Papà depresso: figli a rischio

Laura de Laurentiis A cura di Laura de Laurentiis Pubblicato il 24/01/2018 Aggiornato il 10/08/2018

Se il papà è depresso i figli possono risentirne in modo negativo proprio come nel caso di depressione materna

Papà depresso: figli a rischio

Il più vasto studio condotto fino a ora sulle ripercussioni che la depressione paterna può avere sui figli ha permesso di osservare che il rischio di sviluppare un disturbo dell’umore durante l’adolescenza aumenta non solo per i ragazzi che hanno la madre colpita dal problema, ma anche per chi ha il papà depresso. In precedenza si pensava invece che il pericolo fosse significativo soprattutto in caso di depressione materna.

Le ricadute in famiglia

La ricerca, pubblicata dall’autorevole rivista scientifica Lancet Psychiatry, ha coinvolto studiosi dello University College di Londra, della Northwestern University di Chicago e dello University College di Dublino: è stata presa in esame la presenza di depressione nelle famiglie irlandesi e in quelle del Regno Unito. Gli studiosi hanno valutato in che misura un papà depresso potesse influenzare la comparsa del problema nei figli adolescenti: è emerso che il rischio cui i ragazzi sono esposti è pari a quello legato all’eventualità che a essere depressa sia la mamma. È probabile, dunque, che giochi un ruolo di rilievo nell’indurre la comparsa del più importante tra i disturbi dell’umore il clima pesante che si viene a creare tra le mura domestiche quando un componente della famiglia è interessato dalla depressione.

Una convivenza difficile

La convivenza con una persona depressa può essere davvero difficile, destabilizzante e a volte intollerabile, soprattutto per la sensazione di impotenza con cui ci si trova costantemente alle prese. Per essere d’aiuto al proprio caro e, allo stesso tempo, affrontare meglio il problema è importante acquisire la piena consapevolezza che si tratta di una malattia vera e propria che richiede cure specifiche e non ha nulla a che vedere con la volontà. Bisogna, quindi, vincere la tentazione di invitare la persona depressa a reagire, a “tirarsi su” (contando sulle sue sole forze) perché equivale a chiedere a qualcuno che non può camminare di alzarsi e fare una corsa. Non serve a nulla e, in più, può aumentare il senso di avvilimento e di angoscia dell’ammalato, peggiorando la situazione.  

 

 

 

 
 
 

Lo sapevi che?

Secondo dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, nel mondo sono 322 milioni le persone che soffrono di depressione (il 4,4% della popolazione mondiale). In dieci anni, dal 2005 al 2015, c’è stato un incremento dei casi del 18,5%.

 

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Calcola i tuoi giorni fertili

Calcola le settimane di gravidanza

Controlla le curve di crescita per il tuo bambino

Elenco frasi auguri comunione

Elenco frasi auguri compleanno

Elenco frasi auguri cresima

Calcola la data presunta del parto

Gli Specialisti rispondono
Le domande della settimana

Pap test in gravidanza: conviene farlo?

28/11/2022 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

Posto che è il ginecologo curante a dover decidere l'intervallo di tempo tra un pap test e l'altro, in base al risultato ottenuto l'ultima volta che è stato effettuato, in generale non occorre farlo in gravidanza, se sono passati meno di tre anni dall'ultimo.   »

Tampone positivo allo streptococco durante la gravidanza

23/11/2022 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

Ci sono delle indicazioni da seguire quando si risulta positive allo streptococco in prossimità del parto, prima tra tutte recarsi con urgenza in Pronto soccorso fin dalla prima comparsa delle contrazioni.   »

Tosse dei bambini: l’antibiotico serve o no?

14/11/2022 Gli Specialisti Rispondono di Professor Giorgio Longo

La tosse secca, anche se più disturbante, non deve preoccupare e non richiede inevitabilmente l'antibiotico, che invece va somministrato quando la tosse è “grassa”, con tanto catarro, e si protrae per oltre quattro settimane senza alcun accenno di miglioramento.  »

Fai la tua domanda agli specialisti