Più intelligenti con il cioccolato?

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 12/04/2016 Aggiornato il 12/04/2016

Una ricerca australiana affermerebbe che mangiare cioccolato renderebbe più intelligenti, qualunque tipo essa sia: fondente o al latte. Ecco perché

Più intelligenti con il cioccolato?

Un recente studio renderà felice tutti gli amatori del cioccolato! Infatti, secondo studio della University of South Australia pubblicato sulla rivista Appetite, il cioccolato fondente, ma anche quello al latte, potenzierebbe le funzioni cognitive se presente nella dieta regolarmente, ossia almeno una volta alla settimana.

Flavonoidi preziosi per il cervello

Sarebbero i flavonoidi, sostanze antiossidanti già molto apprezzate per i dimostrati effetti benefici cardiovascolari, a mantenere il cervello giovane e reattivo e a rallentare il declino cognitivo legato all’età. Lo studio aveva previsto l’analisi dei consumi di cioccolato di 968 persone nell’arco di 30 anni. Al campione erano stati somministrati periodicamente dei questionari alimentari. Inoltre il campione era stato sottoposto ad alcuni specifici test cognitivi per misurare le performance in vari ambiti: memoria visiva, di lavoro, verbale.

Basta una volta alla settimana

Questo studio dimostrerebbe come un consumo costante, almeno una volta alla settimana, sarebbe associato a migliorare le funzioni cognitive in tutti i campi, in particolare la memoria spazio-visuale, organizzativa e il ragionamento astratto. E la cosa interessante è che questo effetto benefico si otterrebbe consumando qualunque tipo di cioccolata. E poiché questo risultato si verificherebbe sia con il cioccolato fondente sia con quello al latte, i ricercatori sarebbero portati a pensare che non dipenderebbe solo dal contenuto di flavonoidi, che varia di molto a seconda del tipo di cioccolato. È, infatti, molto apprezzabile soprattutto nel cioccolato fondente.

 

 

 

 
 
 

In breve

COME AGISCONO I FLAVONOIDI

L’azione benefica salva-cuore dei flavonoidi deriverebbe dalla capacità di contrastare la formazione delle “placche” nelle arterie svolgendo, di conseguenza, un ruolo di protezione contro gli infarti.

 

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