosa. Merito dell’aumento degli estrogeni, ormoni che contribuiscono a mantenere in salute i capelli, rafforzandoli, evitando l’imbiancamento e regolando la produzione di sebo, e dell’incremento della prostaciclina, una sostanza prodotta dalla placenta che dilata i vasi sanguigni e favorisce così una maggiore irrorazione dei tessuti, stimolando la crescita di capelli, unghie e peli. Dopo il parto, invece, può verificarsi una caduta di capelli accentuata. Colpa della diminuzione di queste sostanze.

Come migliorare la situazione: questo disturbo, per quanto spiacevole, è normale ed è destinato a risolversi spontaneamente nel giro di qualche settimana. È bene, comunque, seguire una dieta sana, equilibrata e varia ed eventualmente ricorrere a integratori e prodotti specifici, per esempio a base di acido pantotenico e di olio di borragine, che ricostituiscono la cheratina, componente fondamentale del fusto del capello.

Come superare il baby-blues?

Si calcola che il 70-80% delle neomamme soffra di baby blues, ossia una forma comune e poco seria di depressione che in genere si manifesta dai tre ai sette giorni dopo il parto. Si tratta di uno stato di malinconia che può manifestarsi con crisi di pianto e momenti di tristezza.  Anche in questo caso, gioca un ruolo importante il brusco sbalzo ormonale (i livelli di estrogeni, progesterone e cortisolo calano improvvisamente) che subentra dopo la nascita del bebè e che lascia la mamma in uno stato di prostrazione simile a quello che molte donne provano nei giorni precedenti la comparsa del flusso mestruale. Stanchezza e sonno scarso peggiorano le cose.

Come migliorare la situazione: non bisogna avere fretta. Il baby blues tende a scomparire spontaneamente quando i livelli ormonali si stabilizzano (è necessario qualche giorno). Nel frattempo, per diminuire il malessere è bene adottare qualche strategia utile:

* parlare di come ci si sente e delle proprie difficoltà con il proprio compagno e con persone care;

* non pretendere di fare tutto da sole e lasciarsi aiutare;

* accettare di non avere la casa perfetta e/o di non riuscire a preparare grandi pasti;

* cercare di riposare, approfittando dei momenti in cui il piccolo dorme;

* trovare spesso un po’ di tempo per sé, anche solo per fare piccole attività piacevoli, come uscire per una passeggiata, fare un bagno, leggere un libro;

* coinvolgere il partner nella cura del bambino, sia per farsi aiutare sia per non escluderlo;

* chi ne sente la necessità non dovrebbe avere timore di farsi aiutare.

Quanto dura il gonfiore post parto?

È normale che anche dopo il parto ci si senta molto gonfie e appesantite. La colpa non è solo dei chili di troppo, ma anche dei liquidi trattenuti nel corso dei nove mesi a causa dell’azione degli ormoni. L’allattamento al seno non aiuta: infatti, stimola l’azione della prolattina, una sostanza che contribuisce a mantenere la ritenzione idrica.

Come migliorare la situazione: è importante avere aspettative realistiche e non pretendere di recuperare subito la forma del passato. Darsi tempo: durante il puerperio (a maggior ragione se si allatta) è preferibile non mettersi a dieta per non indebolirsi troppo, ma limitarsi a eliminare gli alimenti poco sani e ipercalorici, quali dolciumi, intingoli, fritture. Per accelerare la perdita di peso può essere consigliabile fare qualche esercizio di ginnastica dolce, senza però esagerare e aspettando comunque qualche settimana e il via libera del ginecologo.

 

 

 

 

 

 
 
 

In sintesi

Cosa succede durante il puerperio?

In questa fare che dura circa 6 settimane dal parto l’organismo della donna a poco a poco riprende le normali funzionalità che aveva prima della gravidanza. Questo processo si accompagna a una serie di disturbi, che sono appunto passeggeri, ma che è comunque possibile allieviare con gli opportuni accorgimenti.

Perché c’è un’eccessiva perdita di liquidi?

Sono diverse le neomamme che presentano una copiosa sudorazione e avvertono spesso il bisogno di urinare. Questo accade perché l’organismo deve espellere i liquidi in eccesso accumulati durante la gestazione a causa della ritenzione idrica e del gonfiore promossi dal nuovo equilibrio ormonale.  Il problema si risolve spontaneamente nel giro di una settimana. Nell’attesa, per ridurre il disagio, è utile che la donna si lavi spesso e utilizzi un buon deodorante.

A cosa sono dovuti gli occhi rossi?

Dopo il parto, non è raro che la donna abbia gli occhi rossi. Per quale ragione? Perché i capillari della zona sono molto fragili, di conseguenza, a causa degli sforzi compiuti durante il parto possono rompersi e dare origine così a chiazze rossastre sulla sclera (la parte bianca degli occhi). Il disturbo scompare da sé in modo graduale, nell’arco di un mese circa. Se si avvertono fastidi come secchezza e bruciore può essere d’aiuto ricorrere a colliri e lacrime artificiali.

 

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